Chi è Rebecca Passler, l’azzurra di biathlon riammessa ai Giochi di Milano-Cortina 2026

Lieto fine per Rebecca Passler, fiore all'occhiello del biathlon italiano, riammessa ai Giochi invernali di Milano-Cortina dopo un'accusa di doping

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Nicoletta Fersini

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Un sogno che torna realtà per Rebecca Passler. La giovane stella del biathlon italiano è stata riammessa ai Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, dopo un’accusa di doping e l’allontanamento da ogni gara. Sono stati giorni di silenzio, lacrime ma quell’attesa che sembrava infinita, finalmente si è interrotta. La biatleta è stata riammessa ai Giochi ed è pronta a dare il meglio di sé.

Un’atleta cresciuta a “pane e neve”

Classe 2001 e nata a Brunico, in provincia di Bolzano, Rebecca Passler è cresciuta in una valle dove il biathlon è una sorta di religione laica, portando addosso il peso di un cognome importante: è la nipote del leggendario Johann Passler, bronzo olimpico che ha scritto pagine epiche di questo particolare sport invernale.

Una “nipote d’arte”, he ha saputo farsi strada con grande personalità, oltre che talento e impegno. Trasformare la pressione di un’eredità tanto pesante in una spinta verso l’eccellenza, non è così scontato.

Nonostante l’età, il suo palmarès brilla già di otto medaglie conquistate a livello giovanile, tra cui uno splendido oro mondiale in staffetta. La Passler rappresenta quella nuova generazione di atlete italiane, come le colleghe Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer, capaci di unire la precisione glaciale del poligono alla grazia innata sugli sci.

IPA
Rebecca Passler, campionessa di biathlon

Non solo biathlon, la passione per il beauty

Nella vita di Rebecca Passler non c’è spazio solo per la neve e il suo sport d’elezione. L’atleta ha una grande passione per il mondo della bellezza, è un’estetista diplomata e non ha mai nascosto quanto ami prendersi cura di sé tra un allenamento e l’altro. “Mi piace vedere i miei amici, andare in vacanza e sperimentare con il trucco”, ha raccontato, svelando che adora fare i massaggi e occuparsi di nail art.

Una guerriera sulla neve che resta la ragazza della porta accanto. Una parte di sé che porta anche in pista: la sua carabina è personalizzata con tocchi di viola e fucsia, i suoi colori preferiti, perché considera il bianco “troppo noioso”. Dedicarsi a uno sport non vuol dire privarsi della propria femminilità, ma anzi è un modo per esprimerla in modo più vigoroso.

L’incubo del doping e la riammissione a Milano-Cortina 2026

C’è stato un momento oscuro nella carriera della biatleta. Tutto è iniziato a febbraio 2026, quando è risultata positiva al Letrozolo in un test antidoping: per un’atleta come lei, che ha sempre sottolineato l’importanza della lealtà, è stato devastante. Il Letrozolo è un farmaco utilizzato per la cura del tumore al seno, vietato nello sport perché può agire come “mascherante”. Lo stesso farmaco utilizzato dalla madre dell’atleta, Herlinde Kargruber, affetta da carcinoma mammario: Rebecca avrebbe ingerito involontariamente la sostanza, condividendo il cibo in famiglia e da quel momento Rebecca Passler si è ritrovata improvvisamente esclusa da quel villaggio olimpico che tanto sognava.

Non ha mai smesso di difendersi, sostenendo di esser risultata positiva solo per contaminazione involontaria e, alla fine, ha avuto ragione. La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia ha riconosciuto la sua buona fede, riammettendola ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 la mattina del 13 febbraio, in tempo per partecipare alle gare.

Sono stati giorni molto difficili. Ho sempre creduto nella mia buona fede. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Federazione Italiana Sport Invernali, ai miei familiari e amici. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al 100% sul biathlon”, queste le sue parole.

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