Chi era Luciano Manzalini, lo “smilzo” dei Gemelli Ruggeri morto a 74 anni

È scomparso uno dei volti più raffinati del cabaret italiano che in coppia con Eraldo Turra ha firmato la stagione d'oro del varietà

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Giorgia Sdei

Giornalista pubblicista, esperta di spettacolo

Laureata in Scienze Filosofiche con master in comunicazione per lo spettacolo è giornalista pubblicista dal 2023. Scrive di tutto quello che passa per uno schermo, grande o piccolo che sia.

La comicità surreale, il corpo filiforme e quello sguardo capace di far ridere anche senza parole. Luciano Manzalini è morto a 74 anni, dopo una lunga malattia, lasciando un vuoto profondo nel mondo dello spettacolo e in chi, negli anni Ottanta e Novanta, ha imparato a riconoscere nei Gemelli Ruggeri (di cui era il “secco”) una delle espressioni più intelligenti e originali del cabaret italiano. Dalla fucina del Gran Pavese Varietà al Drive In di Antonio Ricci fino ai teatri di tutta Italia, il suo umorismo sui generis ha fatto ridere milioni di appassionati.

Luciano Manzalini, chi era il comico dei Gemelli Ruggeri

Nato a Milano ma bolognese d’adozione, Luciano Manzalini era la metà più esile e cerebrale del duo comico formato con Eraldo Turra. I due si incontrano alla fine degli anni Settanta e dal 1979 iniziano a esibirsi insieme, costruendo un linguaggio comico surreale, fatto di tempi perfetti, gesti essenziali e un’ironia sottile, mai sopra le righe. Lo “smilzo”, elettrico ed eclettico, era considerato la mente creativa della coppia, mentre Turra ne rappresentava il contrappunto fisico e narrativo.

Il loro percorso nasce nel cuore del cabaret bolognese, all’interno del Gran Pavese Varietà, vera fucina di talenti che animava il Circolo Pavese di via del Pratello. In quegli anni Manzalini lavora accanto a nomi destinati a segnare la comicità italiana come Patrizio Roversi, Siusy Blady, Freak Antoni (leader degli Skiantos) e Vito. Dal teatro di strada alle piazze estive, il salto televisivo arriva negli anni Ottanta, prima con i Mixerabili, programma di Gianni Minà su Rai 2, poi con Drive In e Lupo Solitario su Italia 1, entrambi di Antonio Ricci. Come dimenticare, in questi ultimi, la parodia di Croda, immaginario paese dell’Est, raccontato in un gramelot geniale che diventa ben presto uno dei marchi di fabbrica dei Gemelli Ruggeri.

Il teatro, grande amore di una vita

Nonostante il grande successo televisivo, però, Luciano Manzalini non ha mai abbandonato il teatro. Con Eraldo Turra porta in scena negli anni numerosi spettacoli e cura anche testi più impegnati, come L’assassino di Michele Serra, tratto dal libro Il nuovo che avanza. La sua curiosità artistica lo ha portato spesso dal palco al dietro le quinte, firmando la regia di diversi spettacoli di colleghi e dimostrando una conoscenza profonda della macchina teatrale. Laureato in chimica, approderà anche al cinema collaborando con Carlo Mazzacurati e comparendo ne La voce della luna di Federico Fellini, esperienza che dà un’ultima fondamentale conferma suo talento fuori dagli schemi.

Negli ultimi anni l’artista si era allontanato dalle scene a causa di problemi di salute, aggravatisi nell’ultimo periodo. Il suo stile elegante, spesso accostato a quello di Buster Keaton per misura ed espressività, resta però una lezione di comicità che vale ancora oggi. A salutarlo, con parole semplici e cariche di affetto, è stato l’amico di sempre e l’altra metà dei Gemelli Ruggeri: “Addio amico mio”, scrive Eraldo Turra. Un commiato che racchiude un sodalizio umano e artistico durato una vita intera.

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