Il matrimonio è uno dei momenti più importanti nella vita di ciascuno di noi, e non sorprende che le coppie vogliano vivere al meglio la coronazione del loro sogno d’amore. Gli impegni lavorativi, da questo punto di vista, potrebbero non aiutare: scadenze, meeting e routine potrebbero distogliere l’attenzione dei neosposi dal traguardo, portando con sé anche ansie e preoccupazioni.
Fortunatamente, la legge tutela la serenità di tutte le coppie: in occasione del fatidico sì, infatti, i futuri sposi possono usufruire di un congedo matrimoniale per godersi al meglio questo momento magico.
Indice
Cos’è il congedo matrimoniale
Il congedo matrimoniale è un periodo di assenza retribuita a lavoro a cui ciascun dipendente ha diritto in occasione del proprio matrimonio. Il permesso viene accordato per riti civili e/o religiosi, così che gli sposi possano dedicarsi ai preparativi senza perdere la loro retribuzione. A regolare la disciplina e l’erogazione del congedo matrimoniale è il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, quindi, in base a quello di riferimento per il proprio settore potrebbero esserci delle piccole differenze.
A chi è rivolto il congedo matrimoniale 2026
Il congedo matrimoniale può essere richiesto da diverse categorie di lavoratori. Nello specifico:
– Lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori a tempo parziale orizzontale;
– Lavoratori a tempo determinato. L’articolo 55, co.1, lett. d) CCNL 12.02.2018 prevede espressamente che possono essere concessi permessi non retribuiti per motivate esigenze fino a un massimo di 15 giorni complessivi e permessi retribuiti solo in caso di matrimonio ai sensi dell’art. 31.
– Lavoratori a tempo parziale verticale. Secondo l’articolo 33 comma 9 del CCNL 09/05/2022, il permesso per matrimonio spetta per intero solo per i periodi coincidenti con quelli lavorativi, fermo restando che il relativo trattamento economico è commisurato alla durata prevista per la prestazione giornaliera.
Chi non può ottenere il congedo
Alcune categorie di persone non hanno diritto al congedo matrimoniale. A questa categoria appartengono:
- Lavoratori autonomi: liberi professionisti e partite IVA, non essendo alle dirette dipendenze di nessuno, possono decidere liberamente quando interrompere la propria attività lavorativa.
- Titolari di impresa: anche in questo caso, non trattandosi di lavoratori dipendenti, non possono fare richiesta per il congedo.
- Chi celebra solo un matrimonio religioso: per poter avanzare la richiesta è necessario che il vincolo abbia pieno valore civile, come nel caso delle nozze concordatarie.
Come richiedere il congedo matrimoniale 2026
I lavoratori occupati devono presentare la domanda al datore di lavoro con un congruo preavviso, così che non si vengano a creare danni per l’azienda. Entro 60 giorni dal matrimonio, inoltre, il dipendente dovrà presentare un apposito certificato di nozze (se richiesto). Se non è possibile produrre la certificazione nei termini citati, si può presentare un certificato rilasciato dall’Autorità religiosa ovvero una dichiarazione sostitutiva autenticata.
In molti casi, le aziende hanno un proprio modulo interno da compilare, poiché non esiste un unico tipo universale. Accertatevi quindi che nella modulistica sia presente il documento che vi serve. In alcuni casi, le compagnie potrebbero accettare una semplice richiesta scritta o una comunicazione via e-mail all’ufficio del personale.
Di solito la pratica contiene le generalità del lavoro; la data del matrimonio o dell’unione civile; il periodo in cui si intende fruire del congedo; data e firma.
Rinunciare al congedo matrimoniale
Il lavoratore può rinunciare al congedo matrimoniale, pur trattandosi di un diritto acquisito. Non è possibile però la rinuncia al permesso (che equivale a 15 giorni di permesso retribuiti), per percepire un’eventuale indennità sostitutiva dal datore di lavoro.
Diniego del congedo
Se il lavoratore possiede i requisiti previsti dalla legge e dal CCNL di riferimento e presenta la richiesta nel rispetto delle modalità previste, il datore di lavoro non può negare arbitrariamente il congedo matrimoniale.
In alcune situazioni, tuttavia, potrebbe arrivare un rifiuto. Gli scenari più comuni includono la mancanza di presupposti per il suo riconoscimento (ad esempio se il lavoratore non rientra nelle categorie dei beneficiari), oppure se la richiesta non rispetta le condizioni stabilite dalla normativa o dal contratto collettivo.
In caso di diniego ritenuto illegittimo, il lavoratore può chiedere chiarimenti direttamente al datore di lavoro, e in mancanza di spiegazioni rivolgersi alle rappresentanze sindacali o tutelare i propri diritti nelle opportune sedi competenti.
Come funziona la pratica nel 2026
Secondo il riferimento legislativo, il periodo di 15 giorni di congedo matrimoniale deve essere ininterrotto, non è frazionabile e comprensivo delle giornate festive e lavorative. La fruizione deve iniziare entro 45 giorni dalla data in cui è stato effettuato il rito.
Nel caso di eventi imprevisti che rendano oggettivamente impossibile la fruizione del permesso entro il termine stabilito, il dirigente potrà concordare con il dipendente un diverso termine per il godimento dei giorni di congedo. Anche in questo caso, quindi, la presenza di un rapporto lavorativo sereno e disteso potrebbe fare la differenza.
In ogni caso, entro 30 o 60 giorni dalle nozze è necessario presentare il certificato di matrimonio all’azienda. Non esistono comunque limiti alla richiesta del congedo matrimoniale. Anche in caso di seconde e terze nozze si può usufruire dei giorni di ferie sempre secondo le stesse modalità.
Come funziona per i matrimonio all’estero
Anche se ci si sposa all’estero si può chiedere il congedo matrimoniale ad un’unica condizione: che l’unione sia valida e riconosciuta dall’ordinamento italiano. In questo caso, il datore di lavoro può richiedere la documentazione necessaria a dimostrare l’avvenuta celebrazione così da ovviare ad ogni tipo di inconveniente.
Gli aspetti retributivi della pratica
Il congedo matrimoniale non ha risvolti negativi in termini retributivi. Durante questo periodo, al dipendente spetta l’intera retribuzione, compresa l’indennità di posizione organizzativa e la retribuzione di posizione. Vanno invece esclusi i compensi per le prestazioni di lavoro straordinario e le indennità che richiedano lo svolgimento della prestazione lavorativa. Inoltre, non incide in alcun modo su giorni di ferie, tredicesima e anzianità di servizio.
C’è di più: in alcuni casi si può fare richiesta all’INPS per un assegno di congedo matrimoniale a pagamento diretto. Questa possibilità è rivolta agli operai non occupati che abbiano prestato opera presso imprese artigiane o industriali per non meno di 15 giorni nei 90 giorni precedenti al matrimonio. L’assegno per congedo matrimoniale è pari a sette giorni di retribuzione: la cifra erogata è calcolata sulla base della retribuzione percepita nell’ultimo periodo di paga.