Allarme listeria, quali sono gli alimenti cui fare attenzione

Il maxi ritiro, iniziato con un solo prodotto, si è esteso. Cosa bisogna sapere per evitare rischi per la salute

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Sono ben 59 i lotti di alimenti ritirati dal commercio per l’allarme listeria. Il rischio, per la presenza del batterio, riguarda confezioni di vitello tonnato, tacchino al forno, arrosto di tacchino ai funghi e lonza di maiale, a marchio “Eurospin” e “A.m.m.53”, tutti prodotti presso lo stabilimento dell’azienda A.m.m.53 a Spresiano, in Veneto. La stessa azienda produttrice ha raccomandato di non consumare i prodotti richiamati, eliminandoli o restituendoli ai punti vendita dove sono stati acquistati.

L’allarme listeria e il ritiro della carne

Non è la prima volta che scatta la procedura di richiamo per alcuni alimenti in commercio a rischio di contaminazione con il batterio Listeria monocytogenes, segnalato dal ministero della Salute. In questo caso, però, l’altert riguarda esclusivamente cibi a base di carne. Nello specifico, si tratta di due distinti richiami che interessano prodotti che si trovavano fino a poche ore fa sugli scaffali di altrettante note catene di distribuzione: Eurospin e Coop. Nel primo caso a far scattare la procedura di sicurezza è un rischio microbiologico, cioè la possibilità che il cibo sia stato contaminato proprio dal batterio, che potrebbe trovarsi in confezioni di vitello tonnato. Nel secondo caso, invece, a preoccupare è un allergene non dichiarato in etichetta nei tramezzini.

Il richiamo del vitello tonnato: perché e i rischi

Nel caso del vitello tonnato, si tratta di un prodotto a marchio ‘Portami Via’ di Eurospin, nel formato da 180 grammi e del lotto specifico L260/26, con data di scadenza 13 ottobre 2026. Secondo quanto emerso, potrebbe contenere il batterio Listeria monocytogenes, che può provocare la listeriosi, associata a febbre, nausea, vomito e problemi intestinali, se contratta in forma lieve. In soggetti fragili o se colpiti da forma più grave, può indurre anche meningite, encefalite, sepsi ed endocardite. Come specificato dallo stesso ministero della Salute, le confezioni di vitello tonnato a rischio sono state prodotte nello stabilimento di A.M.M.53, con sede a Spresiano, in provincia di Treviso.

L’allarme si è estesi a 59 lotti

L’allarme, però, si è poi esteso ad altri alimenti, riguardando complessivamente 59 lotti di prodotti differenti. Tra questi ci sono anche tacchino arrosto e lonza di maiale, distribuiti sia con il marchio Eurospin, sia con il marchio A.M.M.53 della stessa azienda produttrice. Per questo adesso si parla di maxi richiamo che riguarda preparati a base di carne e affettati. Proprio la carne, infatti, è uno dei veicoli principali per la diffusione del batterio, insieme a salmone, latte e derivati.

Le precedenti contaminazioni di carne

Tra le più note contaminazioni da Listeria in tempi relativamente recenti c’è un precedente che ha riguardato una partita di carni. È accaduto a marzo del 2023, quando era scattato un provvedimento analogo di ritiro di prodotti a base di carne, in quel caso equina e di pollo, a marchio Coppiello Giovanni. Provenivano da Vigonza, in provincia di Padova e anche in quella occasione tutti i cibi a rischio erano stati ritirati dal commercio. Nel 2025, invece, una vasta gamma di prodotti a base di latte, realizzati da 4 marchi differenti, erano stati tolti dagli scaffali dei supermercati per la sospetta presenza non di un batterio, ma di corpi estranei che sarebbero potuti finire negli alimenti in fase di lavorazione (si trattava, nello specifico, di piccole frazioni di gomma).

Gli altri alimenti a rischio Listeria

Lo scorso giugno, invece, era toccato a lotti di carpaccio di salmone e formaggi di pecora. D’altro canto i richiami sono provvedimenti non infrequenti nel settore alimentare. Secondo gli esperti, sono la prova dell’efficacia dei controlli ai quali sono sottoposti i cibi messi in commercio, dunque sono una “garanzia” per i consumatori. In genere si possono verificare quando, a seguito di un controllo interno o esterno, viene rilevata la presenza o anche solo il rischio fondato di presenza di un agente patogeno in uno stabilimento. Consiste, quindi, in una procedura di cautela che può essere estesa non solo ai singoli lotti interessati, ma anche a quelli potenzialmente esposti alle stesse condizioni di produzione.

Gli alimenti che possono contenere listeria (anche se cotti)

La Listeria monocytogenes, infatti, è un patogeno molto presente nell’ambiente: lo si può trovare a terra, nell’acqua e tra la vegetazione. Diventa pericoloso per l’uomo se viene ingerito perché causa una infezione alimentare, chiamata listeriosi, comune ma potenzialmente rischiosa. Uno dei motivi per i quali occorre molta prudenza è dovuto al fatto che la Listeria può sopravvivere anche a basse temperature: per questo capita spesso – come nel caso dei ritiri in questione – che la si trovi anche in alimenti conservati in frigorifero, come appunto affettati, carni cotte e pronte al consumo, o lavorate e mantenute in frigorifero. Uno dei rischi maggiori è rappresentato dagli alimenti pronti al consumo, che vengono mangiati senza ulteriore cottura. Tra questi ci sono, ad esempio, prodotti di gastronomia, affettati e pesce affumicato, ma anche formaggi molli o vegetali preconfezionati, oltre a latte non pastorizzato.

Cosa fare per evitare l’infezione

Oltre a rispettare i richiami, dunque, occorre seguire alcune norme di igiene e precauzioni. Proprio perché il batterio può sopravvivere e replicarsi anche a basse temperature, per esempio, occorre lavare accuratamente frutta e verdura, ma anche pulire coltelli, taglieri e superfici dopo aver preparato alimenti crudi, soprattutto se si tratta di carne. È buona norma anche tenere lontani i cibi cotti da quelli ancora crudi. Lo stesso frigorifero va pulito regolarmente e va controllata e mantenuta costante la temperatura, per evitare ulteriori proliferazioni di patogeni. Gli esperti consigliano anche sempre di consumare gli alimenti entro la data di scadenza indicata sulle confezioni, sia se sono integri, sia – soprattutto – una volta aperti ed esposti all’aria che ne facilita il deterioramento.

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