Un rifugio per cani con disabilità a Kiev, l’Ucraina in guerra si prende cura degli ultimi

Novanta ospiti, venticinque incapaci di muoversi da soli: a Kiev c’è chi rimette in piedi i cani travolti dalla guerra. La storia che arriva dall'Ucraina

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Martina Dessì

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Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

Kiev, 28 ottobre 2026. Una donna è in piedi in mezzo a un piccolo branco, ma i cani che le si stringono attorno hanno qualcosa di speciale. Alcuni di loro si reggono infatti su carrellini con le ruote, telai leggeri che sostengono le zampe posteriori da quando queste hanno smesso di rispondere. L’immagine arriva da My Special Friend, il rifugio per cani con disabilità a Kiev diventato in pochi anni la casa degli animali più fragili di un Paese in guerra.

Ognuno di quei cani porta nel corpo un pezzo della guerra in Ucraina. Sono ferite che di rado arrivano nei telegiornali, eppure raccontano l’invasione con una sincerità brutale, perché hanno colpito creature incapaci di capire cosa stesse succedendo, e ancora meno di decidere se restare o scappare.

Cani disabili in Ucraina: le ferite che la guerra lascia sugli animali

Nelle settimane dell’occupazione russa della regione di Kiev, nomi come Bucha, Irpin e Hostomel sono entrati nel linguaggio di tutta Europa. Quando le truppe si sono ritirate, chi è rientrato nelle proprie case ha trovato devastazione ovunque. Anche tra gli animali.

I combattimenti hanno lasciato un segno preciso e doloroso, insieme a un’impennata di cani con lesioni spinali e paralisi delle zampe posteriori. Le cause possono essere tante, dall’onda d’urto di un’esplosione a un crollo, fino a una fuga disperata tra le macerie. Animali di famiglia rimasti soli, cui si sono uniti randagi senza riparo. Per molti di loro la diagnosi era la stessa, e il futuro sembrava già scritto.

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Rifugio per animali disabili a Kiev

Un cane che fatica a camminare, anche in tempo di pace, ha bisogno di cure costanti, fisioterapia e tanta pazienza. Ma in un territorio sotto attacco, con le cliniche veterinarie sotto pressione e le famiglie in fuga, rischia di restare indietro. Ed è proprio in quel punto preciso,che qualcuno ha deciso di fermarsi.

My Special Friend, il rifugio di Kiev per cani paralizzati nato dopo la liberazione

Quel qualcuno porta il nome di Olena Chertoryzhska. Nel 2022, subito dopo la liberazione della regione di Kiev, fonda un rifugio privato per animali dedicato a chi ha più bisogno di aiuto, gli ospiti che di solito restano per ultimi nelle liste delle adozioni. Il nome scelto, My Special Friend, racchiude già tutta la filosofia del progetto. Ogni animale è un amico speciale, con una storia che merita ascolto.

Oggi la struttura accoglie soprattutto animali evacuati dalle zone del fronte, le aree dove la vita quotidiana è scandita da sirene, blackout e chilometri dalla linea dei combattimenti. Gli ospiti sono 90, e 25 di loro non riescono a muoversi in autonomia.

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Cani disabili ospiti di My Special Friend

Venticinque animali che dipendono ogni giorno dalle mani di chi lavora al rifugio per essere spostati, puliti, nutriti, accompagnati all’aria aperta. Una fatica enorme, che si ripete identica dall’alba al tramonto. Eppure, guardando quei cani in piedi sui loro carrellini accanto alla persona che li accudisce, si percepisce una calma che arriva dritta al cuore. Hanno ritrovato fiducia, e con lei la voglia di andare avanti.

Questa guerra che ha già chiesto tantissimo, perciò la scelta di proteggere gli ultimi ha una valenza che va ben oltre il mondo animale. E ricorda a tutti noi che la civiltà di una comunità si riconosce nel modo in cui si prende cura di chi non ha voce.

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