Charlène Guignard e Marco Fabbri alle Olimpiadi invernali 2026, una favola d’amore sul ghiaccio

Una storia da film, dall'incontro grazie al web all'amore nato sul ghiaccio: sono già la coppia simbolo di Milano-Cortina 2026

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Luca Incoronato

Giornalista

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Alcune storie sembrano davvero scritte dal destino e quella di Charlène Guignard e Marco Fabbri rientra proprio in questa categoria. Lui è lombardo e lei bretone, uniti dal ghiaccio e poi dalla vita. Oggi sono una delle coppie simbolo del pattinaggio artistico italiano. La loro sintonia va ben oltre quella di due partner sportivi e questo alone di romanticismo ha reso i loro nomi ancora più celebri.

Il primo incontro

Marco e Charlène si sono incontrati per la prima volta nel 2010. Il web li ha fatti incontrare, avendo entrambi pubblicato il proprio profilo su un sito dedicato ai pattinatori in cerca di una nuova occasione.

Non potevano sapere che quei click online li avrebbero spinti a trovare il grande amore della vita. Una coincidenza quasi da romanzo. A lei infatti giunge soltanto la proposta di lui e lo stesso accade per Marco.

Prima d’allora, si erano incrociati appena una volta, ai Mondiali juniores di Sofia. Al tempo erano avversari. Poi una prova a Milano, una in Francia ed ecco che scocca la scintilla. Da lì la nascita di una coppia che non si sarebbe più separata.

Cittadinanza italiana e prime Olimpiadi

I due si sono ritrovati ovviamente a confrontarsi con un ostacolo: la differente nazionalità. Il regolamento consente coppie miste, tranne che alle Olimpiadi. Hanno così dovuto prendere una decisione e nel 2013 è giunta la svolta: cittadinanza italiana concessa per speciali meriti sportivi a Charlène Guignard.

L’anno dopo, la prima Olimpiade a Sochi 2014. Da quel momento, di fatto, si è assistito a una lenta ma costante scalata alle gerarchie mondiali. Per quanto in Italia fossero considerati gli “eterni secondi”, alle spalle di Anna Cappellini e Luca Lanotte.

IPA
Charlène Guignard e Marco Fabbri

Hanno avuto modo di crescere insieme anche grazie a un ambiente che ha fortemente creduto in loro. Ne hanno parlato più volte, sottolineando quanto l’ingresso nelle Fiamme Azzurre sia stato determinante: “La Polizia Penitenziaria ha creduto in noi quando altri non lo facevano”.

Un ambiente sereno, attento e capace di tutelare davvero gli atleti. Un supporto ampiamente ripagato con risultati concreti:

Una vita in valigia

Una quotidianità fatta di sacrifici, che rende di certo complesso prendersi cura della propria vita privata al di fuori del mondo sportivo. Sotto questo aspetto, Marco e Charlène sono di certo fortunati.

Il lavoro costante, infatti, non li tiene distanti l’uno dall’altra, anzi. Tanti i sacrifici, con costante attenzione a preparazione fisica, tecnica, coreografie e musiche. Il tempo libero è ben poco ma quello investito nella loro passione è vissuto in coppia.

La loro è una vita fatta di spostamenti costanti, vivendo all’estero di fatto da settembre a marzo. Nessuna lamentela, felici del fatto di fare ciò che amano a questi livelli e d’aver trovato l’amore grazie a tutto ciò.

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