Amy Winehouse, le amiche in Tribunale contro il padre della cantante: “La sua è meschina gelosia”

Una battaglia legale riaccende i riflettori sull’eredità di Amy Winehouse e mette il padre dell’artista contro due sue amiche nell’ambito di un’asta milionaria

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Claudia Giordano

Content editor Lifestyle e digital strategist

Appassionata di marketing e comunicazione, li ha trasformati in lavoro e si divide tra la professione di social media strategist, scrittrice e content editor.

A quasi quindici anni dalla sua scomparsa, il nome di Amy Winehouse torna a far parlare l’opinione pubblica e questa volta per motivi ben lontani dalla musica o dai look iconici della cantante soul che hanno segnato un’epoca. Al centro della scena, infatti, c’è una vicenda giudiziaria molto delicata che riguarda l’eredità di Amy e che vede protagonisti suo padre Mitch Winehouse e due amiche della cantante, riportando così sotto i riflettori una delle eredità più delicate del mondo dello spettacolo.

Amy Winehouse, il padre Mitch accusa le amiche di aver venduto i suoi oggetti

Voce graffiante, eyeliner perfetto e un talento impossibile da imitare: Amy Winehouse è stata molto più di una semplice artista, diventando negli anni un’icona di stile che continua a far parlare di sé. Questa volta però all’onore delle cronache è arrivata la questione della sua eredità che vede protagonista il padre della cantante, Mitch Winehouse.

Il papà di Amy ha deciso qualche tempo fa di portare in tribunale due donne molto vicine alla figlia, ovvero la stylist Naomi Parry e l’amica Catriona Gourlay. Il motivo sarebbe la vendita di numerosi oggetti appartenuti ad Amy e finiti all’asta negli Stati Uniti tra il 2021 e il 2023, capaci di generare incassi milionari.

Non si parla di semplici vestiti o accessori, ma di pezzi di vita diventati simboli come abiti di scena, effetti personali, dettagli che raccontano una storia che ha fatto il giro del mondo. Secondo il Guardian, il catalogo d’asta conteneva 834 articoli la cui vendita avrebbe fruttato 1,4 milioni di dollari.

Tra gli oggetti più discussi ci sarebbe stato anche il miniabito indossato durante l’ultimo concerto a Belgrado, in Serbia, venduto per una cifra che supera i 240mila dollari. Un capo che, da solo, racchiude il peso emotivo di un addio mai davvero elaborato dai fan ed è proprio questo il punto che rende la vicenda ancora più complessa: quando un oggetto smette di essere privato e diventa patrimonio collettivo?

Secondo Mitch Winehouse quelle vendite sarebbero state effettuate senza autorizzazione, sottraendo di fatto alla famiglia una parte dell’eredità della cantante. Una versione che però si scontra con quella delle due donne, le quali hanno sostenuto che molti degli oggetti venduti fossero stati donati direttamente da Amy o già in loro possesso da anni. Una linea difensiva che ha convinto l’Alta Corte di Londra, chiamata a pronunciarsi sul caso.

Amy Winehouse, la decisione del Tribunale sul processo per l’eredità

La sentenza sulla questione dell’eredità di Amy Winehouse è arrivata chiara e senza ambiguità: nessuna condotta illecita, nessun tentativo di nascondere beni o trarre profitto in modo scorretto. Il giudice supplente dell’Alta Corte Sarah Clarke KC avrebbe infatti sentenziato: “Ritengo che né la signora Parry né la signora Gourlay abbiano deliberatamente nascosto alcuno degli oggetti contestati al ricorrente, e anche se mi sbagliassi, il signor Winehouse avrebbe potuto scoprire quali oggetti contestati fossero in possesso delle convenute con la dovuta diligenza”.

Naomi Parry e Catriona Gourlay sono dunque state completamente scagionate, mentre le accuse mosse dal padre della cantante sono state respinte. Una decisione che ha inevitabilmente acceso nuove riflessioni sul modo in cui viene gestito il lascito delle celebrità, soprattutto quando si tratta di figure così amate e complesse.

Nel corso del processo sono emersi anche dettagli che raccontano il clima teso della vicenda, come il tentativo, fallito, di raggiungere un accordo economico prima della sentenza.

Durante il processo gli avvocati di Parry avrebbero anche accusato il padre di Amy di aver intrapreso la causa solo per “meschina gelosia”, mentre la donna avrebbe dichiarato in tribunale che Mitch Winehouse le avrebbe perfino offerto 250.000 dollari per il ricavato della vendita e per far cadere la causa, e che lei avrebbe ribattuto “Preferisco dare fuoco ai soldi piuttosto che dargli un centesimo”.

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