- Una nuova impalcatura biomimetica potrebbe migliorare la riparazione delle lesioni più gravi della cuffia dei rotatori, imitandone la struttura naturale.
- La ricerca della University of Pennsylvania ha mostrato in laboratorio e su animali una migliore formazione organizzata di tendini, cartilagine e osso.
- La soluzione potrebbe aiutare soprattutto anziani e pazienti con tessuti compromessi o interventi falliti, in un disturbo frequente anche negli sportivi.
Un’impalcatura speciale, capace di imitare il tessuto naturale. Potrebbe essere questo il futuro delle riparazioni della cuffia dei rotatori più gravi, per lesioni estese e con degenerazione ossea e tissutale.
A farlo pensare è una ricerca presentata su Science Advances e condotta da un’equipe della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, coordinata da Chin Heo. Al momento, va detto, siamo solo all’inizio delle fasi di sperimentazione. La cuffia dei rotatori è nell’area in cui il braccio si unisce alla spalla ed è composta da diversi muscoli con tendini che mantengono tutto in movimento e in posizione.
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Riparazioni ottimali in laboratorio
A volta non basta riattaccare il tendine all’osso nei casi più complessi. “L’interfaccia tendine-osso presenta una transizione altamente organizzata dal tendine alla fibrocartilagine e all’osso, e ogni regione fornisce segnali distinti che guidano il comportamento delle cellule e il tipo di tessuto che formano – è il commento dello specialista in una nota -.
Le cellule del corpo percepiscono e rispondono costantemente ai segnali fisici, meccanici e biomeccanici presenti nell’ambiente circostante. Progettando la nostra impalcatura in modo da imitare al meglio questi diversi microambienti, crediamo di poter fornire gli stimoli giusti nei punti giusti per una guarigione più completa ed efficace”.
La riparazione della cuffia dei rotatori viene solitamente eseguita tramite procedure artroscopiche minimamente invasive, che prevedono il riattacco dei tendini danneggiati mediante “ancore di sutura” (un sistema che utilizza viti e fili di ancoraggio) all’osso del braccio.
Tuttavia, a volte non si riesce a ricreare la transizione naturale dal tendine al tessuto cartilagineo e all’osso, che contribuisce a guidare la guarigione.
Gli studiosi americani hanno quindi ideato e realizzato un’impalcatura con diverse regioni progettate per ricreare la transizione naturale dal tendine al tessuto cartilagineo e infine all’osso. Le regioni del tendine e della cartilagine sono costituite da nanofibre derivate dai tendini di Achille bovini, combinate con acido ialuronico, mentre la regione ossea è realizzata con un materiale poroso a base di citrato, progettato per favorire l’integrazione ossea. L’impalcatura è stata progettata per integrarsi con i sistemi di ancoraggio per suture già utilizzati nella riparazione della cuffia dei rotatori.
Quando i ricercatori hanno testato il loro sistema su cellule in laboratorio, hanno osservato che le diverse regioni guidavano le cellule staminali verso la formazione di tessuti simili a tendini e cartilagine. Inoltre, su modelli animali di lesioni della cuffia dei rotatori, hanno notato che l’impalcatura promuoveva anche una formazione più organizzata di tendini, tessuto cartilagineo e osso nel sito di riparazione, riproducendo più fedelmente la naturale connessione tendine-osso del corpo rispetto alle riparazioni senza impalcatura.
A chi potrebbe servire
Questo approccio potrebbe essere utile in particolare ai soggetti anziani in presenza di elementi che rendono improbabile il successo di una riparazione della cuffia dei rotatori, o addirittura non praticabile, come il fallimento di precedenti interventi, la scarsa qualità dei tendini e il generale rallentamento della capacità di guarigione dovuto all’età.
Non solo: secondo gli autori dello studio ci sono diversi pazienti con lesioni estese, scarsa qualità dei tessuti o precedenti interventi falliti che hanno opzioni terapeutiche limitate.
Ricreando la biologia dell’interfaccia tendine-osso nativa, si punta a migliorare la qualità e la durata della guarigione in questi casi complessi.
La lesione alla cuffia dei rotatori interessa quella complessa struttura di tendini e muscoli che consente alla spalla di muoversi in tutte le direzioni. Come hanno recentemente ricordato gli esperti della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, SIOT, si tratta di quadri particolarmente diffusi negli over-60 che si possono però osservare anche tra i più giovani: in Italia.
Lo dicono le statistiche: secondo i dati raccolti dagli specialisti, circa il 30% degli over 60 presenta alterazioni o rotture della cuffia dei rotatori, con una quota crescente anche tra i più giovani, in particolare tra gli sportivi o chi svolge lavori particolarmente usuranti. Insomma: non facciamo spallucce se i problemi si manifestano, ma ricordiamoci di parlarne con il medico.
Una “cuffia “malandata” può essere il risultato di una degenerazione progressiva legata al tempo, al fumo o alla postura sbagliata, ma anche ad un trauma improvviso, come una caduta o un movimento sbagliato. Sport praticati senza preparazione, inoltre, possono aumentare il rischio, così come una familiarità per questo tipo di patologie.
La degenerazione e le lesioni della cuffia non sono sinonimi, ma spesso si succedono e vanno valutate caso per caso: non sempre serve operare, ma è importante riconoscere i segnali d’allarme e intervenire con le giuste terapie.
L’importante, a detta degli specialisti, è non fare l’errore di ignorare i campanelli d’allarme. Perché questi problemi possono indurre un dolore alla spalla soprattutto di notte o quando si porta il braccio in alto, oltre a creare sensazioni di “scatto”. E non bisogna certo dormirci sopra ma procedere con una visita accurata, supportata da esami mirati visto che non sempre una lesione visibile è la vera causa dei sintomi. Poi si passa alle cure, da scegliere caso per caso: l’intensità del trattamento o l’associazione di diverse strategie con l’obiettivo di ritornare ad una spalla che riesca a funzionare come si deve. A volte si può rendere necessario l’intervento chirurgico, che ha precise indicazioni.