Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna. E dietro Tinto Brass, a lungo e intensamente, ci fu Carla Cipriani. Soprannominata Tinta, proprio per via del suo ruolo di collaboratrice del regista, Carla fu una donna dai mille talenti. Di Brass, cui rimase al fianco per più di 50 anni fino alla morte, fu segretaria di regia, assistente e, soprattutto, ispiratrice. A lei e alle sue vulcaniche idee si devono alcuni dei più grandi capolavori del regista.
Carla Cipriani, una vita nel cinema
Carla Cipriani nacque a Verona il 30 marzo del 1930. Il nome di famiglia è ben noto, il padre Giuseppe fu uno dei più illustri ristoratori italiani, locali che hanno fatto la storia della Dolce Vita e tutt’oggi ancora in voga. Assieme alla famiglia Carla, ancora bambina, si trasferisce a Venezia ed è qui che, poco più che 15enne, conosce Tinto Brass. Il loro fu un amore adolescenziale in grado di sopravvivere al tempo, ai cambiamenti, alla vita e alle sue traversie.
Dopo il matrimonio nel 1957, gli sposini partirono per Parigi, sulla scia dei grandi maestri della Novelle Vague. Assieme lavorarono alla fototeca della Cinémathèque française. Vissero il sogno bohèmienne: le giornate trascorse tra le pellicole, le serate a bere e scambiarsi idee in compagnia di artisti come Henri Cartier-Bresson, Jean Renoir e Roberto Rossellini.
Tornati in Italia, al cinema ci arrivarono mano nella mano. Quando Tinto, dopo aver lavorato come assistente di Rossellini, esordì alla regia, lo fece assieme a Carla, ormai soprannominata da tutti Tinta. La donna fu co-sceneggiatrice di alcuni dei suoi più grandi successi, Monella, Tra(sgre)dire, Fallo! e Monamour. Fu lei a scrivere il soggetto di Miranda e a curare le scenografie di La vacanza.
Hellen Mirren, che fu diretta da Tinto Brass in Caligola, affermò che Carla Cipriani era per Brass quel che Alma Reville fu per Alfred Hitchcok. “Sul lavoro era eccezionale, dotata di molta ironia, sempre disponibile, sensuale, presente, insomma, una vera gran donna”: così la ricordò il marito dopo la morte, avvenuta nel 2016.
Tinta, il grande amore di Tinto Brass
Quello tra Carla Cipriani e Tinto Brass fu l’amore di una vita. Assieme per oltre cinquant’anni, finché morte non ci separi, furono genitori di due figli, Bonifacio e Beatrice. Mezzo secolo trascorso l’uno accanto all’altra, inseparabili. Mezzo secolo a svegliarsi vicini e, per questo, dichiarò Brass: “Per 50 anni mi sono addormentato felice”. A lei, ricordò il regista, “devo tutto, non solo 50 anni di felicità, perché da tanto ci conoscevamo, ma anche il sostegno continuo nel lavoro. Per me aveva lasciato gli interessi e le attività di famiglia”.
E per molti, forse per chiunque, non sarebbe stato facile essere la moglie del maestro dell’erotismo. Ma non per Carla, lei era troppo sveglia per essere gelosa. “Le altre passano, io sono sempre qua” rispondeva a chi le chiedeva delle attrici dei film del marito. Come dubitare, d’altronde, di un uomo che ti definisce “la mia anima gemella, il motore del mio lavoro, il parafulmine della mia esistenza”.
Alla sua morte nel 2016 Carla Cipriani lasciò in Tinto Brass un vuoto incolmabile, mai sopito, neppure dopo l’incontro con Caterina Varzi, che del regista sarebbe diventata la seconda moglie, al suo fianco fino alla fine.