Da qualche giorno, sul profilo Instagram di Paolo Belli manca qualcosa. È sparita la locandina che annunciava il Summer Tour 2026 della sua Big Band, con l’elenco delle tappe che avrebbero dovuto accompagnare l’artista emiliano fino a metà settembre tra piazze, feste di paese ed eventi privati. Nessun aggiornamento sulla vicenda, ma solo una novità che riguarda i contenuti del suo profilo ufficiale a dieci giorni esatti dal tragico incidente in bicicletta che il cantante ha vissuto in prima persona, e che è costato la vita a un uomo di 41 anni. Un silenzio che, più di qualunque dichiarazione che di certo non arriverà date le circostanze, sembra raccontare lo stato d’animo di un artista profondamente toccato da quanto accaduto.
La dinamica dell’incidente che ha coinvolto Paolo Belli
La tragedia si è consumata lunedì 13 luglio, verso mezzogiorno, su una strada di campagna tra Correggio e Campagnola Emilia, nella zona di Cognento. Belli, 64 anni, molto legato al ciclismo, era uscito in bicicletta come fa spesso vicino casa, quando ha investito Alessandro Magnani, 41 anni, residente a Canolo di Correggio, che stava rientrando a piedi verso la propria auto dopo aver recapitato alcune comunicazioni per conto di una ditta del settore elettrico. Le condizioni dell’uomo sono apparse critiche fin dai primi soccorsi: trasportato d’urgenza all’ospedale di Parma, è morto il giorno dopo. Anche il cantante ha avuto bisogno di cure, principalmente per lo choc subito, ed è stato ricoverato brevemente a Guastalla; chi lo ha assistito racconta che, nella concitazione, non faceva che chiedere notizie della persona coinvolta nello scontro.
Sul piano giudiziario va chiarito un punto che genera spesso equivoci: l’apertura di un fascicolo per omicidio stradale e l’iscrizione di Belli nel registro degli indagati sono passaggi tecnici previsti dalla procedura, non un’accusa di colpevolezza. Servono, tra l’altro, a garantire a tutte le parti il diritto di seguire le indagini attraverso propri consulenti. È in questo contesto che lo scorso 20 luglio, a Modena, è stata eseguita l’autopsia sul corpo di Magnani, alla presenza di periti di tutte le parti coinvolte. Il nodo da sciogliere riguarda la causa esatta del decesso: se sia stato l’urto a provocare il trauma cranico fatale, oppure se l’uomo abbia accusato un malore proprio negli istanti precedenti, senza fare in tempo a proteggersi, come lascerebbero pensare i primi rilievi. Il risultato degli esami è atteso a breve.
La reazione di Paolo Belli
Di tutto questo, Paolo Belli non ha parlato pubblicamente. Le persone vicine all’artista raccontano di un uomo provato, che avrebbe voluto incontrare di persona i familiari di Magnani per portare il proprio cordoglio, ma che su indicazione degli avvocati ha preferito, almeno per il momento, non esporsi né sui social né altrove. Una scelta dettata dalla prudenza legale, certo, ma che mostra un artista mai indifferente al dolore causato da quanto accaduto: una sensibilità che, secondo chi gli sta accanto, non gli avrebbe dato pace in questi giorni.
Il resto del calendario dei concerti rimane incerto. Le prime tappe a rischio sono quelle più vicine: Rende, in Calabria, prevista per il 27 luglio, e Monteprandone, nelle Marche, il 29, dove la Big Band avrebbe dovuto inaugurare una sagra molto sentita dalla comunità locale. Al momento, però, né l’agenzia che organizza gli eventi né i Comuni coinvolti hanno ricevuto comunicazioni ufficiali su rinvii o cancellazioni, e non è chiaro se si tratterà di uno stop limitato o di una pausa più lunga. In attesa di risposte certe, resta la sensazione di un tour sospeso, insieme al dolore di chi, in quella strada di campagna, ha perso tutto.