Artrite reumatoide, con le CAR-T spegneremo la reazione anomala dell’organismo nelle forme gravissime

La terapia con cellule CAR-T è stata utilizzata nella cura di forme gravi di artrite reumatoide: come funziona e quali sono stati i risultati

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

La terapia con cellule CAR-T ha rivoluzionato il trattamento dei tumori del sangue. Funziona ingegnerizzando in laboratorio le cellule T del paziente e addestrandole a riconoscere un marcatore presente sulle cellule tumorali, creando una risposta immunitaria che distrugge il tumore. Ovviamente, con il passare del tempo si è visto che questa tecnologia può trovare spazio non solo nella terapia di alcune forme neoplastiche ma anche quando occorre spegnere una reazione immunitaria difensiva sbagliata, come può accadere nel caso di alcune malattie autoimmuni.

L’artrite reumatoide è appunto una di queste e in occasione del congresso della Società Italiana di Reumatologia (sezione Campania) Enrico Tirri, Direttore della Unità Operativa di Reumatologia dell’Ospedale del Mare di Napoli, ha fatto il punto su presente e futuro del trattamento.

Una cura su misura

Stiamo parlando, va ripetuto, di una terapia già usata con successo contro alcuni tumori del sangue sta aprendo una strada innovativa per curare le malattie reumatologiche autoimmuni più gravi, che non rispondono alle terapie attuali. “La terapia CAR-T, o Chimeric Antigen Receptor T cells, ha come bersaglio le cellule del sistema immunitario, in particolare i linfociti B, che attaccano il corpo del paziente per errore – spiega Tirri -. Eliminandole, si dà la possibilità al sistema immunitario di “resettarsi” ed invece di arginare o bloccare gli effetti della malattia autoimmune si permette la ricostituzione di un equilibrio immunologico sano”.

Nelle malattie autoimmuni, come appunto l’artrite reumatoide o il LES oltre ad alcune forme di vasculiti, il sistema di difesa del corpo, invece di proteggerci attacca per errore i nostri stessi organi e tessuti. Le patologie reumatologiche in Italia colpiscono circa cinque milioni di persone, nei casi più gravi, possono danneggiare seriamente articolazioni, cuore, reni, polmoni, cute, ecc.

Le cure attuali sia con i farmaci tradizionali (methotrexate, idrossiclorochina, salazopirina, leflunomide ed altri) che con quelli più innovativi come i farmaci biotecnologici e le small molecules (JAKi) che, ad oggi, si sono dimostrati efficaci e sicuri nella maggior parte dei pazienti.

Invece nell’artrite reumatoide grave un paziente su tre non risponde in modo adeguato alla terapia convenzionale: “La terapia CAR-T consiste – spiega Enrico Tirri – nel prelevare dal sangue del paziente le cellule del sistema immunitario e “istruirle” in laboratorio a riconoscere e colpire un bersaglio preciso. Le cellule vengono poi reinfuse nel paziente per andare a colpire e distruggere le cellule del sistema immunitario che attaccano il corpo erroneamente. Una volta distrutte queste ultime, il sistema immunitario è completamente “libero” dalle cellule responsabili dell’aggressione favorendo la remissione della patologia”.

Esperienze sul campo

Il 24 dicembre 2025 una paziente adulta con una grave forma di Sclerosi Sistemica, malattia rara reumatologica, è stata curata in Italia, per la prima volta, con questa terapia. È avvenuto nell’ambito dello studio Catarsis, condotto da Fondazione Policlinico Gemelli e Ospedale Bambino Gesù di Roma con il sostegno del Ministero della Salute, e prevede di trattare otto pazienti adulti con gravi malattie autoimmuni seguendoli per due anni.

Gli stessi centri avevano già curato cinque bambini con lupus eritematoso sistemico grave e dermatomiosite, oggi tutti in remissione senza più bisogno di farmaci immunosoppressori. Nel mondo sono una cinquantina i pazienti reumatologici trattati finora, soprattutto in Germania dal gruppo di Georg Schett (Università di Erlangen-Norimberga), che è stato il primo ad usare questa terapia i cui risultati sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali di grande prestigio: The Lancet, Nature Medicine e New England Journal of Medicine.

Un approccio più recente punta non ad eliminare le cellule immunitarie ma a “rieducarle”, usando le cellule regolatorie (CAR-Treg) , il cui ruolo — ricerca scientifica premiata con il Nobel per la Medicina nel 2025 — è proprio quello di modulare le reazioni immunitarie fuori controllo spegnendo i segnali infiammatori, favorendo la risoluzione dell’infiammazione e ristabilendo una condizione immunologica di tolleranza.

Un recente studio (Trial COMPARE) condotto su 6 pazienti con artrite reumatoide grave mostra risultati incoraggianti: il 67% ha ridotto di almeno metà le articolazioni infiammate, e l’83% ha mostrato miglioramenti clinici già dopo poche settimane e dopo 12 mesi di follow-up 3 pazienti hanno raggiunto la remissione completa di malattia, libera da farmaci.

I risultati – conclude Tirri – dovranno essere confermati su un numero più ampio di pazienti e in un periodo di osservazione più lungo, noi specialisti invitiamo alla prudenza anche perché il tempo di osservazione è breve, i costi sono elevati e la terapia richiede ospedali altamente specializzati. Ma per i pazienti più gravi, che oggi non hanno alternative terapeutiche efficaci, rappresenta una speranza concreta, aprendo nuove frontiere nella cura delle malattie reumatologiche autoimmuni gravi”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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