Il vocal coach commenta la finale di Sanremo 2026: “De Martino avrà più nemici. Quale sarà la sua vera sfida”

Il vocal coach Giancarlo Genise commenta la finale di Sanremo 2026: Serena Brancale è stata premiata dove conta la competenza

Pubblicato:

Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

La finale del Festival di Sanremo 2026, andata in onda sabato 28 febbraio su Rai 1, ha decretato la vittoria di Sal Da Vinci con Per sempre sì. Una serata intensa, vissuta con divertimento da tutti i concorrenti in gara. Una classifica che non ha riservato troppe sorprese rispetto ai pronostici, ma che non per questo non ha suscitato critiche, commenti e riflessioni (leggi la classifica).

Il vocal coach Giancarlo Genise ci ha dato il suo parere da esperto sulle esibizioni dei 30 cantanti nella serata della finale.

Top 5 scontata, ma la vittoria è di un outsider, Sal Da Vinci, a seguire Sayf: qual è il tuo commento?
La top 5 nei nomi era prevedibile, meno nell’ordine. La vittoria di Sal Da Vinci non mi sorprende dal punto di vista tecnico. È un artista con mestiere, palco, solidità. In un Festival molto diviso tra consenso e costruzione, ha vinto chi ha mostrato continuità. Sayf secondo posto racconta invece un pubblico che cerca linguaggio contemporaneo. Il podio, nel suo insieme, fotografa una tensione chiara: tradizione e attualità convivono, ma non si fondono ancora del tutto.

Nicola Vivarelli
Giancarlo Genise

Come pensi se la caverà all’Eurofestival?
L’Eurovision è un altro sistema. Lì conta l’impatto immediato, la costruzione televisiva, la riconoscibilità in tre minuti. E qui entra un elemento interessante. Napoli è nel mondo. Puoi essere nel luogo più remoto e un napoletano lo trovi. Non è folklore, è identità diffusa, comunità radicata ovunque. Questo significa che Sal Da Vinci parte con una forza culturale importante. La domanda non è se abbia voce o esperienza — quelle le ha. La domanda è se riuscirà a tradurre quella tradizione in un linguaggio europeo contemporaneo. Se trova quella chiave, può sorprendere. Se resta troppo legato alla dimensione nazionale, rischia di risultare meno competitivo.

Serena Brancale esclusa dalla top 5 ma pluripremiata, tra cui il nuovo premio social: che ne pensi?

Qui si vede la differenza tra classifica e riconoscimento tecnico. Serena Brancale è stata premiata dove conta la competenza. Il fatto che non sia rientrata in top 5 ma abbia ricevuto premi importanti racconta una cosa precisa: il valore musicale è stato riconosciuto, anche se non premiato dal meccanismo complessivo. È uno dei paradossi di questa edizione. Ma a volte i premi collaterali raccontano meglio la qualità di una proposta rispetto alla classifica finale.

Che cosa ti è piaciuto di questo Festival e che cosa bocci?
Mi è piaciuta la solidità generale. Ho visto meno improvvisazione rispetto ad altri anni. Ho apprezzato chi ha portato preparazione reale, non solo presenza scenica. È stato però un Festival di transizione. Un Festival che ha accompagnato un passaggio, anche in vista del nuovo corso. Boccio alcune incoerenze artistiche. In diversi casi si è percepita una distanza tra ciò che si canta e ciò che si è realmente. Quando il messaggio diventa strategia e non verità, la voce lo tradisce. E questo il pubblico, anche inconsciamente, lo sente.

Come descriveresti questo Sanremo 2026?
Un Festival di equilibrio fragile. Equilibrio tra arte e consenso. Tra costruzione musicale e spettacolo televisivo. Non è stato un Festival esplosivo. È stato un Festival di assestamento. E forse proprio per questo è stato interessante da leggere.

Al di là della classifica, quali canzoni resteranno dopo il Festival?
Resteranno quelle con identità. Non necessariamente quelle arrivate più in alto. Resteranno i brani che potranno essere cantati tra cinque anni senza perdere senso. Sanremo premia un momento. Il tempo premia la coerenza.

Stefano De Martino nuovo direttore del Festival, che impronta potrà dare?
Porterà dinamismo. È un uomo di televisione, sa leggere il ritmo dello show. Ora però si troverà in una posizione diversa. Avrà molti più “amici” di prima, ma inevitabilmente anche più “nemici” quando dovrà fare scelte. È la natura del ruolo. Sarà certamente coadiuvato dal suo entourage, e non dimentichiamoci che lavora con Pino Perris, che è un grande musicista. La vera sfida sarà questa: mantenere il livello musicale senza trasformare il Festival in un format puramente televisivo. Se riuscirà a tenere insieme spettacolo e qualità, potrà dare un’impronta moderna senza snaturare la tradizione.

Sanremo ogni anno cambia volto, linguaggio, equilibri.
Ma una cosa resta immutabile: la voce è il filtro più sincero. Si può costruire consenso, si può costruire spettacolo, si può costruire narrativa. Ma la voce non mente. E nel tempo è sempre la voce a decidere cosa resta.

Leggi il commento di Giancarlo Genise alla prima serata di Sanremo 2026.

Leggi il commento di Giancarlo Genise alla seconda serata di Sanremo 2026.

Leggi il commento di Giancarlo Genise alla terza serata di Sanremo 2026.

Leggi il commento di Giancarlo Genise alla serata cover e duetti di Sanremo 2026.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963