Pino Daniele è morto il 4 gennaio 2015 a causa di un attacco cardiaco, aveva 60 anni. 11 anni dopo si continua a dibattere per la sua eredità. Il cantante aveva depositato un testamento segreto che, a quanto pare, non ha soddisfatto gli eredi. La disputa si è spostata in tribunale, dove il primogenito Alessandro e la seconda moglie Fabiola Sciabbarrasi si sono contesi i diritti d’autore e i compensi legati alle opere del cantante. Il giudice ha respinto tutte le loro richieste.
La disputa sull’eredità
Il contenzioso giudiziario tra Alessandro Daniele e Fabiola Sciabbarrasi era iniziato pochi anni dopo la morte di Pino, avvenuta nel 2015. Il processo di primo grado terminò nel 2022, nell’aprile del 2026 si è conclusa la sentenza di secondo grado. Ne escono tutti perdenti: i giudici hanno respinto tanto le richieste del figlio, quanto quelle dell’ex seconda moglie, che dal cantante si era separata senza tuttavia mai giungere a un divorzio ufficiale.
Così come raccontato dal Corriere della Sera, le parti si sono presentate in tribunale avallando un presunto accordo, che sarebbe stato stretto tra i primi due figli di Daniele e l’ultima moglie. Di tale accordo, tuttavia, non esiste alcuna prova e i giudici lo hanno ritenuto “infondato”. Proprio per inadempimento di tale accordo, Alessandro Daniele chiede a Sciabbarrasi la restituzione di 61.000 euro, più ulteriori 100.000 euro. La donna, d’altra parte, rivendicava la comproprietà, pro quota, di tutti i diritti di Pino Daniele, d’autore e connessi.
Il testamento segreto di Pino Daniele
Pino Daniele era da tempo malato e nel 2012 aveva depositato un testamento segreto, svelato pochi giorni dopo la sua morte. È proprio alle ultime volontà del cantante che si sono attenuti i giudici, respingendo qualsiasi volontà di reinterpretazione da parte degli eredi. Nel testamento del cantante compaiono tutti e 5 i figli: Alessandro e Cristina, nati dal primo matrimonio con Dorina Giangrande, e Sara, Sofia e Francesco, frutto dell’unione con Fabiola Sciabbarrasi.
“Lascio ai miei figli, in parti uguali tra loro, tutti i miei diritti d’autore, nonché i diritti connessi di artista, interprete ed esecutore; voglio che i diritti di cui sopra restino in comunione tra i miei figli almeno fino alla maggiore età di tutti”, aveva scritto Pino Daniele.
L’artista napoletano, in un punto seguente aveva poi specificato: “Lascio tutti i miei personali depositi (conti correnti, titoli e quant’altro lascerò in denaro), i diritti d’autore ed eventuali altri miei beni mobili ai miei figli e a mia moglie, in parti uguali tra loro”. Dunque, ai figli del primo matrimonio di diritti d’autore e i diritti connessi; agli altri i soli diritti d’autore e i beni immobili.
Il principale disaccordo era proprio sui diritti d’autore e connessi, rivendicati da tutti gli eredi. Si tratta, in entrambi i casi, di un patrimonio cospicuo. Eppure sembra che non basti, e tutti hanno cercato, a costo di finire in tribunale, di riuscire a entrare in possesso degli interi guadagni tutt’oggi prodotti dall’immensa produzione artistica dell’uomo che fu e continua a essere uno dei simboli della musica napoletana.