Ipnosi senza anestesia generale, come funziona e quando si può utilizzare

Come funziona l'ipnosi clinica che permette di sostituire l'anestesia generale in determinati interventi chirurgici e quali vantaggi ha

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

L’intervento eseguito a Torino, presso la Chirurgia Generale 1 universitaria dell’ospedale Molinette diretta da Mario Morino, è sicuramente eccezionale nel suo genere. Un paziente di 76 anni, che non avrebbe potuto sopportare l’operazione per un tumore del colon destro, è stato operato grazie all’ipnosi che in qualche modo lo ha “portato” nelle campagne pugliesi.

L’eccezionalità dell’intervento si basa su fatto che il malato era stato giudicato inoperabile in altre strutture per il quadro clinico complesso, gravato da una seria insufficienza respiratoria. L’ipnosi clinica non è una novità, visto che ci sono già stati interventi realizzati utilizzando questa tecnica anche sul cuore. La particolarità del quadro sta nella complessità dell’intervento e nella porzione di intestino che è stata asportata dai chirurghi, oltre che nella gestione ottimale del post-operatorio in un paziente a rischio.

La tecnica di awake: come si è svolto l’intervento

Come riporta ANSA, il paziente non è stato sottoposto all’intubazione e quindi alla ventilazione artificiale che avrebbe potuto determinare problemi respiratori molto seri e potenzialmente drammatici. Assieme a Valentina Palazzo, Morino ha quindi puntato su un protocollo che ha previsto la combinazione di blocchi della parete addominale, sedazione cosciente, mantenendo pertanto il paziente in uno stato di veglia, e ipnosi clinica.

In pratica una sorta di “awake” su misura per il paziente che ha quindi mantenuto la respirazione autonoma per tutta la durata dell’intervento. L’operazione ha previsto l’asportazione del colon di destra (l’intervento tecnicamente viene definito appunto emicolectomia destra): mentre il chirurgo operava il paziente ha conversato con la dottoressa che in qualche modo ha fatto vivere la realtà di casa al malato, “portandolo” virtualmente nelle campagne pugliesi. Dopo l’operazione non è stato infatti necessario il ricovero in Terapia intensiva, previsto qualora l’intervento fosse stato condotto in anestesia generale.

Esperienza in neurochirurgia

Nell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli recentemente è stato eseguito un intervento neurochirurgico con paziente sveglio (la cosiddetta tecnica “awake”) con integrazione di tecniche di ipnosi clinica. L’approccio ha consentito di mantenere un’elevata precisione chirurgica e una buona gestione dell’esperienza intraoperatoria del paziente.

La chirurgia awake viene utilizzata quando è necessario operare lesioni cerebrali vicine alle “aree nobili”, come ad esempio quelle che controllano il movimento, il linguaggio, la memoria, la capacità di riconoscere i volti o di eseguire calcoli. In questi casi, durante alcune fasi dell’intervento, il paziente è sveglio e collabora con l’équipe eseguendo semplici compiti, permettendo il monitoraggio in tempo reale delle funzioni cerebrali e guidando l’azione del neurochirurgo.

Nel caso specifico, la lesione era localizzata in un’area motoria coinvolta nel movimento del piede. Durante l’intervento, al paziente è stato chiesto di eseguire movimenti mirati dell’arto, consentendo un monitoraggio continuo e permettendo di preservare la funzione motoria. In questo contesto, le tecniche di ipnosi clinica hanno permesso di modulare in modo dinamico lo stato del paziente, favorendo la collaborazione attiva durante le fasi di monitoraggio motorio e un profondo rilassamento nelle fasi chirurgiche non collaborative.

Questo ha consentito condizioni operative ottimali, inclusa la riduzione dell’attività muscolare interferente durante le fasi di stimolazione.

L’integrazione di queste tecniche ha inoltre consentito di ridurre al minimo l’utilizzo di farmaci anestetici, favorendo una maggiore stabilità intraoperatoria e un recupero rapido già nelle prime ore successive all’intervento.

“L’ipnosi – segnala Vincenzo Esposito, Responsabile della Neurochirurgia II del Neuromed – non è qualcosa di magico, ma uno strumento che consente di mettere il paziente a proprio agio e ridurre in modo significativo l’ansia legata alla chirurgia da sveglio. Questo si traduce in una collaborazione più efficace durante l’intervento e in una maggiore affidabilità nella valutazione delle funzioni”.

Le tecniche di ipnosi clinica sono state utilizzate per favorire la focalizzazione dell’attenzione, ridurre l’ansia e facilitare la risposta del paziente ai compiti richiesti, limitando l’interferenza degli stimoli ambientali.

“Abbiamo lavorato insieme già dal giorno precedente all’intervento – spiega Marco Ciavarro, neuropsicologo – costruendo un percorso che ha permesso al paziente di mantenere un’elevata focalizzazione attentiva e una collaborazione costante anche nelle fasi più delicate”. “Dal punto di vista anestesiologico – dice Svitlana Kaskiv, anestesista Neuromed – l’integrazione con l’ipnosi consente di modulare in modo più fine lo stato del paziente, mantenendo elevati standard di sicurezza e stabilità intraoperatoria, con un utilizzo minimo dei farmaci ansiolitici. Inoltre, con tale metodica, il paziente sopporta meglio l’anestesia locale che viene fatta a livello del cranio nella fase iniziale dell’intervento”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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