L’immaginario collettivo (e la società) ha da sempre spacciato per vera una divisione dei ruoli piuttosto semplice: lei sogna il matrimonio, lui teme di essere incastrato. Il copione era così radicato da sembrare quasi una legge naturale. Poi arrivano i numeri e scopriamo che quella legge oggi non esiste più. Anzi, forse non è mai esistita davvero: era solo una storia ripetuta abbastanza volte da sembrarci credibile.
Tra gli adolescenti di oggi, infatti, sono i ragazzi a dichiarare più spesso di volersi sposare. Le ragazze risultano invece molto più caute. Non necessariamente disilluse, non necessariamente ostili all’amore e neppure improvvisamente convinte che ogni relazione debba finire in ghosting. Semplicemente, sembrano meno entusiaste davanti all’idea del matrimonio così come lo hanno visto funzionare fino a oggi.
Ed è qui che qualcosa non torna. Perché se il matrimonio promette le stesse cose a entrambi – stabilità, affetto, famiglia, sostegno – perché dovrebbe attrarre di più una parte rispetto all’altra? La risposta è meno romantica di quanto pensiamo.
I ragazzi non hanno smesso di credere nel “per sempre”
Secondo i dati raccolti tra gli studenti americani dell’ultimo anno delle superiori, il 74% dei ragazzi immagina di sposarsi un giorno. Tra le ragazze, la percentuale scende al 61%. Il dato diventa ancora più interessante se guardiamo indietro: trent’anni fa erano proprio le ragazze a mostrarsi più convinte.
La trasformazione, quindi, non riguarda tanto i maschi dal momento che il loro desiderio di matrimonio è rimasto relativamente stabile. Sono le ragazze ad aver cambiato idea in modo netto. E no, non basta liquidare tutto dicendo che siamo diventate più indipendenti, più selettive o più concentrate sulla carriera. Tutto vero, per carità, ma sarebbe troppo facile.
Probabilmente invece il punto è che oggi siamo molto più consapevoli di ciò che una relazione seria può richiedere nella vita quotidiana. Non guardiamo soltanto la cerimonia, le promesse e il viaggio di nozze. Vediamo anche chi tiene insieme l’organizzazione della casa, chi ricorda gli appuntamenti, chi si occupa delle persone anziane, chi riduce il lavoro quando arrivano i figli e chi viene considerato automaticamente responsabile del benessere emotivo di tutti.
Insomma, guardiamo il matrimonio in prospettiva, e non sempre ci piace. Può sembrare la stessa scelta sulla carta, ma spesso non viene vissuto allo stesso modo.
Matrimonio, che tipo di relazione che comporta?
Siamo cresciute in un’epoca in cui la parità tra i sessi è stata dichiarata più volte di quante sia stata applicata. Ci hanno detto che potevamo studiare, lavorare, viaggiare, guadagnare e costruire una vita nostra, finalmente. Poi, appena una donna entra in una relazione stabile, ricompare un insieme di aspettative che sembrava estinto. Scomparso per sempre come il poter fumare al cinema. E invece.
Essere autonome, ma anche disponibili. Ambiziose, ma mai troppo assorbite dal lavoro. Curate, attente, presenti ma per carità non assillanti. Capaci di chiedere aiuto, ma senza doverlo chiedere troppe volte. E naturalmente brave a trasformare una casa in un luogo accogliente e sempre in ordine.
Molti ragazzi vedono il matrimonio come un passo naturale verso una vita condivisa, qualcosa che aggiunge stabilità senza cambiare troppo gli equilibri personali. Molte giovani donne, invece, si interrogano su cosa comporti davvero quella scelta nel lungo periodo, temendo che dietro l’idea di condivisione si nasconda una distribuzione delle responsabilità ancora sbilanciata. Non si tratta di sfiducia individuale ma di modelli che, nella pratica quotidiana, faticano ancora a riflettere l’uguaglianza che immaginiamo.
Il vero test della coppia non è la proposta, ma il quotidiano
L’importanza di una relazione non si misura nel giorno in cui qualcuno si inginocchia e tira fuori un anello. Si vede in un martedì qualsiasi, alla fine di una giornata pessima e qualcuno deve comunque pensare alla cena, alla lavatrice, alla spesa e alla bolletta che sta per scadere.
È lì che il romanticismo incontra la realtà. Ed è lì che molte ragazze hanno iniziato a fare calcoli meno poetici, forse meno romantici ma molto più utili.
Negli ultimi anni si è parlato moltissimo di carico mentale: quell’elenco invisibile di cose da ricordare, prevedere e coordinare che spesso viene gestito dalle donne. Non riguarda soltanto l’esecuzione di un compito ma il fatto di accorgersi che quel compito esiste. Non è semplicemente andare al supermercato, è sapere cosa manca. Non è accompagnare un figlio dal medico, è prenotare la visita, conservare i documenti e ricordarsi il controllo successivo.
Il problema del matrimonio, per molte giovani donne, non è quindi il legame ma il rischio di diventare la centrale operativa della relazione mentre l’altra persona continua a considerarsi collaborativa perché “fa tutto quello che gli viene chiesto”.
Il matrimonio è meno seducente: è colpa (anche) della precarietà
C’è poi un’altra ragione, che non è legata al genere ma impossibile da ignorare: costruire una vita adulta è diventato costoso, complicato e sorprendentemente lento.
Lavori instabili, affitti fuori scala, stipendi che crescono meno dei prezzi e case che sembrano appartenere a un universo finanziario parallelo hanno cambiato il modo in cui immaginiamo il futuro. Per molte persone il matrimonio non è più un punto di partenza, ma qualcosa da prendere in considerazione dopo aver raggiunto una sicurezza che continua a spostarsi sempre un pelo più avanti.
Prima vogliamo trovare un impiego decente, poi magari vivere da soli, poi superare il trauma dell’affitto ogni santo mese. Poi capire se possiamo permetterci una convivenza senza dividere un monolocale con la bicicletta in mezzo al soggiorno. A quel punto dovremmo anche avere abbastanza energia emotiva per organizzare una cerimonia. Che fatica!
Non stupisce che tanti giovani rimandino, esitino o considerino il matrimonio una possibilità in astratto. Ma anche qui l’impatto non è identico per tutti. Le donne sanno che un’unione e un’eventuale maternità possono ancora rallentarne la carriera, ridurne il reddito e aumentarne il lavoro non retribuito. La promessa del “facciamo tutto a metà” è bellissima. Peccato che spesso si infranga appena arriva il primo imprevisto.
Le ragazze sono meno romantiche?
Il dato sul matrimonio viene spesso interpretato come segno che le giovani donne siano diffidenti o troppo esigenti: una lettura comoda che evita di mettere in discussione il modello di coppia.
Forse siamo ancora romantiche, ma non a costo di annullarci. Non vediamo valore in relazioni che richiedono di occuparsi di tutto per farle funzionare. Abbiamo osservato generazioni di donne sacrificare tempo, carriera e riconoscimento. Non vogliamo ripetere lo stesso schema, anche se presentato in versione più moderna.
Invece di chiedersi se davvero desideriamo meno il matrimonio, perché non domandarsi cosa dovrebbe cambiare per renderlo davvero desiderabile?