Contro la stanchezza arriva un nuovo mix. La vitamina C non basta, la scoperta italiana

Secondo una ricerca, condotta in Campania, andrebbe aggiunta l’arginina, con benefici anche per la salute del polmone

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Con il cambio di stagione può essere più frequente accusare sintomi di stanchezza e, specie quando si tratta dell’autunno, accade spesso di affidarsi ai rimedi della nonna, come l’aumento della vitamina C nella propria dieta. Ma per gli esperti potrebbe non bastare a contrastare la l’arrivo dell’influenza o la fatigue. La buona notizia è che sembra che l’aggiunta di arginina possa rappresentare un mix molto utile per superare i problemi respiratori e la fatigue.

Quali sono i benefici del nuovo mix di vitamina C e arginina

La scoperta arriva dall’Italia e, in particolare, da un gruppo di ricercatori dell’IRCSS Maugeri di Talese Termine, in provincia di Benevento. Gli studiosi campani, infatti, hanno appena pubblicato un lavoro, sulla rivista scientifica Thorax, del gruppo Bmj, da cui emerge che una combinazione di vitamina C e arginina riduce del 27% la stanchezza cronica, cioè uno dei sintomi più evidenti nei casi di insufficienza respiratoria avanzata.

La portata dello studio, però, va anche oltre.

Come si è arrivati alla scoperta

La ricerca è stata condotta allo scopo di individuare un trattamento efficace per i pazienti che soffrono di BPCO, ossia di broncopneumopatia cronica ostruttiva, una sindrome altamente invalidante. “La BPCO è una delle principali cause di disabilità respiratoria nel mondo, con 3,5 milioni di casi solo in Italia. Nelle sue forme più gravi, la sensazione di fatica rappresenta uno dei sintomi extrapolmonari più invalidanti, al pari della difficoltà respiratoria”, ha spiegato Mauro Maniscalco, coordinatore dello studio, direttore dell’Unità operativa di riabilitazione pneumologica al Maugeri di Telese Terme.

Cos’è l’arginina

Il mix, dunque, unisce la vitamina C, che si trova in molti vegetali (come agrumi e verdure di colore arancione, rosso, giallo), e l’arginina. “La L-arginina è un aminoacido naturalmente presente nelle proteine – ricorda l’Humanitas sul proprio portale – Una volta nell’organismo, la L-arginina viene convertita in ossido nitrico, una molecola che promuove la dilatazione dei vasi sanguigni, favorendo così un miglior flusso di sangue. Inoltre la L-arginina stimola il rilascio di ormone della crescita, insulina e altre molecole”. L’istituto spiega come l’assunzione sia consigliata in caso di “problemi cardiovascolari come lo scompenso cardiaco congestizio, dolori al petto, pressione alta, coronaropatie e claudicatio intermittens. Inoltre viene utilizzata contro la demenza senile, i problemi di erezione, l’infertilità maschile e la pre-eclampsia, per prevenire il raffreddore e, nei prematuri, l’infiammazione dell’apparato digerente e per migliorare le performance sportive, il funzionamento del sistema immunitario, la guarigione delle ferite, il flusso del sangue a mani e piedi freddi (soprattutto in caso di diabete) e la funzionalità renale dopo un trapianto”.

“In combinazione con altre molecole può infine essere consigliata contro emicrania, infezioni e alcune forme di perdita di peso patologica, nel trattamento del cancro al seno e per ridurre i tempi di recupero dopo un intervento chirurgico”, spiega ancora l’Humanitas.

Superare le limitazioni quotidiane della fatigue

“Anche quando i pazienti seguono un percorso di riabilitazione respiratoria, la sensazione di stanchezza può limitare le attività quotidiane. Individuare interventi sicuri e ben tollerati, a costi minimi, potrebbe migliorare la qualità di vita in questi pazienti, ma in chi presenta stadi lievi o moderati di stanchezza persistente”, ha sottolineato Maniscalco, nello spiegare come i risultati della ricerca possano essere estesi ad un possibile uso in persone che non necessariamente hanno una diagnosi di BPCO, ma che ugualmente accusino i sintomi della stanchezza cronica e non solo.

Dalla BPCO alla stanchezza stagionale

La ricerca è stata condotta in 10 centri italiani di riabilitazione cardiopolmonare e ha seguito circa 100 pazienti trattati con ossigenoterapia. I partecipanti allo studio sono stati suddivisi in due gruppi e sottoposti a un programma di riabilitazione polmonare di 28 giorni. Il primo gruppo ha assunto un integratore a base di arginina e vitamina C liposomiale (cioè il nutriente è circondato da un involucro protettivo), l’altro si è limitato a un placebo. “Entrambi i gruppi hanno tratto beneficio dalla riabilitazione, ma chi ha assunto l’integratore ha registrato una riduzione della stanchezza quasi tripla rispetto al gruppo placebo, con un calo del 27% contro il 10% nella percezione di stanchezza, valutata con la Fatigue Severity Scale“, chiarisce Giuseppe Fiorentino, direttore Uoc Malattie Respiratorie, Ospedali dei Colli di Napoli. “Nel gruppo trattato circa il 60% dei pazienti ha raggiunto una condizione di spossatezza non più clinicamente rilevante”, ha aggiunto Fiorentino. Le conclusioni dello studio, rese note in occasione della Giornata mondiale del polmone (25 settembre) dimostrano, quindi, i benefici del trattamento sia nei pazienti con BPCO grave, sia per coloro che, in futuro e quando saranno messi a punto prodotti specifici, potranno trarne giovamento anche in caso di fatigue percepita nel periodo di convalescenza post-influenzale o in presenza di cali di energia stagionale.

La fatigue: chi ne soffre

La portata della ricerca è potenzialmente molto importante perché potrebbe portare a vantaggi anche tra coloro che soffrono di fatigue a causa di patologie specifiche. È il caso dei pazienti con tumore. Come ricorda l’Associazione italiana malati di cancro, parenti e amici, “La fatigue (termine inglese che significa astenia, stanchezza) può essere considerata come parte integrante della sintomatologia causata dal tumore, come effetto collaterale delle terapie oncologiche e non oncologiche, oppure come espressione di uno stato depressivo”. La fatigue può essere acuta e cronica: nel primo caso, “i meccanismi di recupero conservano tutta la loro efficacia, permettendo quindi all’organismo di riacquistare le forze, per mezzo di un adeguato periodo di riposo e/o reintegrando le energie consumate”; nel secondo “il paziente non riesce a recuperare un adeguato livello energetico neppure dopo un prolungato periodo di riposo e/o un’idonea terapia di supporto. Le persone che provano fatigue non hanno energia e trovano difficoltoso compiere quelle semplici attività quotidiane che di norma svolgono senza difficoltà, impedimento o preoccupazione”, spiega il portale dell’Aimac.

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