Beatrice Venezi non fa un passo indietro. Dopo la decisione del Teatro La Fenice di interrompere il rapporto di collaborazione, la direttrice d’orchestra ha scelto la via formale e ha impugnato il recesso comunicato dalla Fondazione. Una mossa che riapre il caso, proprio mentre il teatro veneziano si prepara a guardare alla nuova stagione. Ma cosa è successo davvero tra il Maestro e una delle istituzioni culturali più prestigiose d’Italia?
Beatrice Venezi sulla lettera di recesso de La Fenice: “Discriminatoria”
La partita tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice si sposta ora sul terreno legale. Secondo quanto riportato prima da La Repubblica, la risposta della direttrice è arrivata attraverso una Pec inviata alla fondazione lirico-sinfonica per contestare la risoluzione del contratto, definita “nulla e discriminatoria”.
Nella comunicazione firmata dai suoi legali, il provvedimento viene contestato in modo netto e descritto come “nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio”. La direttrice, quindi, non considera chiuso il rapporto con il teatro veneziano e ribadisce la volontà di rispettare l’accordo originario, che i legali indicano come “costituito con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, decorrente dal 1° ottobre 2026 al 5 marzo 2030”.
Una presa di posizione forte, arrivata alla vigilia della presentazione della stagione 2026/27 della Fenice. Tempismo casuale o messaggio molto preciso? Di certo, il caso torna a far rumore nel mondo della musica classica, dove la vicenda Venezi era già diventata uno dei dossier più discussi degli ultimi mesi.
Perché era stata licenziata
Il punto di rottura era arrivato dopo alcune dichiarazioni pubbliche attribuite alla direttrice e giudicate dalla Fondazione lesive dell’immagine del teatro e dei suoi orchestrali. Il sovrintendente Nicola Colabianchi aveva motivato la scelta con le “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro”, ritenute incompatibili con il rapporto fiduciario necessario per proseguire la collaborazione.
Al centro della bufera c’era in particolare un’intervista rilasciata a La Nación, quotidiano argentino, nella quale Venezi aveva parlato dell’orchestra veneziana usando parole destinate a non passare inosservate: “È un’orchestra nella quale i posti si passano praticamente di padre in figlio”, aveva detto. Una dichiarazione interpretata come un’accusa di nepotismo e accolta con grande irritazione all’interno del teatro.
Da lì, lo scontro si era acceso rapidamente. Per gli orchestrali, quelle parole avrebbero colpito non solo la struttura organizzativa, ma anche il valore professionale di chi lavora alla Fenice. Per la Fondazione, invece, la frattura era diventata troppo profonda per essere ricomposta.
Beatrice Venezi vuole andare avanti
Nel ricorso presentato dai suoi legali, Beatrice Venezi contesta anche la genericità delle accuse. Secondo la ricostruzione dei suoi legali, il recesso sarebbe stato collegato a “presunte e apodittiche dichiarazioni” rivolte a una testata internazionale, dalle quali sarebbe derivato un danno d’immagine per la Fondazione.
I legali sostengono inoltre che Venezi avrebbe appreso dagli organi di stampa della comunicazione diffusa il 26 aprile dal sovrintendente Colabianchi. Un passaggio che, nella versione della direttrice, renderebbe ancora più fragile la decisione presa dalla Fenice, anche perché le frasi contestate non sarebbero state indicate in modo puntuale.
La direttrice, dal canto suo, conferma di voler continuare il proprio percorso alla Fenice “in ossequio all’impegno contrattuale assunto”. Nella comunicazione si legge che intende “continuare a mettere a disposizione della stessa Fondazione le proprie energie e prestazioni artistiche professionali”, insieme alle attività preparatorie, organizzative e produttive necessarie al rapporto di lavoro.
I suoi avvocati, intanto, si riservano ulteriori iniziative e parlano di possibili “provvedimenti ritenuti più opportuni e prudenziali a tutela dei diritti e degli interessi della propria assistita”. Il caso, insomma, è tutt’altro che chiuso. Dopo mesi di tensioni, polemiche e letture anche politiche della vicenda, Beatrice Venezi prova a ribaltare la questione: non più direttrice allontanata, ma professionista che rivendica la validità del proprio incarico.