Cambio dell’ora, meglio legale o solare? Cosa dicono gli studi

Una ricerca recente indica che i maggiori benefici si avrebbero seguendo il ritmo solare: un’idea abbracciata anche dal Presidente USA, Donald Trump

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Gli Stati Uniti vorrebbero abbandonare il cambio dell’ora, con il passaggio da quella legale a quella solare, mantenendo per tutto l’anno quest’ultima. Molti scienziati sono d’accordo, anche per motivi legati alla salute. Eppure c’è chi ricorda anche i benefici, sia per l’umore che per l’economia, dello spostamento delle lancette in avanti di un’ora, che avviene solitamente in primavera. Che fare, quindi? Cosa è davvero meglio? Ecco le opinioni a confronto, soprattutto alla luce di alcuni studi appena pubblicati.

Basta ora solare, la legge americana

Il count down è ufficialmente iniziato: nella notte tra il 24 e il 25 ottobre si devono riportare le lancette degli orologi indietro di un’ora, tornando all’ora solare. Un passaggio che è sempre più indolore a livello tecnologico, con i dispositivi che si sincronizzano in modo automatico. A risentirne, invece, può essere l’organismo, che deve adattarsi al cambiamento. Ma anche l’umore, dal momento che si perde un’ora di luce al pomeriggio, salvo guadagnarla all’alba. Proprio per le ripercussioni che porta con sé il passaggio, negli Stati Uniti il presidente Donald Trump è deciso ad abbandonare l’ora legale.

Perché Trump preferisce l’ora legale

Il capo della Casa Bianca, nei giorni scorsi è tornato ad affrontare il tema, chiarendo: “Il buio è deprimente, con la luce si può fare sport, c’è meno criminalità”. Trump insiste, dunque, perché sia definitivamente approvato il Sunshine Protection Act, ossia la legge che renderebbe permanente l’ora legale in tutti gli Stati Uniti, che al momento ha ottenuto il via libera della Camera ed è in attesa di essere licenziata anche dal Senato. “Nessuno vuole spendere il proprio tempo prezioso correndo ovunque per spostare gli orologi indietro due volte l’anno e avere il sole nel pomeriggio è meglio che al mattino presto!”, ha sottolineato Trump sul proprio social Truth. A opporsi alla proposta, però, sono alcuni governatori di stati come l’Arkansas che, nel caso in cui si mantenesse fissa l’ora solare, in inverno vedrebbe l’alba non prima delle 8:00/8.30. Nello stato di Washington, nel nord ovest degli USA, il sole sorgerebbe invece alle 9 a Seattle e non prima delle 9.40/9.45 in città località come Williston, nel North Dakota.

La scelta divide la popolazione

Se i Governatori di questi stati hanno preso posizione, l’opinione degli americani non è unanime: un sondaggio, condotto nel 2025 dall’AP-NORC Center for Public Affairs Research, indicava come la maggior parte degli americani preferirebbe effettivamente avere più luce nel pomeriggio, posticipando il tramonto di 60 minuti, invece che al mattino. Solo il 12% degli adulti statunitensi risultava favorevole all’ora legale, mentre il 47% si diceva contrario e il 40% neutrale. Già oggi, però, ci sono realtà – come l’Arizona e le Hawaii – dove l’ora solare rimane tutto l’anno, esattamente come alcune province canadesi e Paesi come Porto Rico. In Europa, invece, il tema è ancora dibattuto e, soprattutto, adesso viene ridiscusso anche alla luce di nuovi studi che indagano gli effetti dei cambi dell’ora sull’organismo umano.

Cosa dicono gli ultimi studi (meglio l’ora solare)

Una ricerca, condotta dallo psichiatra Raymond Lam dell’Università della Columbia Britannica e pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, porta a preferire senza dubbio l’ora solare. Lam, insieme ai colleghi Ralph Mistlberger, ricercatore della Simon Fraser University ed esperto in ritmi circadiani e sonno, ha concluso che l’ora solare sarebbe preferibile in termini di salute umana. Analizzando parametri come il ciclo sonno-veglia, l’umore, l’istruzione e le conseguenze economiche, in un campione di abitanti di diverse città canadesi, i ricercatori hanno concluso che è meglio poter godere di un’ora di luce in più al mattino invece che al pomeriggio. “Immaginate un orologio da polso che ogni giorno rimane indietro di 10 minuti e che ogni mattina regolate, spostandolo avanti di 10 minuti – ha spiegato Mistlberger a ScienceAlert – Se al mattino c’è meno luce, i ritmi del sonno possono slittare più avanti, mentre gli orari di scuola e lavoro restano gli stessi. Per alzarsi in orario, quindi, potrebbe essere necessario dormire meno”.

Il nodo del jet lag sociale

Il problema, quindi, è strettamente connesso agli impegni lavorativi e scolastici della popolazione.  lo scarto tra questi e i ritmi biologici, infatti, ha un nome preciso: jet lag sociale.  Oltre alla carenza di sonno, secondo i ricercatori ci sarebbero anche conseguenze negative sull’umore e il benessere psicofisico in generale. Non solo gli studi mostrano che vive più a ovest all’interno di un fuso orario vede l’alba più tardi, ma dorme anche meno e può soffrire del cosiddetto “disturbo affettivo stagionale”.

Così il disturbo affettivo stagionale

Si tratta di una forma depressiva, che compare in alcuni soggetti in concomitanza con l’avvio della stagione invernale. Particolarmente esposti, secondo le ricerche, sarebbe i giovani e soprattutto gli adolescenti, perché a quell’età l’orologio biologico tende naturalmente a spostarsi più avanti. Si sarebbe capito, infatti, che a scatenare il disturbo potrebbe essere proprio lo slittamento in avanti dell’orologio biologico. Anticipando la comparsa della luce al mattino, come nelle terapie apposite antidepressive, il disturbo tende invece a migliorare. Per questo l’ora solare potrebbe essere di supporto per diminuire il fenomeno.  “Sarebbe utile posticipare gli orari di scuola e lavoro», ha suggerito in alternativa Mistlberger, anche se questa strada è difficilmente percorribile in concreto.

Il problema è il cambio dell’ora

Eppure ci sono anche sostenitori dell’ora legale. Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale, la soluzione migliore sarebbe di riuscire ad avere un solo orario: “È vero che l’orologio biologico è maggiormente allineato con l’ora solare, ma va ricordato che il nostro organismo si adatta molto rapidamente. Gli eventuali rischi collegati alla salute sono limitati ai giorni appena successivi al cambio: quindi, se nel caso in cui si decidesse di abbandonare l’alternanza, rimanendo all’ora legale permanente, non ci sarebbero più questi inconvenienti”, sottolinea Miani.

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