Chiara Pellacani è alta 1 metro e 58 centimetri, ma la sua statura non le ha impedito di raggiungere vette che sembravano irraggiungibili. A 23 anni, la tuffatrice romana è diventata il simbolo della nuova generazione azzurra, conquistando il pubblico con il suo talento, la sua determinazione e una serie di successi che l’hanno consacrata tra le protagoniste assolute degli Europei di Parigi 2026.
Tre medaglie d’oro in appena tre giorni, il paragone con una leggenda come Tania Cagnotto e un sogno che continua a chiamarsi Olimpiadi.
Ma dietro quei tuffi perfetti c’è una ragazza che ha scelto di costruire il proprio futuro anche fuori dalla piscina, dividendosi tra allenamenti, università e una nuova vita negli Stati Uniti.
Chi è la nuotatrice Chiara Pellacani
Nata a Roma il 12 settembre 2002, Chiara Pellacani è atleta delle Fiamme Gialle. Il suo incontro con i tuffi è arrivato quando era ancora una bambina: fu un compagno di scuola a portarla per la prima volta sul trampolino, un’esperienza destinata a cambiarle la vita. Da allora non si è più fermata.
A soli 14 anni ha debuttato nella Nazionale maggiore agli Europei di Kiev, dimostrando di essere uno dei talenti più promettenti del panorama internazionale. L’anno successivo è arrivato il primo grande titolo europeo nel sincro dai 3 metri insieme a Elena Bertocchi, seguito da una lunga serie di medaglie fino al trionfo agli Europei di Roma 2022 e alla qualificazione olimpica conquistata ai Giochi Europei di Cracovia.
Il 2026 rappresenta però la definitiva consacrazione. A Parigi conquista tre ori in tre giorni: nel mixed team event, nel sincro misto dai 3 metri insieme a Matteo Santoro e nel trampolino da un metro. Un’impresa che inevitabilmente richiama alla mente le imprese di Tania Cagnotto.
“Sono onorata di essere paragonata a una campionessa come Tania – ha affermato Chiara – Io sto cercando di scrivere la mia storia“. Una frase che racconta perfettamente la sua personalità: rispettosa del passato, ma determinata a costruire un percorso tutto suo.
La laurea negli Stati Uniti e la forza ritrovata dopo le Olimpiadi
Negli ultimi anni Chiara ha scelto di trasferirsi a Miami, entrando nel prestigioso sistema sportivo universitario della NCAA. Nel 2025 si è laureata in Psicologia all’Università di Miami e oggi sta completando un Master in Sport Management, dimostrando come studio e sport possano convivere ai massimi livelli.
L’esperienza oltreoceano le ha cambiato la vita. Le ha permesso di perfezionare l’inglese, confrontarsi con studenti provenienti da tutto il mondo e crescere anche dal punto di vista umano. Non è stato semplice: la nostalgia di casa, la lontananza dalla famiglia e le differenze culturali hanno rappresentato una sfida importante. Eppure non ha mai smesso di credere nel suo percorso.
Dopo i due quarti posti conquistati alle Olimpiadi, Chiara ha ammesso di aver attraversato un momento molto difficile. In un’intervista ha raccontato di aver perfino messo in dubbio il suo amore per i tuffi. Tornata a Roma, si è presa una pausa, si è affidata al supporto di una psicologa e ha ritrovato, poco alla volta, la serenità necessaria per ricominciare.
“Quando sono sul trampolino so che quello è il mio momento”, ha ribadito. È proprio quella capacità di restare calma sotto pressione che oggi rappresenta uno dei suoi punti di forza.
La famiglia, l’amore e il sogno olimpico
Dietro la campionessa c’è una famiglia che l’ha sempre sostenuta. La mamma Francesca, insegnante, le ha regalato una collana con un piccolo tuffatore che Chiara porta sempre con sé come portafortuna. Il padre Paolo è giornalista sportivo, mentre i fratelli Lorenzo e Stella sono da sempre tra i suoi primi tifosi.
Accanto a lei c’è anche Francesco Porco, ex tuffatore, con cui condivide la passione per questo sport. Una presenza discreta ma importante in una vita scandita da allenamenti, gare e continui viaggi tra Europa e Stati Uniti.
Nonostante i traguardi già raggiunti, Pellacani guarda ancora avanti. L’obiettivo dichiarato resta una medaglia olimpica, il sogno che continua a inseguire ogni giorno. Nel frattempo vuole concludere il Master previsto nel 2027, senza rinunciare alla convinzione che l’identità di un’atleta non si costruisca soltanto con le vittorie, ma anche con il coraggio di rialzarsi dopo le delusioni.