Continuano a emergere particolari sulla vicenda che ha coinvolto Sigfrido Ranucci, il giornalista televisivo finito nel mirino di un attentato dinamitardo nell’ottobre 2025. A distanza di un anno dall’esplosione avvenuta davanti alla sua abitazione, l’inchiesta della Procura di Roma registra nuovi sviluppi. Al centro dell’attenzione questa volta c’è Saverio Mutone, uno degli uomini accusati di aver partecipato materialmente all’azione, che ha deciso di parlare con gli investigatori dopo essersi precedentemente avvalso della facoltà di non rispondere.
Un interrogatorio durato ben sei ore, durante il quale sarebbero emersi particolari importanti sulla provenienza dell’esplosivo e sulle persone coinvolte anche se, la versione fornita dall’indagato secondo quanto riportato dal Tg1, non avrebbe convinto del tutto gli inquirenti.
Attentato a Sigfrido Ranucci, cosa ha raccontato Saverio Mutone
Per mesi aveva preferito mantenere il silenzio ma ora invece, Saverio Mutone ha scelto di rispondere alle domande dei magistrati, nel tentativo di chiarire la propria posizione nell’inchiesta sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci.
A spiegare le ragioni dell’interrogatorio è stata la sua legale, Carolina Schettino, che ha sottolineato la volontà di fare luce sul ruolo attribuito al proprio assistito. Durante il confronto con gli investigatori infatti, Mutone avrebbe ribadito che l’obiettivo dell’azione non sarebbe stato quello di provocare danni fisici alle persone: “Non volevamo fargli del male” avrebbe dichiarato a sostegno di una ricostruzione che, tuttavia, dovrà essere valutata alla luce delle prove raccolte.
L’uomo avrebbe inoltre indicato Gomes Clesio Tavares, collaboratore di Valter Lavitola, come la persona che avrebbe materialmente fornito l’ordigno utilizzato nell’attentato: una dichiarazione significativa, soprattutto perché introduce nuovi elementi da verificare nella ricostruzione delle responsabilità.
Secondo le indiscrezioni diffuse dal Tg1, però, gli investigatori nutrirebbero ancora dubbi sull’attendibilità di questa versione.
Il ruolo di Valter Lavitola e la testimonianza di Laura Cianfoni
L’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci coinvolgerebbe anche Valter Lavitola, l’imprenditore indicato dagli investigatori come il mandante dell’attentato: la sua posizione sarebbe uno degli aspetti centrali di una vicenda giudiziaria che continua a presentare numerosi punti da chiarire.
Nel frattempo, la Procura di Roma e i carabinieri hanno ascoltato anche Laura Cianfoni, amica di Sigfrido Ranucci e persona che avrebbe partecipato ad alcune cene insieme a Lavitola. La donna sarebbe stata sentita in qualità di testimone e il suo racconto potrebbe contribuire a ricostruire i rapporti personali tra alcuni dei protagonisti della vicenda.
Un passaggio importante per comprendere meglio il contesto nel quale sarebbe maturata l’azione dinamitarda e verificare eventuali collegamenti tra le persone coinvolte.
Gli investigatori stanno infatti cercando di ricomporre un quadro complesso, mettendo a confronto dichiarazioni, testimonianze e risultati degli accertamenti tecnici.
Gomes Tavares si trova in Camerun: cosa succede adesso?
Un altro capitolo ancora aperto riguarderebbe poi Gomes Clesio Tavares, attualmente in Camerun e destinatario di un provvedimento cautelare nell’ambito dell’inchiesta.
La Procura di Roma ha avviato le procedure necessarie per richiederne l’estradizione, ma il suo eventuale ritorno in Italia resta incerto.
Secondo le ultime informazioni, l’uomo avrebbe interrotto da circa dieci giorni i contatti con il proprio avvocato, spiegando di avere alcune questioni personali da sistemare prima di prendere ulteriori decisioni: raggiunto telefonicamente, Tavares avrebbe manifestato la disponibilità a rientrare soltanto in presenza di adeguate garanzie processuali, sottolineando che qualsiasi eventuale estradizione dovrà rispettare le disposizioni previste dalla legge camerunense.
A un anno dall’esplosione davanti alla casa del giornalista, dunque, restano ancora interrogativi importanti e gli inquirenti devono completare la ricostruzione della dinamica, verificare le dichiarazioni degli indagati e definire le singole responsabilità.
Le sei ore di interrogatorio di Saverio Mutone rappresentano sicuramente un nuovo tassello dell’inchiesta, ma non consentono ancora di considerare definitivamente chiarita la vicenda. Le accuse e le dichiarazioni raccolte dovranno essere sottoposte alle verifiche giudiziarie fino a un’eventuale risoluzione definitiva.