Chi è Mary L. Trump, nipote del Presidente degli Stati Uniti d’America

La nipote del Presidente Donald Trump è una psicologa, autrice di libri di successo senza peli sulla lingua. Anche quando su tratta di demolire lo zio

Pubblicato:

Nicoletta Fersini

Giornalista, Content Editor, SEO Copywriter

Giornalista ed evocatrice di parole: appassionata di lifestyle, tv e attualità. Inguaribile curiosa, osserva il mondo. Spesso sorseggiando un calice di vino.

C’è una voce coraggiosa e “fuori dal coro” che ha deciso di dire la sua a proposito dell’impero dorato della famiglia Trump e dell’ascesa politica di Donald. Mary Lea Trump è la nipote del Presidente degli Stati Uniti d’America: psicologa clinica, saggista e “ribelle” di casa che, attraverso i suoi libri e le sue analisi, ha dipinto un ritratto intimo e spietato di una delle famiglie più potenti del mondo.

Crescere nella famiglia Trump

Classe 1965, la storia di Mary L. Trump inizia a New York, dove cresce affrontando dinamiche familiari decisamente particolari. Figlia di Fred Trump Jr., fratello maggiore di Donald, e di Linda Lee Clapp, ha vissuto sin da bambina il peso delle enormi aspettative del patriarca, il nonno Fred Trump Sr..

Il padre Fred Jr., uomo sensibile che sognava di fare il pilota di linea, veniva costantemente sminuito dal nonno, che lo considerava “troppo debole” per gli affari di famiglia. Fred Jr. morì a soli 42 anni per un arresto cardiaco causato dall’alcolismo, quando Mary aveva soltanto 16 anni. Un lutto devastante per la giovane, che segnerà per sempre la sua vita e la spingerà ad allontanarsi gradualmente dal resto del “clan”.

Per curare le proprie ferite e comprendere quelle altrui, Mary si è rifugiata nello studio. Dapprima si è laureata in Letteratura Inglese alla Tufts University, poi ha conseguito un master alla Columbia e, infine, il dottorato in Psicologia Clinica presso l’Adelphi University. Oggi è una stimata professionista, mamma, fiera esponente della comunità LGBTQ+ e voce libera che gestisce la newsletter The Good in Us.

La psicologia e i libri

Per Mary L. Trump la psicologia non è solo una professione, ma una lente d’ingrandimento che le consente di comprendere le molte sfaccettature del mondo, inclusa la complessa personalità dello zio Donald. Nel 2020 ha pubblicato il bestseller mondiale Sempre troppo e mai abbastanza, vendendo oltre un milione di copie in sole 24 ore e in cui spiega come la mancanza di affetto paterno e il culto ossessivo del denaro abbiano plasmato il carattere del Presidente.

Nei suoi libri successivi, tra cui The reckoning e il memoir intimo Who could ever love you, Mary racconta la sua personale elaborazione del lutto e il coraggio di dire la verità, arrivando persino a collaborare in segreto con The New York Times per svelare i complessi intrecci fiscali della dinastia.

Le affermazioni sullo zio Donald Trump

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Mary L. Trump non ha usato giri di parole per descrivere lo zio Donald Trump, offrendo un ritratto clinico ed emotivo estremamente tagliente.

“Donald è un misogino – ha affermato -. Non rispetta le donne, ha dei problemi con loro, in particolare con quelle forti”. E ancora: “È un uomo profondamente insicuro. Potrebbe essere la persona più debole che abbia mai incontrato. Sta perdendo il controllo di se stesso e della narrazione che cerca di imbastire su di sé e sulla sua competenza. Sta diventando sempre più ovvio che non sa cosa sta facendo e sta creando disastri da cui non riesce a uscire. E la sua consapevolezza di questo lo rende più disperato. L’unica cosa che gli viene in mente di fare è incolpare gli altri”.

“La più grande paura di Donald è essere umiliato – ha proseguito nel suo racconto dello zio -, e in questo periodo gli succede costantemente sulla scena mondiale a causa di ciò che sta facendo. E diventa sempre più difficile per lui far finta che ciò non stia accadendo. Si scaglierà sempre di più contro gli altri man mano che le cose peggioreranno”.

Infine, un quadro clinico più specifico: “Parlando di episodi, ci sono così tanti esempi dei suoi disturbi psichiatrici che è difficile sceglierne uno. Penso alla sua incapacità di essere gentile. Aveva questo impulso di provare a essere gentile, ma non capiva davvero cosa significasse e ha avuto così tante opportunità nel corso della sua vita di essere generoso ed empatico, semplicemente non ci riesce. Sulla scena mondiale ci sono così tanti esempi delle sue insicurezze e della sua incapacità di affrontare la realtà. Non ha accettato i risultati delle elezioni del 2020, per esempio. E la questione più grande, ovviamente, è che è un uomo malato. E ciò è vero da moltissimo tempo. Non è mai stato qualificato per essere presidente degli Stati Uniti. E tuttavia, ha un intero partito politico che continua, ancora, a spalleggiarlo e a permettergli di farla franca”.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963