Erano passate da poco le undici di domenica sera, in Italia, quando a Città del Messico la Mercedes numero 12 ha tagliato il traguardo e il ragazzo nell’abitacolo ha cominciato a colpire il volante con le mani, incredulo. Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1. Al Gran Premio del Messico gli sarebbe bastato un nono posto ma lui è salito sul podio accanto a Max Verstappen e Lewis Hamilton, dopo un sorpasso su Charles Leclerc al 48° giro che ha fatto balzare dal divano mezza Italia. Con quattro gare ancora da correre.
I numeri sanno di leggenda. A 20 anni e 68 giorni, il pilota bolognese diventa il più giovane campione del mondo di sempre, cancellando il primato di Sebastian Vettel, e riporta il titolo in Italia 73 anni dopo Alberto Ascari. Tra qualche anno, ripensando a questa domenica, molti ricorderanno soprattutto un’immagine.
Kimi Antonelli campione del mondo: le lacrime in Messico e l’abbraccio con la famiglia
Sceso dalla monoposto, dopo aver stretto Toto Wolff, Kimi ha cercato con gli occhi tre persone: mamma Veronica Pomaro, papà Marco Antonelli e la sorellina Maggie. La sua “crew”, come l’ha chiamata lui. Si sono chiusi in un groviglio di braccia e singhiozzi, mentre attorno esplodeva la festa. Più tardi Kimi ha confessato che nell’ultimo giro piangeva al punto da vedere a fatica l’asfalto. Ai microfoni ha detto tutto in una frase: “Non starei qui senza la Mercedes e la mia famiglia”.
Papà Marco fino a venerdì era al Mugello con la sua squadra, poi è volato in Messico con moglie e figlia. Ha parlato di una notte impossibile da dimenticare e sui social ha scherzato: per casa Antonelli i regali di Natale sono arrivati con quasi due mesi d’anticipo.
Chi sono i genitori di Kimi Antonelli: i sacrifici dietro il più giovane campione della F1
Andrea Kimi Antonelli nasce a Bologna il 25 agosto 2006, in una casa dove i motori sono di famiglia. Marco, ex pilota, guida la AKM Motorsport. Veronica lavora nell’ambiente delle corse da quasi trent’anni e segue la logistica del team; per anni è stata lei ad accompagnare “Andy”, come lo chiama ancora oggi, su tutte le piste d’Europa.
Il primo volante Kimi lo ha stretto a cinque anni, seduto sulle ginocchia del padre. Poi sono arrivati i weekend in viaggio, i libri di scuola nella borsa, i compiti tra una sessione e l’altra. Una frattura alla tibia e al piede sinistro rimediata in kart in Portogallo, con mesi di stop e di paura. E il debutto del 2025 sul sedile lasciato da Hamilton, tra critiche e weekend storti. Proprio lì, racconta papà Marco, è nato il campione, nel modo in cui il figlio ha saputo rialzarsi.
A marzo, appena atterrato dopo la prima vittoria in Cina, Kimi chiese alla mamma un piatto di tagliatelle. In casa c’era solo gramigna al ragù. Lui l’abbracciò: per quella sera, rispose, la gramigna era perfetta.
Domenica notte a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, la gente si è riversata in piazza con bandiere e clacson. Chissà quanti avevano negli occhi lo stesso fotogramma: un ragazzo di vent’anni stretto ai suoi genitori. È l’immagine che ripaga ogni chilometro macinato, ogni sveglia all’alba, ogni notte passata in ansia accanto a un telefono.