Fuori da Porta Ercolano, dove oggi crescono filari di vite e alberi da frutto, si nasconde una delle dimore più affascinanti dell’antica Pompei. La chiamano Villa di Cicerone, anche se nessun documento la lega davvero al grande oratore romano, e da quasi tre secoli il suo destino è curioso. Ora torna a far parlare di sé: grazie a georadar, sensori e rilievi laser, un gruppo internazionale di studiosi è riuscito a “vedere” sotto la collina, scoprendo che di quella casa sontuosa resta molto più di quanto si pensasse.
La Villa di Cicerone, l’architettura di una dimora affacciata sul golfo
Immaginiamola com’era prima del 79 d.C. La villa sorgeva appena oltre le mura della città, nella fascia suburbana scelta dalle famiglie più facoltose, e sfruttava la pendenza del terreno disponendosi su due terrazze digradanti. Al livello superiore la vita della casa ruotava attorno a un ampio peristilio, il cortile porticato tipico delle dimore più ricche. Più in basso correva un lungo criptoportico, una galleria coperta che offriva frescura nelle giornate più calde. Lo sguardo spaziava sulla campagna fino al golfo di Napoli.
Cicerone possedeva effettivamente una residenza in zona, che nelle sue lettere chiamava Pompeianum, la cui posizione non è stata identificata con certezza (anche a Torre Astura la tradizione associa a Cicerone i resti di una villa sul mare, senza che l’attribuzione sia certa). A renderla celebre sono state soprattutto le sue decorazioni. Dalle pareti arrivano pitture con menadi, satiri, centauri, amorini e danzatrici sospese nel vuoto, che nel 1764 incantarono lo storico dell’arte Johann Joachim Winckelmann.
Le paragonò a figure leggere come un pensiero, dipinte dalle mani delle Grazie. Dai pavimenti, invece, provengono due piccoli capolavori firmati da Dioscuride di Samo: i mosaici dei Musici ambulanti e della Consultazione della fattucchiera, oggi custoditi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Il prezzo di tanta bellezza fu alto. Gli scavi voluti dalla corte borbonica cominciarono nel 1748, si interruppero per le esalazioni di gas e ripresero nel 1763 sotto la guida di Francesco La Vega, proseguendo a fasi alterne fino al 1779. L’obiettivo era recuperare opere per le collezioni reali: affreschi e mosaici venivano staccati, gli ambienti esplorati con fosse e gallerie, e alla fine tutto tornava sotto terra. La principale testimonianza della sua architettura restava la pianta disegnata da Francesco La Vega nel 1778, affiancata dai diari di scavo e dalle incisioni dell’epoca.
Cosa hanno svelato le nuove indagini
Molto tempo dopo, la pianta è effettivamente servita come punto di partenza del Villa of Cicero Project, guidato da Ivo van der Graaff della University of New Hampshire e da John Clarke della University of Texas at Austin, in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei. Nel giugno 2026 la collina è stata indagata con georadar, tomografia elettrica, magnetometria e un rilievo LiDAR della superficie, senza effettuare nuovi scavi.
Molte murature sembrano trovarsi ad appena mezzo metro di profondità, segno che parti degli alzati potrebbero essere ancora in piedi. Una traccia circolare fa pensare a una fontana e nel settore occidentale affiorano indizi di altri edifici. Per ora la villa resta sotto i filari di vite, ma dopo secoli di silenzio finalmente ha cominciato a svelarsi.