L’arte è amore. L’arte è essenza. L’arte è qualcosa che non si spegne, che perdura, che brucia nell’anima di chi sembra solo apparentemente lontano da forme e colori. Lo sa bene Janet I. Traub, pittrice figurativa canadese, che ha portato a lungo dentro di sé il fuoco della creazione prima di riportarlo sulla tela.
Firenze, i melograni, la luce dell’olio su tela: ci sono storie che chiedono tempo per diventare arte, e quella di Janet è una di quelle. Una storia fatta di talento coltivato in gioventù, di vita vissuta fino in fondo e di un ritorno che ha trasformato ogni anno di attesa in materia pittorica.
Il cammino di Janet
Nata in Canada, cresciuta con gli occhi sempre aperti sul mondo dell’arte, Janet I. Traub scopre presto che la pittura non è una scelta: è una chiamata. Nel 1968, ancora giovanissima, viene selezionata come una dei due studenti ammessi a seguire lezioni presso la neonata Art Gallery of Alberta. Un riconoscimento inaspettato, che le conferma qualcosa che dentro di sé già sapeva: il suo cammino sarebbe stato per sempre permeato dalla bellezza e dall’emozione.
Successivamente, studia alla Shepy National School of Art di Edmonton, dove affina quella certezza con disciplina e tecnica. Pittura a olio, disegno, acquerello: Janet costruisce una grammatica visiva rigorosa, fondata sulla rappresentazione figurativa e sulla complessità delle emozioni umane.
Nel 1972 arriva il Harold Garry Award per l’eccellenza artistica, conquistato in una competizione con circa 600 artisti. Poi la University of Alberta, il Bachelor of Fine Arts, e una strada che sembra tracciata.
Il silenzio della pittrice
Eppure, tra il colore della sua formazione giovanile e la sua nuova “esplosione” artistica, che ha luogo sempre a Firenze, c’è un lungo intervallo. Janet è diventata mamma, una mamma single, che per forza di cose si è dovuta allontanare dallo studio per oltre trent’anni. E non è stata una rinuncia, ma una scelta fatta con tutto l’amore che una madre sa dare. I pennelli restano fermi, le tele in attesa.
Janet, però, non smette mai di allenare il suo sguardo, di far palpitare il suo cuore, di osservare. Visita musei e gallerie, studia le tecniche dei maestri, osserva come la luce cade sui volti dipinti da chi l’ha preceduta. L’arte non la abbandona: cambia forma, si fa compagna discreta, le resta accanto anche quando non ha spazio per esprimersi.
Sono anni che lasciano un segno, ma che forgiano anche qualcosa di prezioso: quando il momento del ritorno arriverà, Janet non riprenderà semplicemente il pennello in mano. Porterà con sé tutto quello che ha vissuto.
Il ritorno e Firenze
Dopo trentadue anni, Janet è tornata a dipingere a olio a tempo pieno. Non è una semplice ripresa: è una rinascita. La sua ricerca si concentra sulla pittura figurativa, sulle emozioni. E la sua storia si lega a Firenze, città che entra nella sua vita come entrano le cose che cambiano tutto: all’improvviso, e per sempre.
I Charles H. Cecil Studios prima, la Florence Academy of Art poi: la città diventa per Janet un luogo di studio e di riconoscimento, dove la grande tradizione figurativa italiana incontra la sua sensibilità e la nutre in un modo che nessun altro posto aveva saputo fare.Gli anni successivi portano riconoscimenti e presenze internazionali.
Le sue opere vengono selezionate per mostre e premi legati alla ritrattistica e alla pittura figurativa, tra cui il BP Portrait Award della National Portrait Gallery di Londra. Espone a Vienna, New York, Barcellona, Madrid, Hong Kong, Taipei. In Canada, la National Gallery considera il suo lavoro un patrimonio culturale da archiviare e preservare.
Un amore “Senza Fine”
Poi, Firenze fa una nuova magia. Durante un soggiorno all’Helvetia & Bristol, nella stanza 274, che nasce il motivo narrativo che cambierà tutto. Il melograno, simbolo antico di fertilità, amore e rinascita, diventa il cuore di un nuovo ciclo pittorico. Nel 2022 prende forma Pomegranate Lovers, un viaggio dedicato all’amore in tutte le sue sfumature.
Nel 2026 quel viaggio approda a Firenze con la mostra Senza Fine, un percorso espositivo a ingresso gratuito che si terrà dal 27 al 29 giugno all’Helvetia & Bristol e dal 1° al 15 luglio presso Geko Art Studio. Un percorso pittorico che non è solo un appuntamento espositivo, ma il capitolo più maturo di una biografia artistica che ha saputo aspettare il momento giusto.
All’Helvetia & Bristol (Via dei Pescioni 2), la mostra sarà aperta ogni giorno dalle 10:00 alle 14:30, con aperitivo dalle 14:30 alle 20:30: cibo, vino, musica classica dal vivo curata da Firenze Classica e incontri informali con l’artista. Il vernissage si terrà il 27 giugno con un ricevimento privato su invito dalle 18:00 alle 20:00.
Un viaggio dove l’arte fiorentina prende vita ogni giorno
E poi? Poi dal 1° al 15 luglio la mostra prosegue presso Geko Art Studio, aperto dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 19:00. Le visite nel fine settimana sono disponibili su appuntamento e l’ingresso è gratuito… ma Geko Art non è soltanto la seconda sede della mostra.
È molto, molto di più, è una casa, uno spazio creativo che si è trasformato in materia viva e attiva del progetto. Non a caso, ha co-prodotto il video artistico che accompagna la mostra, consapevole di quanto la pittrice avesse da raccontare. Poi, ha messo a disposizione lo spazio, anche qui non certo uno qualsiasi, ma uno capace di dialogare con la sua ricerca pittorica.
Fondato e guidato da Rosanna Fabozzi, Geko Art Studio è infatti un atelier con una vocazione precisa: rendere l’arte un’esperienza accessibile, stimolante, totalizzante. Per questo, offre corsi di pittura, scultura e affresco, sessioni di disegno dal vivo, lezioni leonardiane e workshop a calendario fisso ogni mese. Le lezioni si tengono in presenza e online, in formato individuale o di gruppo, con percorsi a breve e lungo termine, corsi serali e attività dedicate ai bambini.
Uno spazio aperto a tutti, dal principiante curioso all’artista che vuole approfondire la tecnica. Perché la missione di Geko Art Studio è questa: che ogni visitatore esca con qualcosa acceso dentro, qualcosa che duri. Così come dura la passione di Janet I. Traub.
Un percorso da ammirare
C’è qualcosa di straordinariamente umano, nella storia della pittrice. La vita che prende tutto, l’arte che aspetta, il talento che non si spegne anche quando non ha spazio per respirare. E poi il ritorno, i melograni, Firenze. “Senza Fine” non è soltanto il titolo di una mostra.
È una dichiarazione: che l’amore per la pittura non ha fine, che la bellezza non ha scadenza, che non è mai troppo tardi per tornare a fare ciò che si è sempre saputo fare. Janet lo sa da quando aveva pochi anni. E adesso, finalmente, lo sa anche il mondo.