Anna Rossi-Doria è stata una delle più importanti e influenti storiche, intellettuali e saggiste italiane del secondo dopoguerra, considerata a tutti gli effetti una pioniera e una maestra della storia delle donne e del femminismo in Italia.
Anna Rossi-Doria, l’impegno storiografico e accademico
Nata in una famiglia dalle radici profondamente legate all’antifascismo (era figlia dell’economista e agronomo Manlio Rossi-Doria), si laureò in lettere all’Università di Roma nei primi anni ’60 con una tesi sul ministro di Rudinì. Dopo aver iniziato la sua carriera insegnando nelle scuole secondarie, Anna Rossi-Doria riprese e sviluppò la ricerca storica concentrandosi inizialmente sulle lotte sociali: fu tra le protagoniste del Centro culturale Virginia Woolf di Roma dove insegnò nei corsi per le 150 ore.
Dal 1981 passò all’insegnamento universitario: tenne i primi corsi in Italia su Storia delle donne alle università di Bologna, di Modena, di Napoli e della Calabria. Ma non solo: ideò e condusse anche il Master in studi di genere e politiche di pari opportunità.
La sua produzione e i suoi interessi di studio si possono dividere in tre grandi filoni. Il primo è sicuramente il movimento contadino nel Mezzogiorno: i suoi primi passi nella ricerca negli anni ’70 si focalizzarono sulla storia sociale ed economica dell’Italia meridionale del secondo dopoguerra. Il suo testo di riferimento su questo tema è Il ministro e i contadini: decreti Gullo e lotte nel Mezzogiorno, 1944-1949 (pubblicato nel 1983).
Il suo percorso la portò poi a interessarsi alla storia delle donne, suffragismo e femminismo. Rossi-Doria infatti è stata una figura chiave del femminismo italiano sia come militante che come accademica. Ha lavorato strenuamente per portare la “voce delle donne nella polis” e per far riconoscere la storia delle donne come disciplina accademica a pieno titolo. Nel 1981 fu tra le fondatrici della rivista Memoria e nel 1989 tra le promotrici della Società Italiana delle Storiche (SIS). I suoi studi si sono concentrati sui concetti di cittadinanza, uguaglianza, sul suffragismo anglosassone e sulla conquista del voto. Tra le opere principali di questo ambito possiamo citare La libertà delle donne. Voci della tradizione femminista (1990), Diventare cittadine. Il voto alle donne in Italia (1996) e Dare forma al silenzio (2007).
Anna Rossi-Doria si dedicò anche alla storia della Shoah. A partire dalla metà degli anni ’90, mossa anche da un dovere personale di memoria (sua madre era di origine ebrea), ha aperto un importantissimo filone di studi sul rapporto tra storia e memoria, concentrandosi sulla deportazione, sull’antisemitismo e sulla memoria delle donne nella Shoah, come nei testi Memoria e storia: il caso della deportazione (1998) e Sul ricordo della Shoah (2001).
È scomparsa a Roma il 14 febbraio 2017, lasciando un’eredità intellettuale fondamentale per la comprensione dei diritti civili e della metodologia storica in Italia.
Il matrimonio con Carlo Ginzburg e Claudio Pavone
Sposò lo storico Carlo Ginzburg, unendo due famiglie simbolo dell’antifascismo e della cultura italiana. Ginzburg infatti era figlio di Leone, mancato nel 1944, torturato a morte dai nazifascisti nel carcere di Regina Coeli, letterato, co-fondatore della casa editrice Einaudi e figura eroica dell’antifascismo, e Natalia Ginzburg, una delle più grandi scrittrici italiane del Novecento, autrice del celebre Lessico famigliare.
Dal loro matrimonio, successivamente conclusosi con il divorzio, sono nate due figlie: Silvia Ginzburg, storica dell’arte e Lisa Ginzburg, scrittrice e saggista. Carlo Ginzburg è mancato all’età di 87 anni il 17 giugno 2026.
Dopo la fine del matrimonio con Ginzburg, Anna Rossi-Doria ha condiviso la vita e la passione per la ricerca con Claudio Pavone, considerato uno dei padri fondatori della moderna storiografia sulla Resistenza italiana. Celebre per il suo capolavoro Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.
Il loro è stato un sodalizio umano e professionale straordinario: entrambi storici contemporaneisti, entrambi profondamente legati ai temi della moralità della scelta politica, della cittadinanza e delle istituzioni. Hanno condiviso l’impegno civile e accademico fino alla scomparsa di Pavone, avvenuta nel novembre del 2016. Anna Rossi-Doria si è spenta pochi mesi dopo di lui, nel febbraio del 2017.