Il suo senso della bellezza è un po’ sospeso, quasi fuori dal mondo: è l’Antico stabilimento balneare di Mondello, che si trova in Sicilia. Tutti noi l’abbiamo visto almeno una volta, dal vivo o in fotografia, tanta è la fama della struttura color giallo oro che si protende sulle acque turchesi del golfo, a pochi chilometri da Palermo. Un edificio che ha incantato la nobiltà europea della Belle Époque, si è rinnovato tantissime volte e continua a essere ciò per cui era nato: uno dei più bei manifesti del Liberty in tutta Europa.
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La storia dell’Antico stabilimento balneare di Mondello
Quella che oggi chiamiamo Mondello non esisteva fino alla fine dell’Ottocento, almeno non così. Era una palude malarica, un territorio difficile e segnato dall’acqua stagnante, abitato soprattutto da famiglie di pescatori. Ma, come accade spesso per alcuni luoghi, tutto cambiò improvvisamente tra il 1890 e il 1900, quando un’imponente opera di bonifica voluta dalla Real Casa restituì l’intera area alla vita.
A metà degli anni Dieci del Novecento Luigi Scaglia, ingegnere milanese, arrivò a Palermo per la Targa Florio e intuì che quella costa appena risanata poteva diventare qualcosa di molto più ambizioso. Cominciò a immaginare per Mondello un futuro completamente diverso: una piccola perla balneare in grado di rivaleggiare con le più note località d’Europa.
Il sogno trovò forma concreta nel 1910, quando il Comune di Palermo affidò la concessione alla società belga Les Tramways de Palerme. Furono loro a portare avanti la trasformazione: duecentottanta ettari di terreno da valorizzare, una linea tranviaria che collegasse il borgo a Palermo, la prima rete elettrica, le fondamenta urbane di una città dello svago in stile europeo. Il progetto originario era ambizioso, ma solo una parte di quel piano fu poi davvero realizzata, e lo stabilimento balneare ne diventò il fiore all’occhiello.
La progettazione fu attribuita per diverso tempo al misterioso “Rudolph Stualker”, architetto di cui non si sapeva praticamente nulla: il vero nome, però, era Rodolfo Stoelcker, ingegnere strutturale italo-tedesco, probabilmente responsabile delle fondazioni e delle innovative strutture in cemento armato dell’edificio. Alla realizzazione presero parte imprese e nomi centrali della Palermo del tempo: dai Rutelli alla Ferrobeton per le strutture, fino al binomio Basile-Ducrot per gli arredi.
Quando lo stabilimento aprì le sue porte, nel luglio del 1912, fu un evento. In pochi anni lo stabilimento divenne uno dei salotti più ambiti della Palermo mondana, frequentato dalle grandi famiglie cittadine e da ospiti internazionali, in qualche caso anche teste coronate. Le guide turistiche dell’epoca finirono per riconoscerne il ruolo tra le mete italiane dello svago più elegante.
La fortuna durò però lo spazio di un’epoca. La Seconda Guerra Mondiale segnò una frattura pesante: l’edificio passò sotto diversi eserciti (italiano, tedesco e alleato) e, alla fine del conflitto, gran parte degli interni storici era ormai perduta. Tornò la pace ma l’edificio non era più lo stesso. Per decenni gli interventi di rimodernamento si accumularono uno sull’altro senza una vera idea di restauro.
Il restauro
L’occasione del riscatto arrivò sul finire del Novecento. Nel 1995 la gestione finanziò un intervento di restauro: alla guida del progetto l’urbanista Umberto Di Cristina, affiancato dall’ingegnere Vincenzo Castellucci. Quello che fecero fu un lavoro filologico: scavarono negli strati di intonaco accumulati nei decenni alla ricerca delle tracce originali.
Il restauro mostrò una cromia molto più intensa di quella ricordata dai palermitani: un giallo luminoso, accenti blu e rossi caldi, recuperati attraverso lo studio degli strati originari. Per una migliore tenuta nel tempo e per rendere il complesso più resistente all’ambiente marino, i tecnici scelsero colori sintetici a base di silicati.
L’intervento riportò alla luce anche i fregi, i pinnacoli, le cupolette, gli acroteri originali: l’intero apparato decorativo che decenni di rimaneggiamenti avevano coperto o cancellato. Un lavoro che fu, di fatto, una restituzione: lo stabilimento tornava a essere quello che era stato pensato per essere.
Lo stile
Definire “Liberty” l’Antico Stabilimento di Mondello è corretto solo in parte. La definizione più accurata, quella che oggi viene accettata dagli studiosi, è tardo Liberty con richiami orientaleggianti e influenze Jugendstil.
L’edificio ha una presenza imponente; il volume principale è rettangolare e si distribuisce su due livelli con una superficie calpestabile importante in entrambi i piani. Ai due lati si alzano due torrette che chiudono la composizione come due quinte teatrali, completate in cima da pinnacoli in ferro battuto. L’apparato decorativo che corre lungo tutta la facciata è di una ricchezza sorprendente: bassorilievi in stucco, inserti in maiolica colorata, lavorazioni in ferro che si arrampicano sui parapetti disegnando motivi vegetali. Anche l’ingresso monumentale, quello che si affaccia su viale Regina Elena, è unico nel suo genere: un’esedra di colonne accoglie chi arriva, e sopra i pilastri si stagliano i delfini in stucco, un dettaglio che a Palermo riconoscono tutti.
Sotto l’edificio c’è quello che, di fatto, lo sorregge da più di cento anni: una distesa di centosettantatré palafitte di cemento, il motivo per cui oggi Mondello esiste ancora. Negli stabilimenti balneari della stessa epoca, sparsi nelle località marine d’Europa, si usava il legno: qui invece si scelse un materiale che a inizio Novecento era ancora poco testato per le opere a contatto diretto con il mare. Una scommessa pionieristica che, però, ha funzionato.
L’Antico stabilimento balneare di Mondello oggi
Per i palermitani lo stabilimento resta, semplicemente, “il Charleston”. Il nome arriva da molto lontano: nel 1969 all’interno dell’edificio aprì il ristorante Charleston, che era stato fino a quel momento un’istituzione del centro storico di Palermo. La gestione, però, è cambiata più volte nel tempo, e così anche il suo nome.
Negli anni più recenti gli interni hanno conosciuto un nuovo capitolo. Pur conservando l’anima storica della struttura, gli ambienti sono stati arricchiti dagli arredi dal design contemporaneo, inclusi mobili targati Philippe Starck.
Tra passato, presente e futuro, l’Antico Stabilimento Balneare di Mondello rimane lì, come una terrazza sospesa sul golfo, con le palafitte che affondano nell’acqua e la luce che cambia mille volte al giorno. Un edificio Liberty in riva al mare, ancora bellissimo. Ed evidentemente per sempre insostituibile.