David di Donatello 2026, le pagelle: Insinna bocciato (5), Annalisa puro cinema (9), il momento di Ornella Muti (6)

Le pagelle dei David di Donatello 2026, tra momenti di puro cinema (come quello di Annalisa) e una conduzione scricchiolante (purtroppo)

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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I David di Donatello 2026 sono stati condotti da Flavio Insinna e Bianca Balti, con non poche difficoltà, in questi David in parte “politici”, dove non sono mancati riferimenti doverosi a quanto sta accadendo nel mondo in questi anni, dalla Palestina alla Flotilla. Per una serata, al tempio del cinema italiano, abbiamo “celebrato” la settima arte, ma anche e soprattutto i lavoratori, le maestranze senza cui non ci sarebbe alcuna magia al cinema. Le nostre pagelle.

L’opening di Annalisa, il cinema che doveva durare di più. Voto: 9

Annalisa è una delle migliori performer che abbiamo in Italia, e l’opening dei David di Donatello 2026 è stato centrato in pieno. Ci ha portati al cinema, con Bang Bang (My Baby Shot Me Down) di Nancy Sinatra, per poi cantare Esibizionista, e poi di nuovo Bang Bang: ci siamo immersi per un momento con lei, trascinati dalla sua energia, ammaliati dal suo talento. Il problema, però, è che poi Annalisa è andata via e, come sempre, i David hanno mostrato le sue pecche, quegli scricchiolii impossibili da ignorare.

Flavio Insinna, prima prolisso e poi di fretta. Voto: 5

In America gli Oscar sono l’evento dell’anno: si celebra la magia del cinema, quella stessa che ci ha cresciuti, svezzati, che ci ha insegnato i valori, mostrato l’orrore a volte, raccontato l’amore. Il cinema è prima di tutto la vita, filtrata attraverso le lenti dei grandi registi e le penne degli sceneggiatori più bravi. I David di Donatello ci provano ogni anno, la Rai prepara il palco, il glam scorre a profusione sul red carpet, ma le facce in sala sono tristi, quasi costrette a essere lì. Dovrebbe essere una serata celebrativa, ma viene quasi vissuta come una forzatura, nonostante gli aneddoti di Flavio Insinna.

Su Insinna, capitolo a parte: dialettismi, racconti, qualche tentennamento, ma mettersi in mezzo durante il discorso di ringraziamento (per i premi consegnati alla Miglior Sceneggiatura Non Originale agli sceneggiatori e sceneggiatrici de Le Assaggiatrici) è stato anche troppo per un conduttore che ha una lunga carriera in televisione e che dovrebbe sapere benissimo quando dare spazio alle parole, e non alle risate… forzate. O, peggio, alla fretta: le persone sono lì per ritirare i premi, e anche se c’è una scaletta da seguire, non è accettabile alternare intermezzi inutili e troncare i momenti significativi. La maledizione dei David non è stata spezzata nemmeno quest’anno.

L’emozione di Matilda De Angelis. Voto: 8

In scena vanno i David di Donatello, ma dietro le quinte c’è un presidio: fuori dagli studi, infatti, i lavoratori del cinema, le maestranze, i tecnici si sono uniti per protestare. A dare voce alla loro protesta sul palco è stata una commossa Matilda De Angelis, al suo secondo David conquistato con Fuori di Mario Martone. E, ad aprire una lunga serata di discorsi politici e – purtroppo – di caos, è stata proprio lei, dopo i ringraziamenti di rito, da Valeria Golino a Elodie, celebrando il genio indiscusso di Goliarda Sapienza: “I grandi artisti acquisiscono valore solo quando sono morti, quando appartengono al passato e al futuro, non possono dare fastidio e non possono farci niente”.

E ha aggiunto: “Il nostro Paese sta vivendo un impoverimento culturale. Mi dispiace che si debba arrivare a umiliare un’intera categoria per ricordarci che esistono lavoratrici e lavoratori dello spettacolo che per me sono una famiglia. Non capisco perché ci siamo lasciati abbrutire e umiliare invece di essere indomiti come Goliarda Sapienza”. Per lei, una standing ovation più che dovuta.

Aurora Quattrocchi, l’urlo liberatorio dopo la vittoria. Voto: meravigliosa

Il discorso più vero, onesto, sincero, spontaneo ai David di Donatello 2026: è stata Aurora Quattrocchi, che ha ritirato il Premio per la Miglior Attrice Protagonista, a portare una ventata di freschezza alla cerimonia. Con un ringraziamento sincero – quasi non ci sperava, non voleva crederci – e un urlo liberatorio, sempre con i superlativi assoluti, perché a 83 anni non ha proprio nulla da dimostrare. E lascia il palco con una riflessione: “Che il cinema abbia sempre successo, meraviglia, immaginazione e gioia, la mia gioia! E che riaprano le belle sale cinematografiche come questa. Siamo stanchi di quelle salette micragnose dove i film non vengono nemmeno visti, riaprite i cinema”.

Ornella Muti conquista il David Speciale, ma il momento si consuma in una battuta. Voto: 6

Ornella Muti è una diva, ci basta sentire il suo nome per rievocare il cinema di un tempo, la bravura di un’attrice che, proprio no, non è mai passata di moda e che ha saputo resistere a tutto, nonostante la “timidezza”. Come ha detto sul palco dei David, dove ha ritirato il David Speciale, si sente più se stessa a casa: “Non si è mai veramente comodi in un personaggio, sei sempre alla ricerca di non perderti per tornare a casa. So che i tempi sono brevi, sono di una timidezza estrema”. Accolta sulle note di Tutta colpa del paradiso, per ricordare il talento di Francesco Nuti, purtroppo il momento è stato rovinato da Insinna: “Muti, ci vuoi tradire proprio tu, lo dice anche il cognome”. E quando Ornella si è ritirata, Insinna ha gioito per i cinque minuti recuperati sulla scaletta. Ne è valsa la pena?

Bianca Balti, la classe non è acqua. Voto: 8

Se la coppia Carlo Conti e Bianca Balti aveva convinto a Sanremo, purtroppo con Flavio Insinna non è scattata la medesima magia. La Balti ha condotto con naturalezza, classe, non si è lasciata trascinare nel caos, ha intervistato i presenti con domande sul pezzo (e non è così scontato, ricordando le conduzioni passate) e ha fatto parlare i vincitori senza esitazione, con rispetto. Avrebbe meritato più spazio.

Nino Frassica, vibes sanremesi: come sempre il migliore. Voto: 10

Non c’è nessuno come Nino Frassica, se non fosse nato avremmo dovuto inventare un Nino Frassica e avremmo comunque fallito nell’intento di replicare l’originale: gli bastano cinque minuti sul palco per prendersi tutto. Ritrova Bianca Balti, con cui ha co-condotto Sanremo; porta sul palco le schede di Sanremo, annuncia il podio della finale e ci ricorda che fare un’apparizione straordinariamente ordinaria è possibile. Sempre e in ogni momento, da Sanremo ai David. Grazie, Nino, anche per portare il fake Gigi D’Alessio un po’ ovunque.

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