La malattia venosa cronica interessa la circolazione venosa degli arti inferiori ed è caratterizzata da un alterato ritorno del sangue dalla periferia al cuore. Spesso ricondotta ad un semplice disturbo estetico delle gambe o problema legato alla stagionalità, è in realtà una condizione complessa e progressiva, che può manifestarsi con sintomi quali pesantezza, dolore, gonfiore, crampi, prurito, alterazioni cutanee e varici.
Il disturbo, che colpisce circa 19 milioni di persone in Italia, presenta una prevalenza di genere, colpendo oltre la metà delle donne. Ma attenzione. Ci sono ricerche che suggeriscono una relazione tra insufficienza venosa cronica, fattori di rischio cardiovascolare e comorbidità cardiovascolari, confermando l’importanza di una presa in carico complessiva del paziente e dei suoi fattori di rischio. Ed è in questi casi che occorre la massima attenzione.
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Cosa lega malattia venosa cronica e rischio cuore
“Questo legame può essere spiegato dalla presenza di meccanismi fisiopatologici comuni, tra cui l’infiammazione cronica, oltre alla condivisione di fattori di rischio quali età, fumo, diabete, obesità e sovrappeso – commenta Romeo Martini, Presidente della Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (SIAPAV) -. Sebbene la distinzione tra patologia arteriosa e patologia venosa sia utile dal punto di vista anatomico e didattico, nella pratica clinica entrambe interessano il sistema cardiovascolare.
Le più recenti evidenze indicano che i pazienti con malattia venosa cronica possono presentare una maggiore prevalenza di fattori di rischio cardiovascolare e di patologie correlate. Per questo motivo la malattia venosa cronica non dovrebbe essere considerata soltanto una patologia degli arti inferiori, ma anche un elemento da valutare nel quadro complessivo della salute cardiovascolare”.
Attenzione. Tra le condizioni legate ad alterazioni del sistema venoso rientra anche la malattia emorroidaria, molto comune nei paesi industrializzati. Si stima che una quota significativa della popolazione adulta occidentale – più del 50% – sperimenti sintomi emorroidari almeno una volta nella vita, con maggiore frequenza dopo i 40 anni.
I sintomi possono includere dolore, prurito, sanguinamento, bruciore e fastidio locale, con possibili episodi acuti che incidono sulla qualità di vita. Sia la malattia venosa sia la malattia emorroidaria sono patologie croniche ed ingravescenti e possono influire sulle attività quotidiane e sul benessere dei pazienti. Per questo è importante riconoscerne precocemente i sintomi e rivolgersi al medico o al farmacista per una gestione appropriata.
Come accorgersi che qualcosa non va
Non pensate solamente all’estetica. E non sottovalutate i segni e i sintomi della malattia venosa cronica, legata alla difficoltà per il sangue di risalire verso il cuore, specie se state molto in piedi e non fate lavorare i muscoli camminando o correndo.
Con il ristagno la pressione aumenta e le vene si dilatano, “sfiancando progressivamente le valvole che dovrebbero impedire la “retromarcia” del sangue. Arrivare presto con la diagnosi è fondamentale. E per farlo bisogna saper cogliere i segnali che il corpo invia.
Pensate ad esempio alla sensazione di avere le gambe “pesanti”, che può essere presente come sintomo iniziale anche prima dello sviluppo di un edema importante, dovuto alla stasi della circolazione venosa.
Quando poi le gambe si gonfiano per il ristagno di liquidi, la sensazione di pesantezza diventa più marcata, dando senso di affaticamento fino ad ostacolare la deambulazione. Il dolore alle gambe può essere presente specie dopo una prolungata stazione eretta o seduta e viene alleviato sollevando le gambe. La sensazione dolorosa proviene dalla dilatazione eccessiva dei vasi sanguigni, che col tempo diventano dolenti e infiammati. Il dolore alle gambe dovuto alla malattia venosa compare quando si sta fermi e può regredire camminando.
Fastidiosa è anche la sensazione di gonfiore. In chi ha problemi cronici alle vene, il ristagno di liquidi nelle gambe provoca una fastidiosa sensazione di gonfiore e tensione per il paziente, che inizialmente è evidente intorno ai malleoli e poi si estende verso l’alto. Tipicamente la sensazione di gonfiore associata alla patologia.
Come comportarsi
Tutti devono fare attenzione a questi fastidi, per prendere le opportune contromisure. Ma i richiami a non nascondere la testa sotto la sabbia sono particolarmente validi per alcune persone più a rischio. In questo senso, oltre alla predisposizione genetica legata alla familiarità, infatti, esistono altri elementi che debbono metterci in guardia.
Pensate alla posizione da tenere: passare molte ore della giornata in stazione eretta senza camminare oppure seduti (come può capitare al lavoro) ostacola il deflusso del sangue dalle vene, perché la forza di gravità non è contrastata dalla pompa muscolare, e favorisce l’aumento della pressione venosa e la dilatazione delle vene.
Attenzione va prestata anche a tavola: il consumo esagerato di cibi grassi ed eccessivamente calorici, oltre a influire negativamente sul peso corporeo, si lega ad un maggior rischio di problemi venosi. E non dimenticate che la carenza di fibre nella dieta per insufficiente introito di frutta e verdura favorisce la comparsa di stitichezza, con conseguente possibile ostacolo al ritorno venoso nelle gambe. Occhio anche agli alcolici visto che l’alcol produce vasodilatazione e disidratazione: in questa stagione, con il caldo, i problemi circolatori possono accentuarsi ulteriormente.