Ai nostri tempi, c’erano solo loro: le babysitter. Alle babysitter ci si rivolgeva principalmente per permettere ai genitori di uscire la sera, sapendo i figli al sicuro, a casa: cena, film, letto. Le mamme ed i papà più incasinati, avevano bisogno di babysitter anche durante i pomeriggi: riprendere i bambini a scuola, portarli a casa a fissare il soffitto, semmai a fare uno sport (uno di numero), o ad una festa di compleanno. Il programma era questo, semplice e secco.
Le babysitter di qualche anno fa erano ragazze molto giovani, spesso minorenni, vicine di casa, cugine di terzo grado, figlie di un’amica di una compagna di classe della zia. La selezione aveva standard oggi inimmaginabili: si spargeva la voce sulla ricerca di una babysitter; se arrivavano tre candidature (all’epoca sotto formato di telefono senza filo) era già troppo; la prima che arrivava a casa, davanti al cospetto di un genitore, si faceva finta di ascoltarla, perché in realtà era già assunta. In nero, ovviamente.
Ai tempi in cui i genitori sembravano avere più tempo, forse perché lavoravano meno, forse perché godevano anche di nonni più giovani ai quali ogni tanto delegare, o forse perché non perdevano ore preziose in mail e call e in qualche scrollatina qua e là sui social, bastava una babysitter al pomeriggio o al bisogno.
Oggi, invece, ci sono le tate (o nanny per chi ha la r volutamente fragile).
Indice
La tata ai tempi in cui nessuno ha più tempo
Noi genitori dell’era in cui tutto corre veloce, prima ancora di capire la destinazione, non abbiamo più tempo. Ed i nostri figli sono incasinati come noi, sebbene, in alcuni casi, abbiano l’età espressa ancora in mesi.
Noi mamme e papà abbiamo da fare un sacco di cose, non ci bastano le solite 24 ore e, giustamente, anziché semplificarci l’esistenza, ce la inguaiamo. Lo facciamo riempiendo anche i nostri figli di attività: piscina il lunedì, chitarra il martedì, tennis il mercoledì, seconda lingua il giovedì, venerdì libero, sabato e domenica sci. E questo è il programma delle famiglie “povere”. Per fare tutto questo, abbiamo bisogno di più aiuti: un nonno/nonna (che potrebbe fingersi morto anche se sta meglio di noi), una tata automunita o con tanta voglia di camminare, infine uno bravo, per noi adulti.
La tata, oggi, non può che essere il centro della famiglia. Lei sa e provvede come un deus ex machina: dalla presa in carico del minore ovunque sia stato ubicato, alla preparazione dei pasti serali, all’acquisto del materiale scolastico, alle pallosissime feste di compleanno della classe (poraccia), al calendario delle attività, al bagnetto, alla messa a letto, al mare o alla montagna. Vien da sé, che questa figura stile centauro, metà essere umano e metà cavallo per galoppare in ogni angolo urbano, non può essere una comune babysitter, tipo studentessa fuori corso, non si può reclutarla dopo una selezione veloce, non si può usare il passaparola.
E se un tempo erano i modelli di smartphone o quelli dell’auto a fare da status simbol, oggi il ruolo d’onore spetta alla figura che segue i nostri figli. Se quest’ultima passa con lui/lei così tanto tempo da confonderla con un parente strettissimo, come quelli che gli/le hanno dato la vita, parliamo di tate/nanny e di famiglie con tanti zeri come il tempo a disposizione con i pargoli. In tutti gli altri casi, rimane sempre valida l’alternativa babysitter, che fa molto famiglia medio-povera!
Sono una tata non sono una santa!
Alcune famiglie, in special modo se vivono in grandi centri urbani, sono estremamente affollate. Non per numero di figli ma per figure specializzate, tre come il numero perfetto: una persona che si occupa della pulizia dell’attico, una a servizio dei bambini, ed una dei figli pelosini. Colf, tata, dogsitter.
Non tutte le famiglie, però, hanno chiari i confini tra accompagnare i bambini al golf, pulire la cappa della nostra cucina, e giocare con il pargolo con il collare.
Ovviamente, se ci stanno a cuore i bambini, sarebbe sempre meglio ricordarsi che la tata non è una santa e non fa miracoli: tipo passare il pomeriggio in piscina con loro e, contemporaneamente, battere gli arazzi. Una persona dedicata ai soli bambini può costare di più, ma permette anche una maggiore presenza ed attenzione lì dove i minori si trovano. Chiederle altro, inoltre, alza la probabilità che scappi prima del tempo!
Cosa chiediamo ad una tata, manco avesse in gestione la Groenlandia
Ma concentriamoci sulle famiglie che non si fermano mai, manco in vacanza. Le famiglie molto ricche, che vivono nella stanza dei bottoni, non hanno figli ma piccoli eredi che, molto probabilmente, governeranno il mondo. Frequentano scuole per poliglotti, praticano solo sport profittevoli dal punto di vista socio-economico. Il loro tempo è denaro da investire sin dal momento della placenta.
Per loro, solo il meglio. Ed il meglio consiste in una tata-nanny che si deve occupare solo di loro e della loro ala del castello. Una persona così deve presentare una lista di competenze non negoziabili.
Le 1o caratteristiche della tata con i fiocchi:
- conosce almeno due/tre lingue;
- garantisce presenza fissa (a volte anche nottura);
- ha la reperibilità anche nei week end;
- è disponibile a viaggiare con il baby duca;
- conosce le mode alimentari del momento;
- ha una presenza curata, ma non appariscente;
- ha possibile esperienza con famiglie internazionali;
- possiede certificazioni di diverso genere;
- ha una laurea nel settore educativo;
- è gentile e sorride quanto basta e con chi conta (come dovrà fare il mini duca).
A livello educativo, un po’ come avviene nelle famiglie con pil meno impattante, in genere non si pretende nulla se non gli stessi valori di mamma e papà: nella vita non c’è tempo da perdere!
I colloqui, oggi, partono dopo un annuncio in qualche piattaforma ad hoc o seguono ad una richiesta presso le agenzie che si occupano solo di queste figure mitologiche. Non bastano tre parole per capire se si è di fronte alla persona adatta. In genere, dalla ricerca all’assunzione (in regola) ballano settimane, come ballano i numeri dei loro stipendi che, giustamente, possono raggiungere cifre ragguardevoli, soprattutto nei casi in cui la tata diventi presenza fissa anche la mattina di Natale.
Quando la tata ideale sparisce
La tata ideale è quella che mutua la sua vita con quella dei bambini (non suoi) per cui costa, per cui è rara. Si tratta di uno di quei mercati nei quali l’offerta è inferiore alla domanda. Spesso, è lei che può scegliere, se è davvero “brava”, e non chi ha messo l’annuncio.
Il problema della tata ideale, ma anche di una brava babysitter, non viene mai affrontato. Per anni, lei assiste i nostri figli, sa cose che noi non sapremo mai, presenzia durante alcuni accadimenti banali solo all’apparenza, conosce e riconosce gli stati d’animo del piccolo alla prima riga sul viso, dispensa abbracci e carezze: lei è la madre-padre durante l’infanzia e poi, però, sparisce. Resa inutile dalla maggiore e crescente indipendenza dei nostri figli, va via, verso altri lidi. E, per quanto ci si possa tenere in contatto, la si vedrà sempre meno di chiunque altro. Lei è stata una persona di famiglia alla quale ci si è davvero affezionati e che si vorrebbe avere accanto per molto altro tempo, ma non si può fare.
Per alcuni ragazzi, infine, potrebbe essere un vero trauma, dopo essere stati cresciuti dalla tata ideale, ritrovarsi in casa da soli, con due adulti estranei.