C’è ancora domani, perché rivederlo il 2 giugno e cosa dice alle donne

Un successo al botteghino ma anche un film che fa riflettere sul valore della donna, che compie il primo grande passo verso l'emancipazione con il voto al referendum. Il significato di "C'è ancora domani"

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Martina Dessì

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Il cinema ha il potere unico di superare i confini della sala per trasformarsi in uno specchio collettivo in cui un intero Paese può guardarsi e riconoscersi. C’è ancora domani, lo straordinario esordio alla regia di Paola Cortellesi, possiede esattamente questa forza trascinante perché è un’opera potente che fa ridere, commuovere e, soprattutto, riflettere. Proviamo a rivederlo il 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, perché non è solo un omaggio al grande cinema italiano, ma un atto di memoria storica e civile che si rivela straordinariamente attuale.

Cosa significa C’è ancora domani il 2 giugno

Facciamo un salto indietro nel tempo, fino al 1946. Quel giorno, l’Italia non scelse soltanto la sua nuova forma istituzionale tra Monarchia e Repubblica; per la prima volta nella storia del nostro Paese, le donne ottennero il diritto di voto, un traguardo epocale che ha cambiato per sempre il concetto di cittadinanza.

Nel film seguiamo le vicende di Delia, interpretata dalla stessa Paola Cortellesi, una donna della Roma popolare del secondo Dopoguerra, intrappolata in un matrimonio abusivo con l’autoritario Ivano, a cui presta il volto Valerio Mastandrea. Delia rappresenta la vita di generazioni di donne del passato: invisibile, sottomessa, costantemente sminuita, eppure colonna portante della famiglia e della società.

Per tutta la narrazione, il pubblico viene sapientemente guidato a credere che la sua segreta determinazione sia legata a una fuga d’amore o a un riscatto personale mediato da un uomo. Il colpo di scena finale, che è quasi un momento di poesia civile, ribalta ogni aspettativa e ci mostra Delia che corre a ritirare la sua scheda elettorale. Quel foglio di carta, stretto tra le mani come il tesoro più prezioso, rappresenta la prima, vera forma di emancipazione femminile e di autodeterminazione.

Perché rivedere oggi C’è ancora domani

C’è ancora domani, il 2 giugno, celebra il momento esatto in cui le donne italiane hanno smesso di essere solo spettatrici della storia per diventarne co-protagoniste a tutti gli effetti.

Il messaggio che il film lancia alle donne di oggi è un legame forte tra il passato e il presente, evitando accuratamente ogni retorica nostalgica. La regista parla direttamente alla nostra contemporaneità, ricordandoci che i diritti di cui godiamo oggi non sono concessioni piovute dall’alto, ma conquiste ottenute con fatica, coraggio e un’ostinata determinazione.

L’opera evidenzia prima di tutto il valore immenso della solidarietà femminile e della sorellanza, manifestata dal legame profondo e complice tra Delia e la fruttivendola Marisa, interpretata da Emanuela Fanelli, che diventa l’unica vera rete di salvataggio contro la violenza e l’isolamento domestico. Al tempo stesso, la storia ci spinge a non dare mai nulla per scontato, specialmente in un’epoca segnata dal crescente astensionismo, restituendo sacralità al gesto del voto: quella scheda elettorale è costata segreti e lacrime, e usarla oggi è un dovere morale verso noi stesse e verso chi ci ha preceduto.

Infine, il sacrificio di Delia è tutto proiettato verso la figlia Marcella, interpretata da Romana Maggiora Vergano, per garantirle un futuro libero da dinamiche tossiche e patriarcali, un invito universale a continuare a lottare per il domani delle nuove generazioni. Una visione preziosa per ricordare a tutti che la democrazia va difesa ogni giorno.

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