Ogni volta che il rientro dalle vacanze estive si avvicina, si torna a parlare dell’uso dei cellulari a scuola e in classe. C’è chi lo vieta categoricamente, e chi con la tecnologia ci va a braccetto.
Il divieto di usare i telefoni a scuola nasce sia come provvedimento contro la distrazione che come possibilità di disconnettersi dal mondo virtuale per essere presenti nel mondo reale.
Indice
I telefoni a scuola: il divieto per sentirsi più libere
Per la maggior parte di noi è un vero e proprio fastidio, ma il divieto dei telefoni a scuola ha varie motivazioni. È una misura restrittiva che ha l’obiettivo di migliorare l’attenzione degli studenti, incentivare il dialogo reale e le relazioni tra compagni di scuola e limitare il cyberbullismo.
Non sempre le lezioni sono di nostro interesse, ammettiamolo: a scuola capita spesso di annoiarsi. Senza lo smartphone, anche i tempi morti assumono un altro valore: si chiacchiera di più, ci si osserva di più e, qualche volta, ci si concede persino il lusso di annoiarsi. Ed è proprio dalla noia che spesso nasce la creatività.
Vietare i cellulari a scuola è una “disconnessione obbligata” che a qualcuno può piacere. Chi si vuole allontanare dalle notifiche, o riconosce di essere troppo dipendente dal telefono, potrebbe approfittare volentieri del divieto e passare qualche ora lontano dal mondo online. È un provvedimento che può essere tanto scomodo quanto salvifico, ed è uno dei paradossi di oggi: vietare ciò che ci dà tante libertà, per sentirsi libere.
Siamo davvero dipendenti dallo smartphone?
La parola “dipendente” forse non è adatta al nostro caso. È una semplificazione che nasce anche da un confronto con le vecchie generazioni.
Siamo nate nell’era digitale e con i telefoni ci siamo cresciute. Non è solo l’oggetto con cui guardiamo i tiktok o postiamo le storie su Instagram, è diventato anche un luogo. Sul cellulare studiamo, organizziamo impegni, coltiviamo amicizie e qualcuno ci lavora anche. È diventato uno strumento estremamente versatile e adattabile alle nostre esigenze. Non a caso viene definito “l’estensione della nostra mano”.
Un’indagine dell’ISTAT conferma come la fascia tra i 15 e i 24 anni passi, in media, 5 ore e 47 minuti online. È una media elevata, che mostra come effettivamente il dispositivo sia ormai parte integrante della nostra quotidianità. Per questo “essere dipendenti” è riduttivo: è una parte della nostra giornata e della nostra vita. Totalmente diversa da prima? Assolutamente, ma oggi è così.
Il cellulare non è più un accessorio o un capriccio, è uno strumento su cui abbiamo parte della nostra identità. Come se fossimo sdoppiate: una nostra metà la ritroviamo nei bar con le nostre amiche a fare l’aperitivo, alle feste con gli amici o a scuola quando guardiamo da lontano il ragazzo che ci piace, mentre l’altra metà è nell’app Calendario dove segniamo gli impegni, nel nostro profilo spam su Instagram o tra gli account fake che creiamo per tenere d’occhio chi ci interessa.
In fondo, siamo un po’ le nuove Hannah Montana della tecnologia.
Niente cellulari a scuola: è un digital detox obbligato
Il divieto di uso dei telefoni a scuola può ricordare una forma di digital detox, che ultimamente sta spopolando sempre di più sui social.
Benché lo smartphone sia sempre con noi e ci serva, molte di noi iniziano a manifestare il desiderio di allontanarsi dal suono delle notifiche e dallo schermo per godersi di più il mondo reale. Il provvedimento potrebbe essere una ventata di aria fresca, in cui molte possono tirare fiato e utilizzare le ore tra i banchi di scuola come una pausa dagli schermi. Abbiamo voglia di disconnetterci, e ciò potrebbe essere la risposta che cercavamo.
Il digital detox può favorire la concentrazione, migliorare la qualità del sonno (perché ammettiamolo, quante di noi scorrono video su TikTok prima di dormire?) e ritrovare benessere mentale. Avere sotto gli occhi tante persone e le loro vite può essere deleterio per l’autostima e la sicurezza in noi stesse: adottiamo degli standard sempre maggiori e sempre meno raggiungibili, finendo per sconsolarci.
La nostra soglia di attenzione si è ridotta anche a causa della breve durata dei contenuti che consumiamo sempre, perciò durante le ore scolastiche potremmo riscontrare difficoltà a seguire una lezione intera. Ma un po’ alla volta inizieremmo a notare i benefici che derivano da un uso sempre minore del telefono.
I contro del divieto dei telefoni a scuola
Non è comunque detto che sia un provvedimento funzionale: a molti può apparire come una scomoda imposizione, e potrebbe aumentare la voglia di connettersi al mondo online una volta finita scuola. Si ottiene l’effetto opposto: tutto il tempo trascorso lontano dai social, lo vogliamo recuperare appena ne abbiamo l’occasione. E così i benefici perdono il loro valore.
Impedirci di usare il telefono a scuola è solo una soluzione temporanea, non insegna a un utilizzo consapevole e corretto.
Proibire gli smartphone funziona fino a un certo punto, poiché attualmente anche a scuola hanno la loro utilità.
Il telefono ci rende sempre reperibili: spesso sono anche le famiglie che spingono a tenere sempre acceso il telefono per ricevere aggiornamenti, come quando organizziamo un’uscita con le amiche direttamente dopo scuola ma dobbiamo avvisare a casa.
Non abbiamo più posti in cui poter essere disconnessi
È vero, il telefono e ciò che ci permette di fare ci piace. Ma siamo anche stanche. Una pausa ci farebbe bene, ma se ce la impongono a scuola non ci va sempre tanto a genio. Quindi, dove possiamo staccare dal mondo online in pace?
Abbiamo diritto a disconnetterci quando ci sentiamo troppo sopraffatte dalle notifiche, ma oggi non sembra più essere possibile.
Il digital detox funziona, ma per qualche ora o momento della giornata. Vi immaginate trascorrere una settimana senza utilizzare nessun social? Niente di niente. Come organizzeremmo le uscite con le amiche? Se studiando non ci è chiaro un concetto, a chi chiediamo?
La scuola sembra essere l’ultimo luogo in cui possiamo non usare il telefono ed essere “giustificate” per gli altri. L’idea di dover essere sempre reperibili ci ha caricato di una pressione sociale enorme. Se non rispondiamo subito a un messaggio, la preoccupazione schizza alle stelle, quando invece non abbiamo semplicemente voglia di rispondere.
Il vero divieto, oggi, è privarci della nostra libertà. Il telefono non può essere bandito poiché è uno strumento necessario anche solo per mantenere i contatti con le persone. Forse il punto non è decidere se il telefono debba entrare o meno in classe. Il punto è capire perché, in un mondo che ci chiede di essere sempre online, qualche ora senza notifiche inizi a sembrare sempre meno una punizione e sempre più un privilegio.