Narges Mohammadi, la vita in lotta dell’attivista iraniana Nobel per la Pace 2023

La drammatica vita di Narges Mohammadi, attivista per i diritti umani, condannata a più di 30 anni di carcere e 154 frustate: che il premio Nobel per la Pace non spenga la luce sulla sua storia

Pubblicato: 6 Ottobre 2023 16:35

Luca Incoronato

Giornalista

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Il premio Nobel per la Pace 2023 è stato assegnato a Narges Mohammadi, vicepresidente del Centro di Difesa per i Diritti Umani. Una storia che ha dell’incredibile, la sua. In costante lotta, è stata arrestata ben 13 volte ed è attualmente in detenzione.

Proviamo a raccontare la sua storia, così che tutti possano comprendere il peso delle sue azioni e condividere le sue idee. Rispondendo in sintesi alla domanda chi è Narges Mohammadi, è un’attivista impegnata nella lotta contro l’oppressione delle donne in Iran, schierata a tutela della libertà di tutti.

Chi è Narges Mohammadi

Come detto, Narges Mohammadi è attualmente in stato di detenzione, ancora una volta. Non è mai scappata da una lotta, nonostante il prezzo da pagare fosse altissimo. Non può farlo perché ha visto donne sacrificare la propria vita per il solo diritto di viverla al di fuori di certe imposizioni di regime.

Arrestata ben 13 volte e condannata complessivamente a 31 anni di carcere, è oggi nel penitenziario di Gharchaki, in Iran. Amnesty International riporta come le condizioni di detenzioni siano crudeli e disumane, al punto di rifiutarle la più basica assistenza sanitaria.

Ha 50 anni Narges Mohammadi e si batte strenuamente contro il regime teocratico di Teheran. Ha pagato con gli anni di prigionia, le violenze, il terrore, le minacce e la propria stessa pelle il coraggio dimostrato nel protestare. I giudici locali l’hanno infatti condannata non soltanto a un totale di 31 anni di prigione, ma anche a 154 frustate.

Era una giovane studentessa di Fisica negli anni ’90, quando ha dato il via al proprio percorso da attivista. Conclusi gli studi, ha portato avanti la battaglia con degli editoriali su svariati giornali riformisti. Nel 2003 è poi diventata membro del Centro per i difensori dei diritti umani di Teheran, organizzazione umanitaria fondata da Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace.

Una vita scandita da condanne, arresti e violenze, che però non l’hanno mai costretta a tacere. Nel 2011 è finita in manette per la prima volta, condannata perché impegnata nell’assistere gli attivisti incarcerati e le loro famiglie. In seguito si è attivata per una campagna contro la pena di morte in Iran, continuando a far sentire la propria voce dalla cella, in cui è finita ancora dopo il rilascio su cauzione.

Le proteste in Iran

Nel settembre 2022 si è aperta una nuova fase dell’attivismo per i diritti umani e le donne in Iran. Un mese particolare, perché segnato dalla tragica morte di Mahsa Jina Amini, giovane donna curda deceduta mentre in custodia della polizia morale iraniana. Tutto ciò per non aver indossato bene il velo. Un’uccisione brutale, che ha scatenato le maggiori polemiche contro il regime dalla sua salita al potere, nel 1979.

Centinaia di migliaia di persone sono scese in strada. Una protesta repressa nel sangue, con più di 500 manifestanti assassinati e migliaia feriti. Sono stati effettuati almeno 20mila arresti, a dimostrazione di come nessun tentativo di confronto sia possibile con chi governa il Paese. La storia purtroppo continua a ripetersi e di recente un’altra giovane è stata ridotta in coma dalla polizia, perché non indossava il velo.

Le motivazioni del Nobel per la Pace

Il Comitato norvegese ha spiegato d’aver assegnato il premio Nobel per la Pace a Narges Mohammadi per onorare la sua lotta coraggiosa, per i diritti, la libertà e la democrazia in Iran. Un riconoscimento che si allarga anche alle centinaia di migliaia di persone che sono scese in strada, rischiando la vita e perdendola, in molti casi, lo scorso anno.

“Solo abbracciando la parità di diritti per tutti il ​​mondo potrà raggiungere la fraternità tra le nazioni che Alfred Nobel cercò di promuovere. Il premio a Narges Mohammadi segue una lunga tradizione in cui il Comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il Premio per la Pace a coloro che lavorano per promuovere la giustizia sociale, i diritti umani e la democrazia”.

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