Il Senato ha approvato il disegno di legge Valditara sul consenso informato nelle scuole: un divieto assoluto di attività legate all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie, mentre nelle scuole medie e superiori richiede che sia subordinato al consenso scritto dei genitori, o degli studenti maggiorenni.
Questo, a detta del Ministro, “tutela i bambini dalla propaganda gender e ridà voce ai genitori”. Il governo rassicura anche che l’educazione sessuale in senso biologico resterà nei programmi di scienze. Vero. Ma qui sta esattamente il punto: non è la stessa cosa.
Ridurre l’educazione sessuo-affettiva alla sola anatomia è come insegnare a guidare spiegando solo come funziona il motore.
Indice
Consenso dei genitori: protezione o veto?
Il dibattito politico ha ruotato molto attorno al diritto dei genitori a decidere cosa i propri figli imparino. È un principio comprensibile nella sua premessa, problematico nelle conseguenze pratiche.
Il meccanismo del consenso informato non è una novità nel panorama educativo. Il problema emerge quando diventa uno strumento di esclusione sistematica.
Se il consenso parentale diventa un filtro che esclude le famiglie meno sensibili a questi temi, si rischia di lasciare senza strumenti proprio chi avrebbe più bisogno di formarsi su confini, consenso ed emozioni.
Una ricerca del 2020 indica che il 76% dei genitori non è in grado di rispondere correttamente alle domande dei propri figli o figlie in materia di sessualità, per mancanza di informazioni accurate, per incapacità di trasmetterle in modo appropriato all’età e per ansia sul rischio di fare danni.
Non si tratta di un dato moralizzante: è il riflesso di generazioni che non hanno ricevuto, a loro volta, un’educazione su questi temi.
Frasi come questa: “Anche quando voglio parlarne, non so come farlo. Ho bisogno di una guida che mi dica: questo è appropriato a 7 anni, quest’altro a 10”, detta da una mamma partecipante a una ricerca, non sono insolite per chi tratta questi temi o aiuta le famiglie a farlo.
C’è un ulteriore paradosso: i genitori più contrari all’educazione sessuale a scuola sono anche quelli meno propensi a parlarne in casa, e più esposti a credenze errate, come l’idea che parlare di sesso incoraggi l’attività sessuale precoce o che i preservativi non siano efficaci.
Chi si oppone alla delega alla scuola, in altri termini, tende a non colmare il vuoto in autonomia.
Aggiungerei, da professionista, un elemento importante: la vergogna.
Non è solo ignoranza sui contenuti, è imbarazzo strutturale su un tema che molte famiglie vivono come privato, indicibile, persino rischioso da nominare.
L’educazione sessuo-affettiva non è qualcosa che chiunque può improvvisare, né le famiglie né il corpo docente.
Chi è chiamata a fare questo lavoro è una figura professionale capace di calibrare i contenuti sulla fase evolutiva, di gestire le domande impreviste senza proiettare disagio, di distinguere tra informazione e indottrinamento.
Rendere facoltativo ciò che dovrebbe essere strutturale non è neutralità: è una scelta politica con conseguenze concrete.
Le ragazze e i ragazzi che cresceranno senza un vocabolario per le relazioni, le emozioni, il corpo e il consenso non diventeranno miracolosamente capaci di costruire legami sani. Impareranno altrove: dai video online, dai coetanei, dall’intelligenza artificiale e dalla pornografia.
Senza un’educazione sessuo-affettiva a scuola è proprio ai porno che stiamo delegando l’educazione, non alle famiglie.
Educazione sessuo-affettiva e violenza: i dati non mentono
La ricerca internazionale degli ultimi trent’anni mostra che i programmi di educazione sessuo-affettiva che integrano conoscenze biologiche, gestione delle emozioni, consenso e competenze relazionali contribuiscono a ridurre la violenza e i comportamenti a rischio.
L’UNESCO evidenzia che questi percorsi sviluppano empatia, pensiero critico, capacità di negoziazione e regolazione emotiva, competenze fondamentali per costruire relazioni sane e prevenire comportamenti violenti.
In Italia, dove nel 2025 sono state uccise 97 donne, di cui 62 per mano del partner o dell’ex, la prevenzione non può limitarsi a intervenire sulle conseguenze.
Le competenze di regolazione emotiva, empatia e riconoscimento dei confini quando insegnate sistematicamente e con metodo, costruiscono abilità interne che molte persone, soprattutto molti uomini, non ricevono altrimenti.
La ricerca su mascolinità e violenza nelle relazioni intime mostra che le difficoltà di regolazione emotiva sono predittori robusti della violenza del partner, e che interventi mirati a rafforzare queste competenze hanno mostrato riduzione delle inclinazioni violente.
Non si tratta di insegnare solo alle bambine e alle ragazze a difendersi. Si tratta di insegnare ai bambini e ai ragazzi a costruire relazioni sane, a gestire la frustrazione, a riconoscere il consenso. La prevenzione primaria non lavora sulle vittime: lavora sul sistema che produce i comportamenti violenti.
Lo stesso vale per fenomeni come cyberbullismo, revenge porn e sextortion, che colpiscono sempre più adolescenti e sono strettamente legati al rispetto del corpo altrui e dei confini relazionali. Un’educazione sessuo-affettiva strutturata aiuta a riconoscere e prevenire questi comportamenti, mentre l’assenza di percorsi qualificati lascia spazio a modelli appresi online, spesso distorti e dannosi.
Dati del 2024 indicano che il 47% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha subito forme di cyberbullismo, con conseguenze psicologiche documentate.
Quasi la metà delle vittime sviluppa ansia o depressione, un ragazzo su quattro valuta l’abbandono scolastico e oltre il 12% manifesta comportamenti autolesionistici.
C’è poi un tema di salute pubblica: secondo l’ECDC, le infezioni sessualmente trasmissibili sono in forte aumento in Europa, con un incremento del 303% dei casi di gonorrea rispetto al 2015 e oltre il 50% per la sifilide.
Limitare l’accesso all’informazione non elimina questi problemi, ma rischia di renderli meno visibili.
Educazione sessuo-affettiva significa anche prevenzione, consapevolezza e capacità di proteggere la propria salute.
In assenza di percorsi educativi qualificati, bambine, bambini e adolescenti si formano prevalentemente attraverso fonti non attendibili, in particolare materiali online non mediati pedagogicamente, con conseguente interiorizzazione di modelli relazionali distorti, stereotipi di genere dannosi e rappresentazioni disfunzionali della sessualità, con aumento del rischio di comportamenti violenti, bullismo e revenge porn.
Chi crede che vietare o subordinare al consenso familiare l’educazione sessuo-affettiva protegga le giovani generazioni, dovrebbe chiedersi da cosa. Certamente non dalle chat di classe, dai gruppi privati sui social e da un’industria pornografica che non chiede permesso a nessun genitore.
Italia: da culla della cultura a ultima della classe
L’Italia era già, prima di questa legge, uno dei pochissimi paesi europei privi di un programma strutturato e obbligatorio di educazione sessuo-affettiva.
Nell’Unione Europea, solo sette paesi non prevedono un percorso obbligatorio di educazione sessuale nelle scuole: Bulgaria, Cipro, Italia, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria.
La Svezia è stata il primo paese al mondo a rendere obbligatoria l’educazione sessuale nelle scuole, nel 1955. Oggi il paese registra uno dei tassi di gravidanze adolescenziali più bassi al mondo.
In Germania l’educazione sessuale è obbligatoria dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia è stata introdotta nel 1998 e resa obbligatoria nel 2001.
Nei Paesi Bassi, l’educazione sessuo-affettiva inizia a quattro anni. Quest’ultimo dato merita attenzione: i Paesi Bassi non insegnano “sesso” ai bambini di quattro anni. Insegnano corpo, confini, emozioni, rispetto, differenze.
Ed è esattamente quello che la nuova norma italiana vieta in modo assoluto nella fascia 0-10 anni.
La Commissione Europea ha individuato undici temi che andrebbero trattati per garantire un’educazione corretta:
- aspetti biologici,
- amore e relazioni affettive,
- violenza sessuale e di genere,
- gravidanza,
- orientamento sessuale,
- prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili,
- contraccezione,
- ruoli di genere,
- consenso,
- diritti umani e
- rapporto tra sessualità e media online.
La nuova legge italiana viene approvata in aperta contraddizione con le raccomandazioni internazionali e con le evidenze promosse da OMS e UNESCO, che indicano da anni nell’educazione sessuo-affettiva uno degli strumenti fondamentali per prevenire la violenza di genere, promuovere il consenso, contrastare le discriminazioni e costruire relazioni più libere.
Cosa si può fare, concretamente
La questione, al di là delle posizioni politiche, è semplice: cosa serve davvero alle giovani generazioni per costruire relazioni più sane?
La risposta della ricerca internazionale è altrettanto semplice, anche se spesso scomoda: educazione precoce, progressiva, basata su evidenze, che includa il riconoscimento delle emozioni, la comprensione del consenso, la capacità di nominare i propri stati interni e quelli degli altri.
Questo non entra in conflitto con il ruolo delle famiglie. La scuola e la famiglia non sono in competizione su questi temi, o almeno non dovrebbero esserlo.
L’educazione sessuale comprensiva promuove competenze essenziali come empatia, capacità di negoziazione, pensiero critico e decisionale, e incoraggia le ragazze e i ragazzi a vivere vite sicure e consapevoli. Sono, detto in modo molto diretto, le stesse cose che qualsiasi genitore vorrebbe per i propri figli e le proprie figlie.
L’assenza strutturata dell’educazione sessuo-affettiva manca in Italia e la nuova legge consolida questa assenza. Se i dati internazionali ci dicono qualcosa, è che questa scelta ha un costo, e che quel costo lo pagano soprattutto le donne e le bambine, ma anche i ragazzi a cui nessuno ha mai insegnato che le emozioni hanno un nome e che i confini vanno riconosciuti prima ancora di imparare a rispettarli.
Fonti bibliografiche
The effect of educational intervention based on dramatic literature on parents of elementary schoolchildren skills in sex education – PubMed
Parents’ information needs and their recommendations for effective sexuality education to children – PubMed
A Meta-Analysis of the Effects of Comprehensive Sexuality Education Programs on Children and Adolescents – MDPI
Comprehensive sexuality education to prevent gender-based violence – Unesco