La famiglia nel bosco potrebbe diventare una serie tv, al via le trattative

Il caso della famiglia nel bosco potrebbe diventare presto una sceneggiatura: cosa si sa finora della trattativa con Netflix

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Martina Dessì

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Dalle valli silenziose dell’Abruzzo ai riflettori globali del piccolo schermo: la vicenda di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, meglio conosciuta come la storia della “famiglia nel bosco”, si prepara a superare i confini della cronaca locale per approdare nel catalogo di Netflix. Secondo le ultime indiscrezioni, il colosso dello streaming avrebbe avviato le trattative per trasformare la complessa odissea umana e giudiziaria della coppia anglo-australiana in una produzione originale, molto probabilmente una miniserie.

La vicenda della famiglia nel bosco

Non sorprende che una narrazione così densa di contrasti abbia attirato l’attenzione delle piattaforme on demand. Quello dei Trevallion è un racconto che possiede tutti gli elementi tipici del dramma contemporaneo: la scelta di una vita radicale e alternativa a contatto con la natura, lo scontro frontale con le istituzioni burocratiche e, al centro di tutto, il dolore lacerante di una separazione familiare.

Dal 20 novembre scorso, i tre figli della coppia sono ospiti in una casa famiglia di Vasto, a seguito di un provvedimento di allontanamento disposto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Da allora, l’opinione pubblica si è divisa tra chi difende il diritto a un’educazione non convenzionale e chi sostiene la necessità dell’intervento statale. Un dualismo che Netflix sembra intenzionato a indagare, sebbene il progetto si scontri con una realtà ancora in divenire: a questa storia, infatti, manca ancora l’ultimo, fondamentale capitolo.

La decisione del Tribunale

Mentre le trattative per la serie tv muovono i primi passi, la realtà corre su binari decisamente più urgenti. Il prossimo 21 aprile è una data spartiacque: la Corte d’Appello dell’Aquila discuterà il reclamo presentato dai legali della famiglia, Marco Femminella e Danila Solinas. L’obiettivo è quello di ottenere la revoca dell’ordinanza e riportare i bambini a casa.

In questo momento di attesa, si inserisce anche un importante cambio della guardia istituzionale. Proprio questo martedì si insedierà la nuova presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Nicoletta Orlandi, che subentra a Cecilia Angrisano, la giudice firmataria del provvedimento che ha dato inizio alla vicenda. Un avvicendamento che molti osservatori guardano con speranza, ipotizzando che nuove prospettive possano influenzare gli sviluppi futuri di un caso che resta, prima di tutto, una ferita aperta.

La versione di Catherine Birmingham

In attesa che le telecamere di una produzione internazionale inizino a girare, Catherine Birmingham ha deciso di riappropriarsi della propria voce. Il 5 maggio uscirà il libro La nostra vita libera, un’opera autobiografica che costituisce il primo vero tentativo della famiglia di contrastare una visione finora dominata da atti giudiziari, relazioni delle assistenti sociali e cronaca giornalistica.

Scritto durante i mesi di lontananza dai figli, il volume racconta i sogni, le difficoltà e le ragioni profonde che hanno spinto la coppia a scegliere i boschi abruzzesi come dimora. È un tassello fondamentale per comprendere una vicenda che va oltre il sensazionalismo: è il racconto di una madre che cerca di ricucire i pezzi della propria esistenza attraverso la scrittura.

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