Per oltre vent’anni il suo anonimato è stato parte integrante del mito. Murales comparsi nella notte, provocazioni politiche e opere diventate icone della cultura pop hanno trasformato Bansky in uno degli artisti più discussi e amati al mondo. Ora però una nuova inchiesta giornalistica sostiene di aver individuato la sua vera identità. Chi si nasconde, quindi, dietro lo street artist di fama mondiale?
Bansky, l’indagine che avrebbe svelato l’identità
Un reportage pubblicato dall’agenzia Reuters riapre uno dei misteri più affascinanti dell’arte contemporanea: chi si nasconde dietro il nome Bansky? Secondo l’indagine, lo street artist sarebbe Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973, che poi avrebbe anche modificato legalmente il proprio nome diventando David Jones.
Il lavoro investigativo dei giornalisti – racchiuso dell’inchiesta In Search of Banksy – è partito dall’analisi di alcune opere apparse in Ucraina nel 2022, durante i primi mesi della guerra. Alcuni murales comparsi nella città di Borodyanka erano stati rivendicati dallo stesso artista sui social, dando il via a un nuovo filone di verifiche e incroci di dati.
Da lì, i reporter hanno ricostruito una lunga serie di elementi: fotografie, testimonianze, documenti e vecchi episodi legati alla carriera dell’artista. Tra questi anche un arresto avvenuto a New York nel 2000, durante il quale sarebbe stata ritrovata una dichiarazione scritta a mano attribuita proprio all’autore dei graffiti. La figura sarebbe tale Robin Gunningham, un uomo cresciuto a Bristol e già citato in passato come possibile autore delle opere di Bansky. Già nel 2008 alcune ricostruzioni giornalistiche avevano suggerito un collegamento tra Gunningham e il celebre street artist.
Secondo il nuovo lavoro investigativo, nel tempo l’uomo avrebbe scelto di cambiare legalmente il proprio nome in David Jones. Un’identità estremamente comune nel Regno Unito (nonché vero nome di David Bowie) che, proprio per la sua diffusione, renderebbe più difficile collegarlo direttamente all’artista. Il cambio di nome, secondo gli autori dell’inchiesta, potrebbe essere stato un modo per continuare a mantenere una certa distanza tra la persona privata e la figura pubblica diventata simbolo della street art globale.
Il mistero Bansky: cosa c’entrano i Massive Attack?
Nel corso degli anni le ipotesi sull’identità di Bansky si sono moltiplicate. Tra le più popolari c’è stata quella che indicava Robert Del Naja, frontman della band Massive Attack, come possibile autore dei murales. Il musicista, in effetti, ha un passato nel mondo dei graffiti e spesso è stato associato all’artista anche per la vicinanza geografica e culturale con la scena di Bristol. Tuttavia l’inchiesta non sostiene questa teoria: secondo i giornalisti, Del Naja sarebbe piuttosto un collaboratore creativo dell’artista. Alcuni indizi suggerirebbero addirittura che i due abbiano lavorato insieme in diverse occasioni.
Le conclusioni dell’indagine sull’identità non sono però state accolte a cuor leggero. L’avvocato dello street artist, Mark Stephens, ha infatti contestato la ricostruzione sostenendo che molti elementi pubblicati non sarebbero corretti. Secondo il legale, rendere pubblica l’identità dell’artista rappresenterebbe anche un problema per la sua sicurezza e per la libertà creativa. Stephens ha infatti ricordato come l’anonimato sia spesso una scelta fondamentale per chi utilizza l’arte come forma di critica politica.
Ma in fondo quello che ci chiediamo anche noi è: conoscere il nome di uno degli artisti più provocatori, discussi e apprezzati a livello globale cambia qualcosa? Forse no.