L’uscita di scena dalla conduzione di Report, dopo un ventennio di inchieste che hanno segnato la televisione italiana, non ha fermato la voce di Sigfrido Ranucci. Lontano dai riflettori televisivi e dalla scrivania in via Teulada, il giornalista porta sul palcoscenico Diario di un trapezista – Cronache di resilienza di un reporter, monologo tratto dal suo libro La scelta.
Un monologo autobiografico
Diario di un trapezista è la trasposizione teatrale del percorso autobiografico che Sigfrido Ranucci ha narrato ne La scelta, saggio edito da Bompiani che ha conquistato le classifiche letterarie raccontando trent’anni di inchieste in prima linea.
Prodotto da Teatro Carcano/Mismaonda e diretto dallo stesso Ranucci insieme a Fabio Censi, lo spettacolo rielabora il vissuto del giornalista in un monologo serrato ed essenziale, rinunciando volutamente agli artifici scenografici per consentire al pubblico di concentrarsi sul potere evocativo delle parole.
In questa cornice, la voce fuori campo dell’attrice Stella Gasparri interviene come contrappunto poetico, guidando il pubblico attraverso le memorie della carriera del giornalista. In sottofondo, le musiche originali di Enrico Melozzi.
La metafora del trapezista
Il titolo richiama la metafora del trapezista, un’immagine potente che sintetizza la vertigine e la perenne oscillazione tipiche del giornalismo d’inchiesta.
Chi persegue la ricerca della verità senza compromessi opera costantemente sospeso a metri d’altezza, senza alcuna rete di salvataggio, stretto tra la responsabilità verso l’opinione pubblica e la minaccia di intimidazioni, querele ed eventuali rappresaglie della criminalità organizzata.
Il trapezista è costretto a compiere scelte istantanee, consapevole che ogni singola decisione può segnare irrimediabilmente il suo destino. Il monologo si concentra sul lato più umano del giornalismo di inchiesta, ponendo l’accento sulla fatica di una quotidianità blindata dalla scorta e sul peso della solitudine. Avere coraggio non vuol dire essere incoscienti, ma fedeli ai propri valori.
I testimoni delle sue inchieste
Una delle parti più emozionanti dello spettacolo riguarda i testimoni silenziosi che hanno permesso la nascita delle inchieste più decisive degli ultimi decenni. Il racconto vuole rendere giustizia a queste figure rimaste ai margini, ma che hanno avuto il coraggio di rivelare frammenti di verità che altrimenti sarebbero rimasti taciuti.
Spiccano il vagabondo metropolitano determinante per documentare l’uso del fosforo bianco a Falluja, il tassista che ha consentito di svelare la quadreria segreta di Calisto Tanzi. E ancora, la produttrice svizzera che ha sventato una trappola di spionaggio politico orchestrata per delegittimarlo, la professoressa che ha immortalato in un autogrill l’incontro tra Matteo Renzi e Marco Mancini, la guardia del corpo Lavinia che ha arginato i tentativi di rimuoverlo dalla guida di Report. Ranucci ricorda anche il rapinatore pugliese che ascoltò l’ordine mafioso di ucciderlo.
Il tour è andato in scena nelle principali città italiane, da Milano a Reggio Calabria, conquistando un pubblico interessato alla parte più umana e reale del giornalismo d’inchiesta e che non è semplicemente attratto dalla cronaca biografica dell’autore e protagonista.