Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 salutano il pubblico con il Gala di pattinaggio di figura, il momento in cui la competizione si mette da parte e lascia spazio al racconto. Non ci sono più punteggi da inseguire o medaglie da difendere, ma solo il piacere di stare sul ghiaccio e condividere la passione per questo sport.
Pensato come un viaggio in quattro atti attraverso le fasi più importanti di una carriera sportiva, dall’innamoramento al sacrificio, dalle difficoltà ai successi, sul ghiaccio del Forum di Assago si incontrano i campioni protagonisti di questi Giochi. Non è una gara, ma resta una prova nel senso più bello del termine, quella di emozionare e di chiudere le Olimpiadi con un sorriso e con la sensazione che qualcosa sia rimasto davvero. Vediamo allora chi ci ha fatto venire la pelle d’oca in questa serata così speciale.
Carolina Kostner, l’eleganza che apre le danze. Voto: 8
Aprire un Gala olimpico non è mai semplice, ma Carolina Kostner lo fa con la naturalezza di chi su questo ghiaccio si sente a casa. La sua esibizione è leggera, delicata, quasi sospesa nel tempo. Colpisce il gioco sul look, che durante il suo programma si trasforma da un abito corto bianco a righe a uno scintillante di paillettes, ma anche il gioco di luci che accompagnano e seguono ogni suo movimento.
La nostra campionessa, bronzo a Soci nel 2014, non ha certo bisogno di presentazioni, le basta pattinare e lasciare parlare il corpo. È un inizio elegante e coinvolgente, perfetto per aprire una serata che parla dell’amore per questo sport.
La squadra italiana al Gala di pattinaggio, brividi azzurri. Voto: 10
Subito dopo di lei a entrare in pista per primo è Daniel Grassl che omaggia in un colpo solo Ornella Vanoni e Raffaella Carrà danzando come solo lui sa fare. Ma il momento più incredibile della serata ce lo regala la squadra italiana al completo che ci emoziona sulle note di Nessun dorma, accompagnata dalla voce inconfondibile di Luciano Pavarotti.
Il ghiaccio si trasforma in un palcoscenico e l’esibizione assume quasi la forma di uno spettacolo teatrale. Non è solo un omaggio all’Italia, ma un racconto vero e proprio: c’è Milano, ci sono le Olimpiadi in casa, c’è il richiamo a Turandot che torna simbolicamente dove tutto è iniziato. Vederli tutti insieme in pista muoversi come un’unica anima ci ha lasciato gli occhi lucidi e un orgoglio sportivo più vivo che mai.
Ilia Malinin, Siao Him Fa, Kaori Sakamoto e Alysa Liu: strepitosi. Voto: 9
Il Gala di pattinaggio di queste Olimpiadi 2026 entra nel vivo con una sequenza di campioni che alzano il livello dello spettacolo. Ilia Malinin appare finalmente libero dalle pressioni che lo hanno schiacciato alla finale, sorridente e carico di energia, si prende la standing ovation dell’Ice Skating Arena di Milano con un’esibizione piena e generosa. E sì, ha fatto il backflip (più volte) ma soprattutto ha pattinato con passione.
Adam Siao Him Fa sceglie di raccogliere la sfida di Malinin e tenta anche lui un backflip: non gli riesce alla perfezione ma il coraggio non manca. E i due pattinatori si divertiranno nel finale a riproporlo in coppia per la gioia del pubblico. Kaori Sakamoto si prende invece un’ultima soddisfazione prima del ritiro rubando letteralmente la scena. È pura eleganza, raffinata in ogni passaggio, e conferma ancora una volta il suo talento. Peccato per quell’argento nel singolo.
Infine Alysa Liu conferma di essere una fuoriclasse capace di unire pulizia tecnica e naturalezza. Salti e trottole sono perfetti e non ci aspettavamo di meno dalla vincitrice delle Olimpiadi 2026, ma se dobbiamo dirla tutta ci ha emozionato di più nella finale. E meno male! Quattro personalità diverse, quattro modi di raccontare il pattinaggio di figura, quattro attimi che non dimenticheremo di questo Gala.
Guignard e Fabbri fuori tema, peccato. Voto: 5
Da Charlène Guignard e Marco Fabbri ci si aspetta sempre molto e proprio per questo il loro numero in questa serata così speciale lascia un po’ di amaro in bocca. La qualità tecnica non si discute, ci mancherebbe, e l’esibizione resta altissima, ma nel contesto del Gala manca qualcosa. Non emerge una storia, non c’è quel guizzo che rende memorabile un’esibizione di questo tipo. In una serata in cui quasi tutti scelgono di raccontarsi, loro restano più legati alla forma che all’emozione, più al pattinaggio “da gara” che a quello del puro spettacolo. Ed è un vero peccato.
Conti/Macii, ma anche Metelkina/Berulava: lo spettacolo che diverte. Voto: 8
Di tutt’altro avviso Sara Conti e Niccolò Macii, gli altri italiani a scendere in pista, che scelgono la leggerezza, il divertimento sfrenato, e colpiscono nel segno. Giocano, coinvolgono il pubblico e trasformano la pista in una festa anni Novanta tra Macarena, Y.M.C.A. e sorrisi continui che sono una gioia per gli occhi. La loro forza è la naturalezza con cui riescono a stare dentro lo spirito del Gala: ci sono piaciuti da matti.
I georgiani Anastasia Metelkina e Luka Berulava, invece, ci trasportano dentro un videogioco, con tanto di costumi. Mortal Kombat diventa così uno show fatto di prese difficili, siparietti e ironia, fino al colpo finale con tanto di fatality. Spoiler: ha “vinto” lei. È intrattenimento puro, costruito bene e pensato per lasciare il segno.
Mikhail Shaidorov, il panda che ci ha insegnato a credere. Voto: infinito e oltre
Il pattinatore kazako Mikhail Shaidorov – la sorpresa più grande di questa edizione, almeno nel pattinaggio – entra in pista vestito da panda e sembra subito chiaro che non sarà una semplice esibizione. All’inizio si ride nel vederlo volteggiare (difficile farlo con un costume ingombrante), poi si capisce che dietro c’è un messaggio.
Sulle note di Baby one more time (ma la versione di Jack Black), con movimenti volutamente goffi che si rifanno a Po di Kung Fu Panda e una comicità studiata, Shaidorov centra in pieno lo spirito del Gala. Fa sorridere, ma soprattutto ricorda che lo sport è anche gioco, possibilità, immaginazione.
“Se può farlo un panda, allora possiamo farlo tutti”, ricordano dalla regia le commentatrici. Il pubblico lo capisce e risponde con un applauso convinto. D’altronde, lo ricordiamo, lui è il vincitore della medaglia d’oro che secondo i pronostici doveva essere di Ilia Malinin: un ragazzo timido che non si aspettava di vincere ma che ha raggiunto il sogno più grande.