Tagete, come coltivarlo e dove piantarlo

Il Tagete è una pianta caratteristica, nota anche con il nome di ""puzzola gialla": i suoi fiori sono magnifici e richiede poche cure specifiche

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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Avete mai sentito parlare del Tagete? Forse l’avete visto cento volte senza sapere come si chiama: quei fiori gialli, arancio, ramati che a luglio invadono balconi e bordure, e che sembrano non smettere mai di fiorire. Ecco, è proprio lui. Originario del Messico e del Guatemala, il Tagete è una pianta che dà tantissimo chiedendo poco in cambio, e questa è già di per sé una buona notizia per chi non ha il pollice particolarmente verde. C’è poi un dettaglio che lo rende davvero speciale, e di cui parleremo: le sue radici sono un repellente naturale per i parassiti.

Tagete, cos’è e le caratteristiche

Il Tagete (nome botanico Tagetes spp.) appartiene alla famiglia delle Compositae e raggruppa più di 30 specie diverse, tra annuali e perenni. Le foglie sono lanceolate, seghettate, di un verde scuro intenso, e hanno una caratteristica curiosa: se le sfioriamo, rilasciano un odore pungente e aromatico, che molti trovano gradevole, altri un po’ meno. È proprio questo profumo a regalare alla pianta uno dei suoi soprannomi più curiosi, “puzzola gialla”, riferito in particolare alla Tagetes erecta.

A proposito di varietà: tra le più diffuse troviamo appunto la Tagetes erecta, la più alta, con fiori a capolino grandi e scenografici, e la Tagetes patula, conosciuta anche come “garofano d’India”, più contenuta e perfetta per le bordure. L’altezza del Tagete varia parecchio in base alla specie, tra i 30 e i 100 cm.

I fiori sono il motivo per cui questa pianta conquista chiunque: grandi, a capolino, dai toni caldi che spaziano dal giallo al rosso mattone passando per tutte le sfumature dell’arancio. La fioritura, poi, è generosissima: dura dall’estate fino all’autunno inoltrato, ed è uno dei suoi punti di forza più amati.

Come coltivare il Tagete

Coltivare il Tagete è piuttosto semplice. La moltiplicazione si fa per seme tra fine febbraio e aprile, in semenzaio se le temperature sono ancora basse, all’aperto quando la primavera è ormai stabile. Le piantine crescono in fretta, perché lo sviluppo del Tagete è rapido, e nel giro di qualche settimana abbiamo già esemplari pronti per il trapianto.

In genere si coltiva come annuale, anche quando si tratta di specie perenni: è una scelta pratica, perché la pianta dà il meglio di sé nel primo anno e poi tende a impoverirsi. Per questo motivo il rinvaso non si effettua: a fine ciclo si sostituisce. Possiamo metterlo in piena terra, ed è la scelta classica per aiuole, bordure e angoli del giardino, oppure in vaso, soluzione perfetta per balconi e terrazzi.

Un’avvertenza che spesso viene dimenticata: il Tagete non ama affatto i terreni troppo ricchi. Sembra controintuitivo, lo sappiamo, perché di solito tendiamo a pensare che “più nutrimento, più fiori”. Con questa pianta invece succede il contrario: in un substrato troppo grasso ottiene fogliame abbondante e fiori scarsi. Meglio un terreno medio, asciutto e ben drenato.

Dove posizionare il Tagete

Sull’esposizione non ci sono mezze misure: il Tagete vuole sole, tanto sole, e va messo in una posizione luminosa e assolata. Se lo posizioniamo all’ombra, la fioritura sarà deludente, sparuta, e francamente sarebbe uno spreco di una pianta nata per illuminare. Quindi balconi rivolti a sud, angoli soleggiati del giardino, davanzali ben esposti: il Tagete ringrazia.

Sul fronte temperatura, è una pianta abbastanza adattabile e tollera bene escursioni anche significative, purché stiamo parlando della stagione vegetativa. Il caldo estivo lo gradisce, l’umidità ambientale alta no: predilige aria asciutta, quindi niente nebulizzazioni e niente angoli troppo umidi.

In giardino dà il meglio di sé in compagnia: sta benissimo nelle bordure miste insieme ad altre annuali da fiore, ed è anche un’ottima vicina di casa per molte piante dell’orto, per via di quella sua proprietà repellente di cui parleremo tra poco. Sul balcone, si presta sia ai vasi singoli, sia ai contenitori più grandi dove può creare un piccolo tappeto colorato.

Il terriccio

Asciutto, ben drenato, non troppo fertile: questa è la formula vincente. Se usiamo un terriccio universale, lo possiamo alleggerire mescolandolo con un po’ di sabbia o di perlite, in modo che l’acqua non ristagni mai vicino alle radici. Per chi coltiva in vaso vale sempre la regola d’oro: uno strato di argilla espansa o di ghiaia sul fondo.

Quando e quanto innaffiare

L’irrigazione del Tagete è un capitolo che richiede un minimo di attenzione. Durante la fioritura e nei periodi più caldi e siccitosi, l’acqua va data abbondantemente, ma sempre verificando che il drenaggio funzioni e che non ci siano ristagni nel sottovaso. Tra un’innaffiatura e l’altra, però, lasciamo che il terreno si asciughi un pochino: il vecchio trucco delle dita nella terra funziona ancora benissimo. Se i primi centimetri sono asciutti, è il momento di innaffiare. Se sono ancora umidi, aspettiamo.

In autunno e in inverno gli apporti d’acqua si riducono drasticamente, anche perché spesso a quel punto il ciclo della pianta è già concluso. Il vero nemico del Tagete, ricordiamolo, non è la sete: è l’acqua in eccesso.

Come concimare il Tagete

In estate, una volta al mese, basta un fertilizzante liquido aggiunto all’acqua di annaffiatura. Esagerare non aiuta affatto, anzi: rischiamo di ottenere quella crescita sbilanciata di cui parlavamo prima, con tante foglie e niente fiori. Da ottobre in poi, possiamo sospendere tranquillamente.

Il Tagete va potato?

Non parliamo di una potatura nel senso classico, con cesoie e operazioni complesse: è un piccolo gesto di manutenzione che però ripaga moltissimo, perché recidere regolarmente gli steli sfioriti, cioè eliminare i fiori appassiti man mano che terminano il loro ciclo. Perché è così importante? Perché stimola la pianta a produrre nuove gemme fiorali, prolungando ed intensificando la fioritura.

Malattie e parassiti del Tagete

Le sue radici secernono una sostanza repellente per parassiti terricoli e per i vermi nocivi del terreno. Per questo motivo, da sempre, viene coltivato ai piedi di arbusti e ortaggi: tiene il terreno più pulito, scoraggia molti ospiti indesiderati e, come piccolo bonus, aiuta a prevenire le erbacce.

Non è però immune a tutto. Se l’umidità è eccessiva possono comparire macchie grigie sui fiori: si tratta di muffa grigia, e bisogna intervenire riducendo le innaffiature, controllando il drenaggio e, se serve, usando un fungicida specifico. Foglie e giovani germogli che si presentano deformati e appiccicosi, invece, sono il segnale tipico degli afidi, piccoli insetti che succhiano la linfa rilasciando la cosiddetta “melata”:. Capita anche di trovare foglie mangiucchiate: in quel caso siamo davanti alle larve defogliatrici. Infine, in estati molto calde e secche, può comparire il ragnetto rosso, riconoscibile dai residui filamentosi sulla pagina inferiore delle foglie ingiallite: in questo caso serve un acaricida.

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