Hai mai sognato di fare sesso su una spiaggia, in un prato, in un parcheggio o andare “in camporella”, come si diceva qualche tempo fa?
Devi sapere che non sei sola. Infatti, il sesso all’aperto è una delle fantasie erotiche più diffuse. Non è solo trasgressione per il gusto dello scandalo: dietro il fascino del sesso all’aperto si nasconde una miscela di fattori spesso legati alla ricerca di qualcosa di proibito e inusuale, al brivido dell’adrenalina e alla rottura della routine. La psicologia definisce questa attrazione agorafilia, ovvero il desiderio di sperimentare rischio erotico, dove la possibilità di essere scoperti agisce come un potente afrodisiaco.
Parliamo spesso di sesso: di come lo facciamo, di quanto lo facciamo e ne parliamo persino quando non lo facciamo. Molto meno, invece, confidiamo le nostre fantasie, quasi fossero più intime e inconfessabili del sesso stesso. E in fondo, un po’ è così. Che tu preferisca chiamarlo “fare sesso” o “fare l’amore”, parliamo di qualcosa che attraversa la vita di moltissime persone e che, a un certo punto, smette persino di essere del tutto privato, basta pensare a come una gravidanza renda pubblicamente evidente che un’intimità c’è stata.
Il sesso, insomma, ha una strana traiettoria sociale: in certe fasi della vita è qualcosa da nascondere, poi diventa quasi di dominio pubblico, e in seguito torna a essere materia privata. Le fantasie no. Restano spesso più segrete, più custodite, come se dimorassero in un territorio ancora più profondo.
Forse perché nessuno ce le ha mai spiegate, forse perché si legano spesso a un senso di imbarazzo o di vergogna, ma le fantasie sessuali possono essere considerate un elemento onnipresente, funzionale e sano della sessualità umana.
Anche le fantasie che crediamo non convenzionali sono considerate normali per la loro diffusione e per la loro mancanza di valore predittivo. Vale a dire che avere una fantasia non vuol dire volerla realizzare. Il sesso all’aperto non ci attrae perché siamo persone trasgressive e antisociali, ma semplicemente perché siamo umani. Il cervello è progettato per reagire al rischio, alla novità e al proibito.
Indice
Cosa vuol dire se sogniamo di fare sesso all’aperto
Se fantasticare non è necessariamente legato alla voglia di realizzare quell’immaginato, allora a che cosa serve sognare ad occhi aperti? Le fantasie sessuali sono influenzate enormemente da norme sociali e tabù culturali, e proprio per questo possono servire a:
- esplorare scenari nuovi;
- aumentare l’eccitazione;
- compensare ciò che nella realtà non vogliamo, o non possiamo, fare.
L’agorafilia è una delle fantasie erotiche principali del mondo occidentale e si basa su alcuni meccanismi psicologici e culturali che rendono particolarmente eccitante l’idea di vivere l’esperienza in un contesto inusuale:
- adrenalina e cortisolo: sono ormoni legati allo stress, alla paura e al pericolo. Questa coppietta si attiva facendo aumentare il battito cardiaco, la respirazione e la sudorazione. Oltre alla paura, ti viene in mente altro? È la stessa attivazione fisiologica dell’eccitazione sessuale. Questo vuol dire che il nostro corpo si attiva in modo molto simile quando abbiamo paura e quando siamo eccitate, e quindi se siamo in una situazione erotica ma anche di pericolo, come può essere quella di essere all’aperto con il rischio di essere scoperte, questi meccanismi sono amplificati e rendono l’orgasmo più coinvolgente e intenso.
- Trasgressione. Lo sappiamo che non si fa. In alcuni paesi è anche reato: atti osceni in luogo pubblico. Ed è proprio per questo che ci piace, fare qualcosa di proibito, ma che nelle norme sociali non è considerato grave o dannoso per altre persone, lo rende automaticamente più desiderato e seducente. In fondo, siamo tutte cattive ragazze! E direi anche finalmente, dopo generazioni passate a farci crescere come brave bambine ora le fantasie ce le riprendiamo e se vogliamo le condividiamo pure!
- Routine. In sessuologia spesso si danno dei compiti alla coppia per rinnovare la vitalità sessuale. Alcuni di questi possono riguardare fare cose insolite, come giochi di ruolo o posti insoliti, per rompere la routine sessuale. Per questo passaggio però non serve per forza andare in consulenza sessuale, tutte e tutti noi abbiamo voglia di uscire dalla routine e fare cose nuove, sia per il desiderio di variabilità, sia perché condividere un rischio o una cosa nuova che ci fa sentire meno sicure può aumentare la complicità con il o la partner.
- Sospensione dei ruoli sociali: fuori dai nostri soliti ruoli e dal contesto protetto, si gioca a essere qualcun altro o qualcun altra.
- Ricerca di intensità: alcune persone hanno un tratto più alto di sensation seeking, cioè la tendenza a cercare esperienze forti e nuove.
- Ambiguità tra visibile e invisibile: il rischio di essere viste è un potente amplificatore dell’eccitazione sessuale.
Fare sesso “fuori luogo”
Non è nemmeno una fantasia nuova. Il sesso “fuori luogo” attraversa immaginari molto antichi: dai culti di fertilità dell’antica Grecia ai giardini simbolici della tradizione letteraria, il paesaggio è stato spesso rappresentato come spazio di sospensione delle regole, un altrove in cui l’ordine quotidiano si allenta.
Anche Carl Jung lega la natura a una dimensione più istintiva e archetipica del Sé. Il bosco, il giardino, la radura non sono solo luoghi, ma simboli: rappresentano territori psichici non addomesticati, dove può emergere ciò che nella vita ordinaria resta più controllato. In questa chiave, il desiderio erotico all’aperto può evocare un ritorno al “selvatico”, non in senso primitivo ma vitale.
La natura, nell’immaginario, non è solo sfondo romantico, ma luogo di libertà, istinto e possibilità. Forse perché, lontano dalle pareti, ci sentiamo un po’ meno civili e un po’ più vivi.
Non è solo “fare sesso fuori”. È l’idea di farlo in un posto dove non si dovrebbe, o dove potenzialmente si potrebbe essere visti. È quella micro-tensione continua tra controllo e perdita di controllo.
E questo spiega anche perché, nell’immaginario contemporaneo, lo ritroviamo ovunque: dalle scene nei film in cui i protagonisti si cercano in spazi semi-pubblici, fino alle serie in cui il desiderio si consuma in ascensori, bagni, backstage o luoghi “di passaggio”, cioè non pensati per quello. Fino alle dinamiche delle app di dating, dove il “dove ci vediamo?” non è mai solo logistico, ma già carico di immaginario e aspettativa.
Il luogo, infatti, non è mai neutro. È parte del desiderio. E forse è proprio questo il punto: il sesso all’aperto non è tanto una questione geografica, quanto mentale. È il modo in cui il cervello si eccita quando sente che sta attraversando un confine, anche piccolo. E quando quel confine si avvicina, tutto il resto si accende un po’ di più.
Cultura e sesso: i confini delle nudità tra corpo libero ed eros
Se il brivido del sesso all’aperto nasce in parte dalla trasgressione di una norma, è lecito chiedersi: qual è la norma? La risposta cambia a seconda della latitudine, intesa sia dal punto di vista geografico, sia da quello culturale. Un caso spesso citato è quello della Svezia: un paese dove l’educazione sessuale è obbligatoria, dove le immagini di nudità nei media sono soggette a pochissime restrizioni e dove i tassi di gravidanza adolescenziale e malattie sessualmente trasmissibili sono tra i più bassi al mondo, proprio grazie a un approccio culturale che normalizza il corpo senza caricarlo di vergogna.
Questo apre una riflessione: in una cultura che normalizza il corpo nudo, questo perde parte della sua carica erotica trasgressiva. La componente “proibito” si sgonfia semplicemente perché non c’è vera proibizione. L’eros, almeno in parte, vive di confini. Spesso, infatti, non desideriamo l’atto in sé, ma il significato simbolico che una cultura gli attribuisce. La nudità quindi diventa più erotica se proibita. E il proibizionismo lo sappiamo non ha mai dato grandi risultati. Qui entra in gioco anche il naturismo. In ambienti nei quali la nudità viene de-erotizzata e normalizzata, il corpo smette di essere automaticamente oggetto sessuale e diventa presenza, quotidianità, relazione con l’ambiente.
La nudità collettiva è spesso associata anche all’abbassamento dei livelli d’ansia e a una maggior accettazione del proprio corpo. Cosa diversa, invece, è il sexiting che l’ansia la fa aumentare. È come se nella realtà vedendo in contemporanea altri corpi nudi e non sessualizzati, fossimo più propense all’accettazione della normalità di un corpo non da copertina, perdendo così anche l’aspetto di dover rispettare dei canoni di bellezza sociali e stereotipati.
Una fantasia va realizzata o lasciata tale?
Abbiamo visto che ciò su cui le persone fantasticano non è necessariamente ciò che vogliono nella realtà. Ma se ci assalisse il dubbio di volerla fare quella cosa, allora la domanda è una sola: una fantasia può essere realizzata?
Non c’è una risposta univoca a questa domanda, quella più corretta è dipende, soprattutto da te.
Le fantasie non sono programmi operativi, ma sono strumenti che ci parlano di noi, della nostra storia e del nostro momento, esattamente come i sogni, solo un po’ più stuzzicanti e divertenti.
Prima di realizzare la fantasia chiediamoci se lo vogliamo davvero, o se siamo spinte a farlo per sentirci all’altezza, o per non perdere delle persone, o per altri motivi che non siano la nostra esplorazione sana, sicura e consensuale. Se la risposta è no, la fantasia può tranquillamente restare dove funziona meglio: nella mente.
Fonti bibliografiche
Sexual Fantasies di Döring & Schmitt
Sexual Fantasy Research: A Contemporary Review di Lehmiller, Gormezano.