Roby Facchinetti dei Pooh sbaglia il testo di Pierre, svelato il mistero della frase in “afrobergamasco”

Capita anche ai migliori: Roby Facchinetti sbaglia "Pierre" al concerto di Lucca e fa mea culpa sui social. Cos'è successo davvero

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Martina Dessì

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Sul palco il tempo sembra spesso fermarsi, ma perfino i mostri sacri della musica italiana sono fatti di carne e soggetti a improvvisi vuoti di memoria. Ne sa qualcosa Roby Facchinetti, voce e tastiera dei Pooh, protagonista di un divertente e spiazzante fuoriprogramma durante la tappa del tour al Lucca Summer Festival. Un lapsus sul testo di uno dei brani più toccanti e rappresentativi della band, Pierre, si è trasformato in poche ore in un vero e proprio caso social, affrontato dall’artista con un’autoironia da maestro.

Cosa è successo al concerto di Lucca: l’incidente sul testo di Pierre

Il brano Pierre, pubblicato nel 1976 e pietra miliare del repertorio dei Pooh per la delicatezza con cui affronta il tema dell’identità e dell’accettazione, è una poesia mandata a memoria da generazioni di fan. Ma chi era presente a Lucca ha assistito a una scena più unica che rara: arrivato all’attacco della seconda strofa, Facchinetti ha erroneamente sovrapposto l’incipit dell’inizio della canzone. Il risultato è stato un intreccio di parole incomprensibile, un frammento di lingua inventata che il cantautore bergamasco ha poi ribattezzato sorridendo come un’improbabile frase in “afrobergamasco”.

L’errore, durato appena un battito di ciglia, non è sfuggito ai presenti, ma è stato lo stesso artista a fare chiarezza con totale trasparenza sui propri canali ufficiali. Con un fermo immagine che immortalava la sua faccia tra il sorpreso e il disperato, Roby Facchinetti ha commentato: “Ieri sera, durante il concerto di Lucca, è successa una cosa che, cantando Pierre, non mi era mai capitata dal 1976. All’attacco della seconda strofa ho sostituito, involontariamente, il testo originale con una frase… decisamente ‘afrobergamasca’! Questa foto ritrae proprio l’istante esatto del ‘fattaccio’”.

L’autoironia delle grandi star: quando lo sbaglio diventa empatia

Siamo ormai abituati a performance dal vivo iper-regolate, condizionate da sequenze preregistrate e perfezionismi artificiali, l’inciampo di un artista del calibro di Roby Facchinetti ridà umanità e genuinità alla musica live. Dopo 60 anni trascorsi a cantare gli stessi versi nei palazzetti e nelle piazze di tutta Italia, accorgersi di aver smarrito la traccia per un secondo è il segno che la passione, con tutte le sue imprevedibilità, continua a battere forte su quel palco.

I Pooh sono da settimane in giro per l’Italia per il tour trionfale a supporto del sessantennale, per il quale hanno deciso coraggiosamente di tornare sul palco malgrado lo scioglimento del 2016 e la morte di Stefano D’Orazio, che portano sempre nel cuore. Per loro sembra che il tempo non sia passato e, ogni sera, sono sempre più desiderosi di salire sul palco e ritrovare il pubblico che li segue da sempre.

L’umiltà con cui il cantante ha chiesto perdono ai fan (“Perdonatemi!”) sottolinea la grandezza di chi non ha bisogno di erigere piedistalli. Perché sbagliare un testo non elimina l’intensità di un capolavoro come Pierre, ma regala al pubblico un ricordo unico ed irripetibile. È la magia del teatro e della musica dal vivo: quella sbavatura imprevista che trasforma un concerto in una serata speciale, dimostrando che anche dopo decenni di carriera, l’emozione può ancora tirare brutti scherzi.

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