Perché Kimi Antonelli si chiama così: la vera storia del suo (secondo) nome

Vedi un pilota che si chiama "Kimi" e pensi immediatamente a un omaggio al mitico Räikkönen. E, invece, la storia è molto diversa

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Nicoletta Fersini

Giornalista, Content Editor, SEO Copywriter

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Kimi Antonelli ha conquistato il mondo della Formula 1, raggiungendo la vetta più alta: è il campione dei campioni, a soli vent’anni e con tutta la vita davanti. In pista a spingerlo sono talento e velocità, a casa ci pensano mamma e papà a ricordargli i valori, quelli importanti. E, a proposito di famiglia, è a questa che si lega una delle curiosità più interessanti del giovane pilota: perché i genitori hanno scelto proprio il nome Kimi?

Kimi Räikkönen non c’entra

Pensa a un pilota di Formula 1 che si chiama “Kimi”, e la mente corre inevitabilmente a una sola persona: Kimi Räikkönen, l’indimenticato “Iceman” che regalò l’ultimo titolo mondiale piloti alla Ferrari nel 2007. Considerando che Kimi Antonelli è nato a Bologna nell’agosto del 2006, proprio nel periodo d’oro del pilota finlandese, per anni tutti hanno creduto che la scelta fosse un omaggio da parte dei genitori. Non dimentichiamo che suo padre, Marco Antonelli, è un ex pilota e oggi team principal di una scuderia di Motorsport.

In realtà si tratta solo di una leggenda metropolitana. A fare chiarezza ci ha pensato lo stesso giovane Antonelli in più occasioni, raccontando con un sorriso che Räikkönen non c’entra assolutamente nulla con il suo secondo nome all’anagrafe. Anzi, il suo mito fin da piccolissimo è sempre stato un altro, il grande Ayrton Senna, fuoriclasse brasiliano che è diventato il suo vero punto di riferimento, sia umano che sportivo.

L’idea dell’amico di famiglia

La scelta del nome del pilota si deve, in realtà, a un momento di convivialità in famiglia. Quando stava per nascere, mamma Veronica Pomaro scelse subito il primo nome, Andrea. Un nome semplice, breve e dal suono dolce, grande classico. Papà Marco, invece, desiderava affiancargliene un secondo e cercava una parola anch’essa breve, che stesse bene ovviamente con il cognome di casa.

Il lampo di genio arrivò grazie a Enrico Bertaggia, anche lui ex pilota e caro amico del padre: fu proprio lui a suggerire di inserire “Kimi”. Quel suono breve e moderno stava alla perfezione tra “Andrea” e “Antonelli”, così l’idea di Bertaggia conquistò all’istante entrambi i genitori e venne registrato ufficialmente all’anagrafe come Andrea Kimi Antonelli, senza virgola a dividere le due parole. “Kimi” è parte integrante della sua identità.

Come lo chiamano in famiglia

All’anagrafe ha due nomi e un cognome, le cronache lo raccontano come “Kimi Antonelli”. Per il paddock della Formula 1, gli sponsor e il pubblico, insomma per tutti, ormai il campione del mondo di origine bolognese è semplicemente “Kimi”. C’è anche l’acronimo AKA (le iniziali del suo nome completo, appunto), altro “nome di battaglia” che certamente leggeremo sempre più spesso negli anni a venire.

E quando si spengono le telecamere e si torna a casa? Qui la storia cambia e il pilota prodigio lascia il posto al ragazzo della porta accanto, che si fa coccolare dalla mamma. Proprio lei lo chiama affettuosamente “Andy” perché, in fondo, è sempre il suo piccolo nonostante i successi a trecento chilometri orari.

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