I grandi truffatori della storia, Domenico Vecchioni svela i segreti dei raggiri più incredibili di sempre

"Le truffe raccontano la capacità umana di ingannare ma anche le nostre debolezze": Domenico Vecchioni ci parla del suo ultimo libro

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Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

Dalle false lettere di Giulio Cesare alle truffe finanziarie miliardarie, passando per impostori capaci di ingannare persino le menti più brillanti: la storia dei grandi raggiri è un viaggio tra ambizione, ingenuità e straordinaria abilità nel manipolare gli altri.

Domenico Vecchioni, ambasciatore d’Italia e divulgatore storico, nel suo libro Le più grandi truffe della storia. Inganni e raggiri che hanno cambiato il mondo, edito da Diarkos, ricostruisce vicende realmente accadute, alcune così incredibili da sembrare inventate.

Il suo ultimo libro, Le più grandi truffe della storia, ci porta in un universo popolato da personaggi singolari, capaci di manipolare la realtà e sfruttare la fiducia altrui. Come è nata l’idea di dedicare un libro a questo tema?
Se si dà uno sguardo alla mia bibliografia, si vede che mi sono sempre interessato a personaggi fuori dalla norma, uomini e donne che hanno percorso strade poco battute e avuto destini particolari. Mi sono occupato di spie, spie donne, mercenari, legionari e grandi traditori. A un certo punto mi è venuto naturale fare un’incursione anche nel mondo degli inganni e delle truffe, dove si incontrano figure altrettanto singolari e sorprendenti.
Il libro è nato proprio da questa curiosità. Volevo condividere con i lettori le sensazioni che ho provato io stesso nel ricostruire queste vicende: l’interesse, la sorpresa, la curiosità e, in alcuni casi, persino il divertimento. Ci sono truffe che sembrano quasi commedie, tanto sono incredibili le situazioni che riescono a creare. Ma c’è anche una considerazione più seria: questi inganni, per quanto possano apparire ingegnosi, raramente hanno un esito felice per chi li organizza. Prima o poi, il conto arriva.

Il titolo parla di truffe che hanno fatto la storia. Ma quanto possono incidere realmente questi raggiri sul corso degli eventi storici e politici?
Non direi che tutte le truffe raccontate nel libro abbiano avuto conseguenze determinanti sulla storia. In alcuni casi, però, l’impatto è stato significativo. Penso, per esempio, all’affare Stavinsky, che provocò in Francia uno scandalo di dimensioni tali da alimentare una vera contrapposizione tra chi era pro e chi era contro Stavinsky, fino a coinvolgere anche il governo. In generale, tuttavia, il mio interesse non era dimostrare che ogni truffa abbia cambiato il corso degli eventi, quanto piuttosto raccontare storie che hanno dell’incredibile. Leggendole, qualcuno potrebbe pensare di trovarsi davanti a vicende romanzate, inventate per il gusto della narrazione. In realtà, sono fatti realmente accaduti. Mi ha colpito anche la loro dimensione cinematografica. Diverse di queste storie hanno ispirato film famosi. Basti pensare a Prova a prendermi, diretto da Steven Spielberg e interpretato da Leonardo DiCaprio, che si ispira alla vicenda di Frank Abagnale, oppure ai film legati alla storia di Clifford Irving, autore di false memorie attribuite a Howard Hughes. Sono vicende che sembrano nate per il cinema, ma che hanno le loro radici nella realtà.

Al di là della spettacolarità delle singole vicende, esiste un filo conduttore che unisce le storie raccolte nel libro?
Direi che il filo conduttore può essere riassunto da una frase attribuita ad Abraham Lincoln: si può ingannare qualcuno per sempre, ma non si possono ingannare tutti per sempre. È un concetto che sintetizza bene la parabola di molti grandi truffatori: per quanto l’inganno possa essere elaborato, arriva un momento in cui la realtà presenta il conto.
C’è poi un altro aspetto, forse ancora più interessante: questi personaggi riescono spesso a sfruttare una debolezza che appartiene a tutti noi. A volte siamo convinti di essere più furbi degli altri, di aver individuato un’occasione vantaggiosa o di poter approfittare di una situazione a nostro favore. È proprio in quel momento che rischiamo di non accorgerci di avere davanti qualcuno ancora più abile di noi. Il truffatore, infatti, non si limita a inventare una storia credibile: cerca di comprendere i desideri, le aspettative e le ambizioni della sua vittima. Sa che spesso non è necessario costringerla a credere a qualcosa; è sufficiente offrirle ciò che desidera sentirsi dire. E c’è anche un elemento che rende queste vicende particolarmente insidiose: chi viene truffato può provare vergogna e preferire non denunciare l’accaduto. Ammettere di essere stati ingannati significa riconoscere di essersi fidati della persona sbagliata o di aver creduto a qualcosa che, a posteriori, appare assurdo. È una dinamica che favorisce chi truffa e rende più difficile far emergere certi raggiri.

Tra le tante vicende che ha ricostruito, ce n’è una che l’ha colpita particolarmente?
Una delle storie che trovo più divertenti riguarda Michel Chasles, un matematico francese di grande prestigio, membro dell’Accademia delle scienze e autore di importanti contributi scientifici. Era uno studioso di altissimo livello, ma aveva una vera passione per i documenti antichi e originali. Collezionava manoscritti e lettere, attratto dalla possibilità che nuove scoperte potessero modificare la conoscenza di determinati avvenimenti storici. Un truffatore capì questa sua debolezza e gli propose una serie di documenti straordinari: lettere che Giulio Cesare avrebbe scritto a Vercingetorige alla vigilia della battaglia di Alesia. Il contenuto era già di per sé incredibile. Cesare e il suo avversario si scambiavano messaggi nei quali discutevano della resa e della prosecuzione della guerra. Ma c’erano problemi evidenti: i documenti erano scritti su carta, materiale che non corrispondeva all’epoca in questione, e il testo era redatto in un francese improbabile. Inoltre, conteneva errori storici, come il riferimento a Cesare con il titolo di imperatore.
Eppure Chasles si lasciò convincere. Quando gli venne chiesto come avesse potuto credere all’autenticità di quelle lettere, spiegò che gli era stato assicurato che si trattava di copie realizzate da misteriosi monaci francesi a partire da documenti originali. Una spiegazione che avrebbe dovuto suscitare ulteriori dubbi, ma che per lui risultò sufficiente. La vicenda arrivò in tribunale e il truffatore venne condannato. Ciò che trovo sorprendente è che l’attenzione finì per concentrarsi anche sulla vittima: come aveva potuto uno scienziato tanto autorevole credere a documenti così palesemente sospetti?La storia, però, non finì con il processo. Chasles continuò a considerare quelle carte interessanti e le lasciò in eredità alla Biblioteca nazionale francese. Quei documenti hanno effettivamente un valore storico, ma non per ciò che raccontano: sono testimonianze di una delle truffe che ha ingannato persino un uomo di grande cultura.

Questa vicenda richiama alla mente l’interesse di Umberto Eco per i falsi storici e per i libri che contengono errori. È curioso come il falso possa finire per diventare, a sua volta, un documento importante. Come ha selezionato le storie da inserire nel libro?
Il procedimento è stato piuttosto spontaneo. Nel corso delle mie letture mi sono imbattuto in vicende che magari venivano raccontate di sfuggita. Alcune mi incuriosivano particolarmente e così decidevo di approfondirle, verificando se ci fosse materiale sufficiente per ricostruirle e raccontarle in modo interessante. Per me, infatti, non conta soltanto la storia in sé, ma anche il modo in cui viene narrata. Il libro non ha pretese accademiche e non vuole essere un semplice elenco di truffe, come potrebbe esserlo un rapporto di polizia. L’obiettivo è offrire al lettore un racconto coinvolgente, capace di far emergere la personalità dei protagonisti, i meccanismi dell’inganno e le circostanze che hanno reso possibile ogni vicenda.
È interessante notare che queste storie abbiano affascinato anche grandi scrittori. Marcel Proust, per esempio, si interessò a una truffa di cui era stato vittima e ne ricavò un testo letterario, Pastiches et mélanges. La vicenda riguardava Henri Lemoine, un uomo che sosteneva di essere in grado di produrre diamanti in laboratorio. Lo scandalo ebbe conseguenze anche economiche, arrivando a provocare una flessione delle azioni della De Beers, la società legata alle miniere di diamanti sudafricane. Proust fu coinvolto nelle conseguenze della vicenda, ma trovò anche il modo di trasformarla in materia narrativa. È un esempio significativo di come una truffa possa diventare qualcosa di più di un semplice raggiro: può rivelare aspetti della società, della psicologia umana e persino offrire spunti alla letteratura.

Passando dal passato al presente, quanto sono cambiate le truffe? I meccanismi psicologici sono rimasti gli stessi oppure oggi siamo di fronte a forme di inganno completamente nuove?
Sono cambiate soprattutto le modalità operative. Oggi i truffatori possono contare sulla rete, che permette di raggiungere un numero enorme di persone, ripetere gli stessi tentativi e organizzare raggiri sempre più sofisticati. Pensiamo alle possibilità offerte dai social network e dalle nuove tecnologie. Oggi si possono creare messaggi, immagini e contenuti audio o video che sembrano autentici. La voce può sembrare quella di una persona conosciuta, l’immagine può apparire credibile e il messaggio può essere costruito in modo da suscitare fiducia. È una situazione che richiede molta attenzione, perché non sempre possiamo affidarci a ciò che vediamo o ascoltiamo.
Il principio di fondo, però, è rimasto lo stesso: convincere qualcuno a fidarsi, a investire, a consegnare denaro oppure a prendere una decisione senza verificare adeguatamente le informazioni.

Le grandi truffe finanziarie dimostrano che non sempre le vittime sono persone inesperte. Come si spiega il successo di operazioni capaci di coinvolgere investitori e ambienti economici importanti?
Un esempio emblematico è quello di Bernard Madoff, protagonista di una delle più grandi frodi finanziarie della storia recente, con perdite stimate nell’ordine di decine di miliardi di dollari. Il meccanismo utilizzato si basava sul cosiddetto schema Ponzi: si promettono rendimenti elevati agli investitori e si utilizzano i capitali dei nuovi arrivati per pagare quelli precedenti. In questo modo, finché continuano ad affluire nuovi soldi e gli investitori non chiedono tutti insieme di riavere il proprio capitale, il sistema può sembrare funzionare. Ma si tratta di un equilibrio artificiale. Quando le richieste di rimborso diventano troppo numerose e non ci sono più nuovi capitali sufficienti, il meccanismo crolla. La cosa sorprendente è che sistemi di questo tipo possono essere relativamente semplici nella loro struttura, pur raggiungendo dimensioni enormi. La complessità non risiede necessariamente nella tecnica finanziaria, ma nella capacità di costruire una rete di fiducia, alimentare aspettative di guadagno e convincere le persone che il rendimento promesso sia davvero possibile.

Oggi circolano continuamente messaggi che promettono guadagni straordinari con investimenti minimi. Qual è il campanello d’allarme più importante per riconoscere una truffa?
Bisogna essere estremamente prudenti davanti a promesse di guadagni facili e sproporzionati rispetto alla somma investita. Quando qualcuno propone rendimenti straordinari con pochissimo rischio, è opportuno fermarsi e verificare con attenzione. La Rete offre ai truffatori possibilità che in passato non esistevano, ma offre anche alle potenziali vittime strumenti per informarsi. Il problema è che spesso l’entusiasmo, la fretta o la prospettiva di un guadagno facile possono prevalere sulla prudenza. È proprio questa la lezione che emerge dalle storie raccontate nel libro: il truffatore non fa leva soltanto sulla propria abilità, ma anche sulle aspettative della persona che ha davanti. E più una promessa sembra corrispondere ai nostri desideri, più rischiamo di abbassare le difese.

Se dovesse lasciare ai lettori una riflessione conclusiva dopo questo viaggio nella storia dei grandi inganni, quale sarebbe?
Direi che queste vicende ci invitano a osservare con attenzione non soltanto chi inganna, ma anche le ragioni per cui qualcuno finisce per credergli. Le truffe raccontano molto della capacità umana di inventare, manipolare e costruire storie convincenti, ma raccontano anche le nostre debolezze: il desiderio di guadagnare, la voglia di sentirci più furbi degli altri, l’ambizione di possedere qualcosa di raro o straordinario. Studiare questi episodi significa quindi conoscere personaggi eccezionali, ma anche riconoscere meccanismi che continuano a ripetersi, seppure con strumenti diversi. La storia dei grandi truffatori ci ricorda che nessuno è completamente immune dall’inganno. La cultura, l’intelligenza e l’esperienza sono importanti, ma non bastano sempre: servono anche senso critico, prudenza e la disponibilità a mettere in discussione ciò che vorremmo fosse vero.

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