Cate Blanchett non ha bisogno di eccessi, né di effetti speciali. Le basta un dettaglio trasparente, una silhouette costruita al millimetro, uno sguardo appena accennato per trasformare un’apparizione pubblica in qualcosa che resta impresso. E alla celebrazione della BFI Fellowship dedicata a Guillermo del Toro, a Londra, l’attrice australiana ha regalato una delle sue prove di stile più magnetiche degli ultimi mesi.
Cate Blanchett in Maison Margiela: il gotico diventa sofisticato
Il look scelto da Cate Blanchett per la serata del BFI ruota attorno a un equilibrio difficilissimo da ottenere: quello tra trasparenza e struttura. Maison Margiela lo costruisce attraverso sovrapposizioni sottilissime, dettagli couture provenienti dalla collezione ready-to-wear Autunno/Inverno 2026 e un lavoro sartoriale che richiama quasi un guardaroba d’epoca rivisitato in chiave contemporanea.
Da lontano sembra un completo nero estremamente essenziale. Da vicino, invece, il look si apre in una quantità impressionante di lavorazioni. Il corpino trasparente lascia intravedere la pelle con delicatezza, attraversato da sottili righe verticali e rifinito da una fila di piccoli bottoni centrali che accompagna tutta la costruzione dell’abito. Intorno, inserti di pizzo nero, ruches leggere e volant morbidi spezzano la rigidità sartoriale della silhouette.
La parte superiore ricorda quasi una giacca maschile destrutturata, con richiami tailoring molto marcati: rever appena accennati, taglio affilato sul busto, spalle leggere ma presenti. Poi però tutto cambia grazie ai tessuti impalpabili che scivolano lungo le maniche e nella parte inferiore del look, dove il nero si fa trasparente, liquido, quasi etereo.
È un outfit che gioca continuamente sul contrasto. Maschile e femminile. Rigoroso e romantico. Austero e sensualissimo.
E in questo Maison Margiela continua a dimostrare quanto il lavoro di Glenn Martens stia riportando il brand verso una dimensione sperimentale ma incredibilmente desiderabile. La collezione, da cui arriva il look di Cate, era già stata notata per la sua capacità di mescolare tailoring rétro e ricerca tecnica sui materiali. Vederla addosso all’attrice, però, cambia tutto. Perché Blanchett riesce sempre a trasformare un abito in narrazione.
Il look di Cate Blanchett sembra un omaggio silenzioso a Guillermo del Toro
C’è un dettaglio interessante in tutta questa apparizione: il mood quasi dark dell’outfit non sembra casuale. La serata era dedicata a Guillermo del Toro, regista con cui la Blanchett ha collaborato sia in Nightmare Alley sia in Pinocchio, e l’estetica scelta dall’attrice sembrava dialogare perfettamente con l’universo visivo del cineasta messicano.
Quel nero profondo, le trasparenze spettrali, il romanticismo gotico dei volant e del pizzo evocano immediatamente quell’immaginario sospeso tra eleganza e inquietudine che del Toro porta spesso nei suoi film. Nulla di letterale, ovviamente. Cate Blanchett non è il tipo da costume a tema. Ma il richiamo c’è, sottile e intelligentissimo.
Ed è anche questo che rende i suoi look così interessanti da osservare: raramente sono semplici esercizi fashion. C’è quasi sempre un dialogo con il contesto, con il cinema, con il personaggio o con l’evento.
Alla celebrazione della BFI Fellowship, Blanchett non era soltanto una star presente in platea. Era una collega, una collaboratrice, una donna che conosce profondamente il linguaggio artistico di Guillermo. E il suo outfit sembrava inserirsi perfettamente in quell’atmosfera cinematografica fatta di ombre, suggestioni e dettagli da osservare lentamente.