Per settimane rimane lì, con il suo fogliame argentato che brilla al sole. Poi, quando arriva un temporale, il cespuglio si ricopre di fiori rosa-lilla, così fitti da nascondere quasi le foglie. Il Leucophyllum frutescens è un arbusto che sembra avere un sesto senso per il meteo, e non a caso lo chiamano pianta barometro. Arriva dalle colline sassose del Texas e del Messico settentrionale, dove è talmente amato da essere stato nominato arbusto nativo ufficiale dello Stato americano. Attenzione, però, a non farsi ingannare: nonostante sia conosciuto anche come salvia del Texas, non è una vera salvia. Appartiene alla famiglia delle Scrophulariaceae, la stessa della buddleja, l’arbusto delle farfalle.
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Perché il Leucophyllum frutescens si chiama pianta barometro
Leucophyllum, in greco, vuol dire “foglia bianca”, e frutescens indica che cresce come un arbusto. Chi l’ha visto dal vivo sa che quel bianco è più un argento, e che le sue foglie sono piccole, ovali e morbide come velluto. Merito di una peluria fittissima, fatta di minuscoli peli a forma di stella, che in natura protegge la pianta dal sole del deserto e le permette di non disperdere l’acqua. E i fiori? Sono piccoli, due centimetri o poco più, a forma di campanella, e spuntano tra una foglia e l’altra. Il colore più classico è un rosa-lilla delicato, ma ci sono piante che virano decisamente sul viola.
A cosa è dovuto il suo soprannome? Il leucofillo non fiorisce una sola volta all’anno, ma a ondate, dall’inizio dell’estate fino all’autunno. A far scattare la fioritura sono la pioggia e l’aumento dell’umidità nell’aria, condizioni che di solito accompagnano un calo della pressione atmosferica, proprio quella che misura il barometro. Durante la fioritura, il cespuglio diventa una calamita per api e farfalle.
Come si coltiva la pianta barometro
Il leucofillo è abituato al clima caldo e asciutto del deserto del Chihuahua, sopporta la siccità, il caldo intenso e perfino la salsedine, e per questo si presta benissimo ai giardini mediterranei, rocciosi o costieri. Le cose che non perdona sono poche, ma vanno attenzionate: il freddo umido, i ristagni d’acqua e l’ombra.
In vaso o in giardino?
Dipende molto da dove abitiamo. Un esemplare ben attecchito può tollerare brevi gelate anche intorno ai −10 °C, soprattutto in un terreno molto drenante. Nelle zone del Sud, delle isole e delle coste con inverni miti si può coltivare tranquillamente in piena terra, come esemplare singolo, in una bordura lungo il vialetto o come siepe informale. Possiamo coltivarlo vicino alle classiche piante mediterranee, come lavanda, rosmarino, cisto e salvia.
E chi vive al Nord? Si può coltivare lo stesso: basta tenerlo in vaso. Così, quando arriva il freddo vero, lo spostiamo al riparo, in un angolo luminoso dove il riscaldamento non arriva. Una veranda, il vano scale, una serra fredda: vanno bene tutti. Per metterlo a dimora possiamo scegliere la primavera, verso marzo, oppure aspettare settembre, quando il caldo forte è ormai alle spalle. Una cosa, però, non può mancargli, ovunque lo coltiviamo: il sole. Gliene servono sei ore al giorno, meglio ancora otto, e diretto.
Terreno e irrigazione
Il terreno ideale ricorda quello delle sue colline d’origine: povero, sassoso, molto drenante e preferibilmente calcareo, con un pH neutro o alcalino. Sabbia e ghiaia vanno benissimo, l’argilla pesante invece è il suo peggior nemico. In vaso, serve un contenitore capiente con fori di drenaggio, uno strato di ghiaia o cocci sul fondo e un mix di terriccio, ghiaia e un po’ di terra da giardino.
Per quanto riguarda l’acqua, il primo anno la pianta va seguita con annaffiature regolari, per aiutarla ad attecchire. Poi la regola cambia: meglio annaffiature abbondanti ma distanziate, lasciando asciugare bene il terreno tra una volta e l’altra. In giardino, un esemplare adulto vive tranquillamente con la sola acqua piovana, e in inverno non ha bisogno di nulla.
Concime
In natura cresce su suoli poverissimi, e nella maggior parte dei casi non ha bisogno di concime. Se proprio vogliamo usarlo, possiamo valutare un velo di compost o una piccola dose di fertilizzante a lenta cessione a fine inverno, quando la pianta si prepara a ripartire. Esagerare è controproducente: produce rami lunghi e deboli e i fiori diminuiscono. Se il terreno del giardino è acido, piuttosto, si può correggere aggiungendo un po’ di calce dolomitica.
Quando e come potare la pianta barometro
Per natura ha già una forma compatta e tondeggiante, quindi non richiede grandi interventi. La potatura di contenimento si esegue preferibilmente tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, dopo il periodo delle gelate più intense, adattando il momento al clima. Non dobbiamo fare altro che prevedere degli interventi leggeri e selettivi, seguendo la forma naturale del cespuglio.
C’è poi un errore molto diffuso da evitare: trasformare il cespuglio in una palla perfetta a colpi di tosasiepi. Le potature geometriche e frequenti creano dei vuoti all’interno della chioma e tendono a indebolire la pianta. Molto meglio intervenire con le forbici, accorciando i rami uno per uno e seguendo la forma naturale.
E se il leucofillo è vecchio, spoglio alla base e ormai disordinato? In questo caso si può tentare una potatura di ringiovanimento, sempre a fine inverno, tagliando i rami a 30-45 centimetri da terra. Sembra un intervento imponente, ma la pianta riparte con vigore e, di solito, torna a fiorire già entro la fine dell’estate.
Malattie e moltiplicazione
Tra i tanti pregi del leucofillo c’è anche la robustezza: malattie e parassiti sono piuttosto rari. Il problema più serio è il marciume radicale, quasi sempre causato da un terreno troppo umido o mal drenato, soprattutto durante l’estate. Se poi il ricircolo dell’aria non è sufficiente, può comparire l’oidio, il mal bianco, mentre tra gli ospiti indesiderati si segnalano ogni tanto afidi e cocciniglie.
Per avere nuove piante, il metodo più semplice è la talea: in questo caso dobbiamo prelevare un rametto giovane, in primavera o in estate, eliminare le foglie basali e piantarlo in un substrato sabbioso e leggermente umido: radica con facilità, a volte perfino in un bicchiere d’acqua. In alternativa si può partire dai semi, con un po’ più di pazienza. E chissà che, dopo il primo temporale, anche la nuova piantina non decida di dare spettacolo.