Il confine tra moda e arredamento, negli ultimi anni, è stato ridisegnato. Se spesso gli stilisti hanno tratto ispirazione dal mondo domestico – rubando dettagli da tappeti, paralumi e argenteria per le loro sfilate – oggi assistiamo a una sorprendente micro-tendenza: sono gli oggetti di uso quotidiano a “vestirsi” o a emulare i capi d’abbigliamento, diventando allo stesso tempo pratici e giocosi.
Si tratta di un’ondata non del tutto inedita nel mondo del design: già nel 1978 lo scultore e designer Wendell Castle ha creato “Coat on a Chair”, un blocco unico di acero intagliato che fonde insieme la praticità della sedia e l’illusionismo trompe l’oeil del cappotto, che sembra a tutti gli effetti una giacca appesa al legno.
Il pezzo, vera e propria imitazione della nostra vita quotidiana, è da collezione: all’asta da Sotheby’s a un prezzo oscillante tra i 50.000 e i 70.000 dollari, non ha mai trovato repliche in una produzione industriale.
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Le tende-vestito di Sarah Espeute
Anche i designer contemporanei hanno portato avanti questo trend, realizzando oggetti sempre all’avanguardia ma più accessibili e adatti a un appartamento reale. Tra i protagonisti assoluti spicca la francese Sarah Espeute, dello studio marsigliese Oeuvres Sensibles, con la sua collezione di tende simili a capi d’abbigliamento, presentata per la prima volta alla mostra parigina “A Well-Dressed Apartment”.
Davanti alle finestre non pendono più semplici tessuti ma riproduzioni di pantaloni rattoppati, camicie oversize e kimono. L’illusione che si crea, sostiene la designer, “ti permette di evadere e raccontare una storia con un tocco di umorismo, in un contesto diverso”.
La tovaglia-camicia di Gohar World
L’idea di “vestire” la casa coinvolge anche la mise en place, grazie a Gohar World, il marchio newyorkese delle sorelle Laila e Nadia Gohar. La loro iconica Shirt Tablecloth, realizzata in cotone egiziano a righe con tanto di colletto inamidato, nasce dalla volontà di creare dinamicità: è composta da moduli personalizzabili e combinabili attraverso la loro abbottonatura centrale, che permette di adattarsi a tavoli di diverse dimensioni.
“Non si tratta tanto di creare una ‘composizione da tavola’, che per me” dice Laila Gohar “è come una natura morta, quanto piuttosto di creare qualcosa di vivo”.
I tappeti di calzini di Harry Nuriev
Per realizzare oggetti di design non ci si limita a imitare le forme della moda: si possono utilizzare direttamente indumenti e vestiti, o i loro scarti. Con il suo Crosby Studios, l’artista e designer parigino Harry Nuriev porta avanti da anni la filosofia del riciclo creativo, donando nuova vita a capi d’abbigliamento.
Dopo aver realizzato un divano con scarti di Balenciaga, una poltrona con scarpe da ginnastica Nike e un copriletto composto da boxer, concepisce tappeti realizzati con decine di calze e calzini – disposti a piacimento, o anche con altri indumenti a cui i clienti sono affezionati, su richiesta – cuciti insieme e fissati a una base di cotone.
Gli armadietti-manichino di Sam Stewart
Gli armadietti “stilosi” ideati da Sam Stewart, artista statunitense, sono manichini che indossano camicie e pantaloni, come se potessero prendere vita da un momento all’altro. Questi mobili, realizzati in compensato e ispirati dalle sculture in legno del creativo russo di impronta folk-pop Leonid Sokov, sono pensati fino ai minimi dettagli: le maniglie delle ante, fatte in resina pigmentata, prendono la forma di biscotti svedesi per rappresentare i “bottoni” dei vestiti. Uniscono la funzionalità del guardaroba con l’eccentricità e l’ironia del design.