La Volta Buona, pagelle 26 gennaio: minacce contro Alice De André (8), il vuoto dentro di Antonella Elia (0)

Una puntata molto ricca di contenuti, con Caterina Balivo che ha dovuto fare i conti anche con le dichiarazioni "problematiche" di Antonella Elia

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista, redattore e copywriter. Ha accumulato esperienze in numerose redazioni, scoprendo la SEO senza perdere il suo tocco personale

Un tema delicato, quello trattato nella puntata del 26 gennaio 2026 a La Volta Buona. Si è parlato infatti di legami di sangue. Differenti i punti di vista proposti. C’è chi ha affrontato l’aspetto dei contrasti, chi quello della mancanza e del lutto e chi, invece, quello della superficialità nell’esprimere i propri sentimenti. Si ha sempre l’impressione che i propri familiari siano lì per sempre e poi, in un attimo, tutto finisce senza aver detto abbastanza “ti amo” o “ti voglio bene”.

Wilma Goich sbugiarda Vianello. Voto: 6

Nel 2020 Wilma Goich è stata travolta da un profondo lutto. Ha infatti perso sua figlia Susanna. A Caterina Balivo ha spiegato quanta differenza ci sia nel perdere un genitore e un figlio. Il secondo caso appare innaturale ed è una stretta al cuore violenta.

“Quando penso a mia madre, sorrido. Era una donna dalla battuta pronta. Quando penso a mia figlia, invece, piango. Le volevo bene e le vorrò per sempre bene. Ora ho mio nipote, che è tutta la mia vita”.

Uno splendido rapporto tra nonna e nipote che, purtroppo, non è replicato dall’altra parte. Edoardo Vianello, infatti, proprio alla Balivo aveva confessato di soffrire per questo legame tutt’altro che saldo. Ha precisato, inoltre, come la morte di Susanna abbia dato il colpo di grazia a questo rapporto. Decisamente delusa Wilma Goich, che ha risposto anche a Elfrida Ismolli, attuale moglie di Vianello, che ha detto d’aver fatto da babysitter a Gianlorenzo (nipote), d’averlo cresciuto e di volerlo a casa anche tutti i giorni, se lui lo desiderasse.

“Frida non parla bene l’italiano e credo volesse dire che l’ha visto crescere. Non lo ha di certo cresciuto. Gli ha fatto da babysitter per tre mesi, quando Gianlorenzo aveva 1 anno. Non può conoscerlo come dice. Lo ha visto poi nelle feste comandate. Il nonno dice che deve chiamare per prendere appuntamenti e questo mi dispiace, perché mio nipote dice che ha ricevuto due telefonate e basta. Poi mi dice ‘anche se dovessi andare da nonno, non abbiamo dialogo. Il problema è che non ha mai fatto il nonno”.

Alice De André, minacce per il suo cognome. Voto: 8

Decisamente intenso il racconto di Alice De André, figlia di Cristiano e nipote di Fabrizio. A scuola, negli anni del liceo, il suo cognome ha pesato moltissimo e in negativo. Nel contesto in cui studiava, quello di una scuola privata, la visione della sua famiglia era opposta a quella dominante, ha spiegato.

Un gruppo di ragazze più grandi di lei l’avevano presa di mira, tra minacce e attacchi fisici:

“Non sono mai stata una ragazza omertosa e ne ho parlato con il preside. Ho però trovato una porta chiusa. Mi ha detto che era soltanto goliardia. Queste persone però mi spintonavano, avevano creato un gruppo su Facebook in cui minacciavano di lanciarmi giù dalle scale, legarmi a una sedia. Il preside mi disse di farmi una risata. A quel punto sono andata dalla Polizia e l’ho detto alla scuola, chiarendo che sarebbero stati responsabili qualora mi fosse accaduto qualcosa”.

Guillermo Mariotto, una famiglia complessa. Voto: 7

La madre di Guillermo Mariotto ha cresciuto sei figli da sola. L’addio al marito geloso e violento dopo 14 anni e una vita di sacrifici per la propria famiglia. Il ben noto giudice di Ballando con le Stelle ha raccontato di una sorta di malattia di suo padre.

Era tremendamente geloso di lei e lo era anche di noi figli. Tutto questo lo rendeva violento. Arrivava a picchiarci perché non accettava l’amore tra noi e nostra madre. Era patologico. Lui è stata la causa del mio andare via. Anni dopo l’ho rivisto e l’ho ringraziato, perché portarsi dietro quel fardello è un dolore enorme. Perdonare è meglio, ti libera. A che serve portarsi tutto quello dentro”.

Oggi ne parla col sorriso, quello di un uomo realizzato. Racconta però di come a 14 anni, conscio della propria forza, aveva iniziato a tenere testa a quel genitore manesco. Questo lo ha spinto un po’ più lontano, fino ad abbandonare la sua famiglia dopo una dura litigata con sua madre.

Il vuoto dentro di Antonella Elia. Voto: 0

La Balivo ha mandato in onda un filmato molto delicato. Si tratta di una porzione dell’intervista di Antonella Elia a Belve. Si è parlato della sua famiglia perduta e di quella che poteva essere e non è stata.

Ha perso sua madre quando aveva appena 1 anno, mentre suo padre è morto in un incidente con la sua compagna quando lei ne aveva 14. Doveva essere con loro e invece il destino ha scelto altrimenti. Un tasto che sarà per sempre dolente. Una vicenda umana che le ha forse impedito di realizzare una propria famiglia.

A 26 anno ha poi deciso di abortire e di quella scelta si è tremendamente pentita. Oggi di anni ne ha 62 e guarda all’aborto con uno sguardo differente: “Credo sia un peccato. Togli la vita a un essere che sta per nascere. Non credo al fatto che inizialmente non sia un essere vivente. Lo è fin da subito e deve nascere. È un atto d’egoismo mostruoso dire che è troppo presto, che non è l’uomo giusto o altro. È una scelta umanamente illecita”.

La Balivo, prevedendo una pioggia di polemiche, ha voluto brevemente prendere la parola, sottolineando come ogni donna dovrebbe parlare per sé su questo tema. Elia accetta l’invito e rivolge l’attenzione su di sé. Parla di macchia che porta dentro, ribadendo nuovamente come si tratti di “togliere la vita”. Dal suo punto di vista si dovrebbe soltanto avere il coraggio di portare avanti la gravidanza, senza considerare altre opzioni: “Non riesco a parlarne in modo personale. Per quanto riguarda me, non mi sono mai perdonata”.

Elena Santarelli e l’incubo stalker. Voto: 8

Condannata a 9 mesi la stalker di Elena Santarelli, che in studio ha riassunto il proprio dramma e spiegato alcuni dettagli che hanno dell’assurdo: “L’ho contattata privatamente, perché non accettavo il fatto che esistesse un essere umano in grado di dire certe cose di un bambino”.

Una persona chiaramente disturbata, che aveva augurato ogni male a suo figlio. Un tormento durato anni, esploso poi con una minaccia diretta, che ha spinto la Santarelli a denunciare alla Polizia Postale.

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