Negli ultimi anni, prendersi cura della pelle non è più un’abitudine adulta: è diventata una pratica condivisa sempre più precocemente da bambine e preadolescenti. Routine che un tempo si limitavano all’igiene di base oggi si trasformano in rituali con più prodotti (detergenti, tonici, sieri e perfino anti-age), spesso replicati dopo aver visto video tutorial sui social. Questo cambiamento non è un dettaglio estetico: racconta una trasformazione culturale profonda nel modo in cui le giovanissime ed i giovanissimi percepiscono il proprio corpo e il proprio aspetto e quale valore vi danno. E, non da ultimo, rappresenta uno dei tanti sintomi di adultizzazione dei giovani e delle giovanissime.
In questo articolo, anche alla luce di alcune ricerche internazionali, cerchiamo di capire quanto questo fenomeno sia impattante, a quale età, quale ne sia la causa e come poter intervenire come genitori.
Indice
La skincare e le bambine
Partiamo da una doverosa premessa: per quanto il fenomeno della skincare, declinata sulla tenera età, sia in crescita, questo non riguarda la maggior parte delle nostre bambine e delle nostre ragazzine. Inoltre, è importante ricordare che da sempre le figlie hanno imitato i gesti di cura e di bellezza delle proprie madri, per cui non è di questo che siamo in procinto di parlare. Come, infine, una maschera di bellezza applicata sul viso, durante un pigiama party fra amichette, non rende automaticamente quelle bambine delle sephora kids!
Va detto che, negli ultimi anni la skincare ha cambiato status: da gesto pratico legato all’igiene, all’ordine, alla cura personale ora rappresenta una forma di affermazione e di identità. Pensiamoci un attimo: più prodotti di qualità e di ultima generazione usiamo (e mostriamo) quotidianamente, e più saliamo sul podio (almeno dei social!). Con la scelta di alcuni prodotti comunichiamo agli altri quanto siamo ricche e sofisticate. Ed il mezzo che usiamo sono i social che, di fatto, sono fattore determinante del problema.
Parallelamente il mercato nel settore beauty, a livello globale, ha annusato il business potenzialmente florido, con target sempre più giovane. E questo, con il supporto di una buona e glam comunicazione sui social, ha contribuito in modo significativo alla crescita delle vendite di skincare sulle bambine e preadolescenti.
Uno studio di Boston Consulting Group segnala che i teenager rappresentano circa il 10% del mercato beauty statunitense, con spese importanti in prodotti skincare, make-up e profumi, a dimostrazione di una domanda sempre più forte da parte delle generazioni più giovani (con un interesse che coinvolge anche i maschi).
Beauty & Bambine: quanto è diffuso il fenomeno
Non stiamo parlando di un fenomeno isolato, di poche baby influencer che giocano con la bellezza con l’ovazione di mamme e papà. Quello che preoccupa riguarda migliaia di bambine e ragazzine, neanche adolescenti, che si preoccupano del loro aspetto, della propria pelle e del proprio corpo, confrontandolo con gli altri sui social. E che sentono l’esigenza di investire tempo e risorse economiche (va da sé, non proprie ) per “migliorarsi”. Una survey nel Regno Unito ha rilevato che: oltre un quarto delle bambine tra i 9 e i 12 anni usa prodotti con attivi potenti come retinolo o alfa-idrossiacidi, non indicati per pelli giovani, con motivazioni puramente estetiche; i preadolescenti (8–13 anni) rappresentano quasi metà degli acquisti beauty in alcune fasce di mercato.
Origini e diffusione del fenomeno: dai social al marketing
Il fenomeno ha anche un nome che circola da qualche anno: le chiamano Sephora Kids! Un’etichetta popolare che fotografa l’ossessione di alcune bambine e pre-adolescenti verso prodotti skincare e beauty, spesso comprati autonomamente o con l’aiuto dei genitori e mostrati su TikTok e Instagram.
Le cause sono molteplici anche se sembrano avere un’origine comune: l’esposizione ai social. Non a caso il fenomeno si è diffuso lentamente e parallelamente ai social ed ai contenuti presenti negli ultimi anni.
Mentre da un lato i social media, attraverso tutorial e video di beauty routine espongono le giovanissime a modelli estetici complessi e consumistici, molte aziende di cosmetici hanno ampliato target e packaging declinandoli come giocosi, divertenti, come fossero dei giocattoli. Per molte bambine questa skincare emula l’adulto e diventa una forma di socializzazione e appartenenza (guardare tutorial, confrontarsi con amiche, condividere acquisti). Per questo dobbiamo ricordarci che queste bambine sono vittime di un sistema che le sfrutta creando bisogni e fragilità che si confanno più agli adulti. Mentre, parallelamente, ne esiste un altro che infantilizza gli adulti, facendoli diventare target di oggetti disegnati e pensati da sempre per un pubblico molto giovane. Un mercato “sottosopra”, potremmo azzardarci a dire, e che potrebbe sapere di ridicolo, se non fosse che miete vittime sempre più giovani e sempre più velocemente.
I contro: rischi dermatologici e psicologici
Il primo impatto psicologico su queste bambine che emulano le ragazze decisamente più grandi e le donne (dunque non più quel gioco di imitazione che tutte abbiamo praticato, verso la nostra mamma, come accadeva anche per il bambino che non vedeva l’ora di radersi come il papà) è la precoce interiorizzazione di una cultura estetica focalizzata sulla perfezione. Inevitabilmente questo impatta come uno tsunami sull’autostima. Il rischio è associare la cura di sé non al benessere, ma alla correzione di presunte imperfezioni, favorendo un confronto continuo con modelli irrealistici ( e noi donne, di qualunque età, ne sappiamo qualcosa!).
Al di là della questione etica e sociale ne esiste anche un’altra che riguarda la salute di queste giovanissime. La pelle dei bambini è fisiologicamente diversa da quella degli adulti: per questo, anche in spiaggia, i solar per i bambini devono essere specifici. L’uso di prodotti formulati per pelli mature non di rado provoca irritazioni e dermatiti Per non parlare delle interferenti endocrini di alcuni prodotti che potrebbero minare la futura fertilità.
Come intervenire: genitori ed educatori
La skincare precoce non è mero un fenomeno estetico: è lo specchio di una cultura digitale e consumistica che raggiunge in modo sempre più peculiare e mirato le giovani generazioni. Non si tratta di demonizzare la cura di sé, né tanto meno il gioco, ma di accompagnarla con consapevolezza, informazione e responsabilità.
Per questo, dobbiamo smetterla di puntare il dito verso le vittime e guardarci allo specchio. Il problema va risolto fra noi adulti e, va detto con chiarezza e fermezza, anche fra coloro che non sono solo i genitori interessati dal fenomeno. Se ci sono di mezzo i social, la guerra la si vince solo se facciamo squadra.
Ecco come fare:
- trattiamo le bambine ed i bambini come tali, non anticipiamone desideri o bisogni;
- educhiamo alla salute del corpo, alla cura, e non alla “perfezione”;
- parliamo con serenità , spiegando perché diciamo no! ad un certo tipo di mercato;
- non abbandoniamole davanti agli schermi.
Limitare l’esposizione a contenuti beauty non adatti all’età e discutere insieme dei messaggi mediatici può essere un modo per prevenire pressioni e confronti insani.