Quarto Grado non si stacca dal caso Garlasco e anche nella puntata di venerdì 23 ottobre del programma condotto da Gianluigi Nuzzo la discussione si concentra su Andrea Sempio. La difesa insiste infatti sulla cosiddetta “prova Cenerentola”, il test con cui punta a sostenere l’incompatibilità tra il piede dell’indagato e una delle impronte repertate nella villetta dei Poggi.
Un esperimento che ha acceso il dibattito anche fuori dal programma, tanto da provocare una frecciatina del conduttore indirizzata, senza citarlo apertamente, a Milo Infante.
Quarto Grado, la prova delle scarpe di Sempio: Nuzzi non si tiene
La difesa di Andrea Sempio continua a considerare importante il test effettuato nei mesi scorsi con alcune scarpe Frau dalla numerazione compresa tra il 40 e il 43. L’indagato, che sostiene di avere sempre portato il 44, non sarebbe riuscito a calzarle correttamente. Per i consulenti, però, il punto decisivo non è soltanto il numero di scarpa. A pesare sarebbe soprattutto la larghezza del piede, ritenuta incompatibile con quella ricavata dalla traccia esaminata.
A spiegare questa tesi è stato il medico legale Sabino Pelosi: “La larghezza dell’impronta è di 9 centimetri, oggi il piede di Sempio è di 11,5 centimetri”. Secondo il consulente, una differenza del genere non potrebbe essere giustificata semplicemente dall’aumento di peso avvenuto negli anni. “Si può modificare con il carico, ma solo di pochi millimetri e non di due centimetri”, sostiene.
Il test, però, ha fatto discutere parecchio. Gianluigi Nuzzi ha ricordato che l’esperimento era stato ripreso e ridimensionato anche altrove, osservando: “Alcuni hanno anche analizzato e preso alla leggera questo esame”. Il riferimento – anche se non esplicito – è rivolto Milo Infante, che nel suo programma aveva provato personalmente scarpe di numero inferiore al proprio, riuscendo comunque a indossarle.
A Quarto Grado è arrivata anche la replica dell’avvocato Liborio Cataliotti, che ha difeso il lavoro dei consulenti spiegando come il video rappresenti soltanto una parte di una consulenza molto più ampia.
I dubbi di Carmelo Abbate
Non tutti, però, sono convinti che l’esperimento possa avere il peso sperato dalla difesa. Carmelo Abbate ha espresso apertamente le sue perplessità: “Arrivare davanti a un giudice con un video con la prova del piede di Sempio e mostrare che non entra in una scarpa penso che non risulterà molto gratificante”.
Il giornalista ha poi messo in discussione anche la ricostruzione della misura dell’impronta. A suo avviso, nella valutazione potrebbero essere state escluse alcune porzioni della traccia, con il rischio di ottenere una stima non corretta della scarpa.
Garlasco, cambia anche la lettura del soliloquio in auto
La puntata ha affrontato anche un altro punto delicato: le parole pronunciate da Sempio mentre si trovava solo in macchina. Al centro resta la frase “Non voglio parlare con te”, registrata il 14 aprile 2025 e collegata dagli inquirenti alle telefonate fatte a casa Poggi prima dell’omicidio di Chiara.
La difesa propone però una spiegazione diversa. Secondo i legali, Sempio avrebbe rielaborato contenuti ascoltati in televisione e nei podcast dedicati al caso. Cataliotti ha inoltre precisato che la difesa non avrebbe mai attribuito quelle parole a un commento pubblicato successivamente online: i legali avrebbero invece raccolto altri interventi precedenti alla registrazione, ritenuti utili per ricostruire il contesto.
Tra impronte, scarpe e intercettazioni, il confronto resta quindi apertissimo. E la battaglia tra interpretazioni opposte continua a spostarsi sempre più sui dettagli.