Basta una battuta, a volte anche mezza. In televisione il confine tra ironia e scivolone è sempre più sottile e, soprattutto, sempre più sotto osservazione. Negli ultimi anni ogni frase detta davanti alle telecamere si è spesso trasformata in un vero e proprio caso nel giro di pochi minuti, amplificato dai social e rilanciato ovunque. Il risultato è un copione ormai familiare: la frase finisce sotto accusa, scatta la polemica, arriva la richiesta di chiarimento e poi – inevitabili – le scuse pubbliche.
Il caso più recente (ma non è certo l’unico), quello che ha coinvolto Gerry Scotti in una puntata de La ruota della fortuna, è perfetto per capire come funziona oggi questo meccanismo. E viene da chiederci: le battute sono “peggiorate” o siamo noi a essere diventati più suscettibili alle gaffe?
Gerry Scotti, la battuta sugli insegnanti di sostegno
Tutto parte da una puntata de La Ruota della Fortuna. In studio c’è una concorrente insegnante, che racconta di lavorare anche sul sostegno. Gerry Scotti, con il tono leggero che lo contraddistingue, commenta dicendo che nella scuola bisogna accettare “quello che passa il convento”, includendo anche il sostegno. Una frase che, in altri tempi, sarebbe probabilmente passata come una battuta un po’ infelice. Fine.
Oggi no. Nel giro di poche ore quell’uscita viene letta come una svalutazione del ruolo degli insegnanti di sostegno, un lavoro delicatissimo che riguarda studenti con disabilità e famiglie già spesso in difficoltà. Per dirla tutta, il conduttore aveva anche aggiunto: “Noi non perdiamo l’occasione per dirlo. Aiutiamo questi ragazzi che vogliono fare gli insegnanti”. Ma le reazioni arrivano subito: social, associazioni, insegnanti, tutti schierati contro Scotti.
Lui capisce rapidamente il clima e interviene prima sui social, poi in trasmissione. Riconosce subito di aver sbagliato tono, senza girarci troppo intorno, e chiede scusa in modo diretto. Ma non si ferma lì: estende il discorso anche a studenti e famiglie, mostrando di aver compreso davvero il peso di quelle parole.
Da Antonella Clerici a Paolo Bonolis, le scuse più celebri in tv
Quello di Scotti non è un episodio isolato, ma l’ultimo tassello di una lunga, lunghissima serie di gaffe e scuse pubbliche. Antonella Clerici, ad esempio, è finita al centro delle polemiche per una frase pronunciata dallo chef Sergio Barzetti durante È sempre mezzogiorno. “Quando state corteggiando, secondo me, il risotto è perfetto perché si crea intimità. Due chiacchiere, si usa il prosecco, un po’ lo usiamo e il resto lo beviamo e da cosa nasce cosa. E poi vai a fare una cosa importante: vai a stordire la preda”.
Una battuta giudicata (a ragione) sessista, arrivata in un contesto familiare e quotidiano. La conduttrice è intervenuta subito e poi anche il giorno dopo in apertura di puntata: “È stata una battuta molto infelice, me ne dispiaccio, me ne scuso”.
Paolo Bonolis, invece, ha dovuto fare i conti con una puntata di Avanti un altro! registrata anni prima ma mandata in onda nel pieno della guerra in Ucraina. In quella occasione chiese a un concorrente di tradurre “Ricordati che devi morire”. La frase, fuori contesto rispetto al momento storico, ha scatenato reazioni fortissime. Bonolis stesso si è dissociato spiegando che quel passaggio “andava tagliato”. “Chiedo scusa io”, ha aggiunto, riconoscendo che in quel momento era completamente fuori luogo.
Per non citare forse il più celebre in questo senso, Mike Bongiorno, il simbolo di un’altra epoca televisiva ma anche lui non esente da polemiche. Non si contano le uscite infelici fatte nei suoi programmi, le battute fuori luogo ai concorrenti: un vero e proprio marchio di fabbrica. Un modo di gestire la polemica, però, molto diverso da quello di oggi, quando ogni parola viene analizzata e le scuse diventano parte di un racconto più articolato.
Siamo ancora disposti ad accettare la gaffe?
Il punto è questo: non è cambiata solo la tv, è cambiato soprattutto il modo in cui la guardiamo. Un tempo le battute infelici restavano lì, chiuse nel momento televisivo e poi chi si è visto si è visto. Oggi no, oggi ogni parola viene isolata, rilanciata e giudicata in tempo reale.
E i social in questo fenomeno hanno una parte enorme. Una frase diventa clip, la clip diventa polemica e la polemica pretende una risposta. In più è cambiata la sensibilità del pubblico. I temi dell’inclusività e del rispetto sono molto più centrali rispetto al passato e quindi ciò che prima passava come leggerezza oggi viene pesato con attenzione. Non sempre con equilibrio, ma quasi sempre con grande rapidità. Ed ecco allora che la gaffe si trasforma in un caso mediatico e le scuse sono un passaggio obbligato, necessario se non si vuole chiudere del tutto con la tv.