Siamo in Normandia, a Les Andelys, nell’Eure. Da Parigi ci separa un centinaio di chilometri, e già dal lungofiume di Petit Andely lo sguardo va dritto lassù, su una delle falesie bianche: in cima c’è quel che rimane di un castello medievale. Si tratta di Château Gaillard. Lo fece costruire Riccardo Cuor di Leone, e pure in fretta, visto che tra il 1196 e il 1198 era già completo; il Re ne era talmente orgoglioso da chiamarlo, così si tramanda, “la mia figlia di un anno”. Secoli dopo arrivò fin qui anche William Turner, era il 1832, per disegnarlo.
Indice
La storia di Château Gaillard
Di anni difficili, Riccardo Cuor di Leone, ne aveva alle spalle parecchi. Tornando dalla Terza Crociata era finito prigioniero in Austria, e da lì nuovamente prigioniero dell’imperatore Enrico VI, che lo tenne per più di un anno. Intanto in Francia Filippo Augusto si era allargato oltre il confine normanno fino a prendersi Gisors, fortezza tra le più solide della zona. Per il Duca di Normandia, una volta libero, la priorità era una sola: rimettere al sicuro le sue terre.
Liberato dietro un riscatto altissimo, Riccardo si mise subito al lavoro per riprendersi il terreno perduto. Nel gennaio del 1196 i due Re firmarono la tregua di Louviers, che conteneva una clausola destinata a durare pochissimo: il borgo di Andeli, l’attuale Les Andelys, doveva restare libero da fortificazioni. Il Re inglese, però, aveva già messo gli occhi sulla rupe giusta per sbarrare la valle lungo la via d’acqua verso Rouen, e quella promessa finì presto dimenticata. Il cantiere procedette a una velocità sorprendente per l’epoca, e nel giro di un paio d’anni la fortezza era pronta.
La gloria del Re, tuttavia, durò poco: Riccardo morì nel 1199, appena un anno dopo la fine dei lavori, e la difesa della sua “figlia” passò al fratello Giovanni Senzaterra. Per Filippo Augusto era l’occasione attesa da tempo: l’assedio cominciò nel 1203 e il 6 marzo del 1204 il castello cambiò bandiera. Da quel momento il ducato prese la strada di Parigi, e con Château Gaillard tramontò di fatto la Normandia inglese.
Nel Trecento la fortezza visse una stagione inattesa, quasi da romanzo cortese: nel 1334 il Re di Francia Filippo VI vi accolse il giovanissimo Davide II di Scozia, fuggito in esilio insieme alla moglie Giovanna e a una piccola corte. Qui il Re ragazzo studiò e si allenò per i tornei fino al 1341, anno del ritorno in patria. Durante la Guerra dei Cent’anni, il castello fu conteso a lungo tra francesi e inglesi fino al 1449, prima di avviarsi verso una lunga decadenza. A ridargli voce furono gli artisti dell’Ottocento, affascinati da quelle mura spezzate sopra il fiume, e nel 1862 Château Gaillard entrò ufficialmente tra i monumenti storici di Francia.
Lo stile e l’architettura
Lo stile di Château Gaillard è quello di un castello concentrico, organizzato cioè in più cinte murarie disposte attorno a un cuore protetto, come gli anelli di un tronco. Possiamo leggerlo bene dalla collina di fronte, dove si trova il parcheggio: da lassù la fortezza appare compatta e allungata sulla cresta della rupe, con il mastio dal profilo arrotondato, proprio sopra lo strapiombo sul fiume.
Il dettaglio più fotografato è di certo la cinta del cortile superiore, con il suo profilo a festoni: una sequenza di curve ravvicinate che, vista dall’alto, ricorda il bordo smerlato di un centrino di pizzo. Il mastio, invece, nacque con una novità destinata a fare scuola, le caditoie, tra le prime comparse in Europa: aperture sporgenti in cima alle mura, da cui i difensori lasciavano piombare sassi sugli assalitori. Oggi la parte alta della torre è perduta, ma la sua sagoma resta inconfondibile.
In ogni caso, la struttura tanto scenografica conquistò anche i pittori inglesi. John Sell Cotman la disegnò nel 1818, mentre William Turner, passato di qui nel 1832, la ritrasse da diversi punti di vista per il volume Wanderings by the Seine, pubblicato nel 1835. In uno di quegli acquerelli, oggi conservato alla Tate di Londra, il castello si staglia al chiaro di luna sopra il traghetto di Petit Andely: un’immagine sospesa, malinconica e romanticissima, riprodotta in incisione per il frontespizio del volume.
I segreti e le leggende
Le leggende di Château Gaillard nascono quasi tutte dalla rivalità tra i due Re, e la più famosa è uno scambio di battute degno di un duello: Filippo Augusto avrebbe giurato di prendersi la fortezza anche se le sue mura fossero state di ferro, e Riccardo gli avrebbe replicato di poterla difendere anche con mura di burro. Probabilmente si tratta di una frase inventata a posteriori, ma da secoli accompagna la storia del castello.
Intorno alla conquista francese circola invece un aneddoto decisamente meno epico, quello dei soldati penetrati nella fortezza passando per le latrine: un racconto spesso popolare nelle guide, anche se gli storici lo considerano poco attendibile.
Il segreto più cupo, però, porta la data del 1314. In quell’anno Château Gaillard divenne la prigione di Margherita e Bianca di Borgogna, nuore di Filippo il Bello, travolte dallo scandalo della Torre di Nesle e accusate di adulterio. Margherita, moglie del futuro Luigi X, morì tra queste mura l’anno successivo, e attorno alla sua fine si è addensato un mistero che la letteratura ha raccolto con passione: Maurice Druon ne fece la protagonista della Regina strangolata, secondo romanzo della saga dei Re maledetti, portata due volte in tv in Francia (nel 1972 e nel 2005) e definita da George R. R. Martin il Trono di Spade originale.
E c’è un ultimo intreccio, degno di un feuilleton: la regina Giovanna di Scozia, arrivata qui in esilio vent’anni dopo, era figlia di Isabella di Francia, la stessa cognata che secondo le cronache aveva fatto esplodere lo scandalo.
Come visitare Château Gaillard e Les Andelys
Ma come si arriva a Château Gaillard? In treno possiamo scendere a Vernon o a Gaillon e proseguire in autobus o in taxi fino a Les Andelys. Dal centro le strade per salire sono due: a piedi, seguendo i cartelli che partono dall’Ufficio del Turismo, con dieci o quindici minuti di salita piuttosto ripida; oppure in auto, fino al parcheggio gratuito sulla collina di fronte al castello (la strada è a senso unico, quindi conviene seguire le indicazioni dal paese), da cui una camminata di una decina di minuti su un sentiero sabbioso porta all’ingresso. Il consiglio è di arrivare nel tardo pomeriggio, quando la luce radente accende il meandro della Senna e la vista dal belvedere ricorda da vicino gli acquerelli di Turner.